Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Massime di spirito 1888-89
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MASSIME DI SPIRITO E METODO D'AZIONE (1888-1889)

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In questa pagina

1. LA FATICA

2. METODO PER FARE UN PO' DI BENE

17

3. DEL VITTO

19

4. DEL VESTITO E DELL' ABITAZIONE

20

5. DEL LAVORO

21

6. VINCOLO DI UNIONE

22

7. DOPO LA SANTIFICAZIONE PROPRIA È DA PROCURARE LA SANTIFICAZIONE ALTRUI

23

8. IL MEGLIO DELL'ANIMA MIA

24

9. IL PROPRIO CUORE

25

10. SPIRITO DELLA PICCOLA CASA

26

11. LE SPERANZE DELLA PICCOLA CASA

12. DEL MODO DI CONVIVERE DEI MEMBRI DELLA PICCOLA CASA

28

13. CON QUAL ZELO I MEMBRI DELLA PICCOLA CASA DEVONO ATTENDERE AL PROFITTO DELLA ISTITUZIONE

29

14. DELLE PRATICHE DI PIETÀ E DI MORTIFICAZIONE

15. FORMAZIONE DELLA PICCOLA CASA

31

16. CONTEGNO CON LE ORFANELLE E CON LE VECCHIE RICOVERATE

32

17. DEI DIFETTI

33

18. I CARATTERI

34

19. I NOSTRI PROTETTORI CELESTI

35

20. LE CORREZIONI

36

21. L'INSINUAZIONE

37

22. IL GIUSTO LIMITE

38

23. METODO PER MATURARE UN' OPERA DI BENE

39

24. SPIRITO DELLA ISTITUZIONE

25. MANUALE DI PIETÀ

40

26. LE CORREZIONI

27. SVILUPPO DELLA PICCOLA CASA

41

28. IMMACOLATA CONCEZIONE DOVERI VERSO DIO, SE STESSI E IL PROSSIMO

29. SPIRITO DI PROVVIDENZA

42

30. SPIRITO DI ALLEGREZZA

31. IMPEDIMENTI ALL'ALLEGREZZA DI SPIRITO

43

32. UN RITIRO

33. METODO PER FARE UN PO' DI BENE

44

34. IMPEDIMENTI ALL'ALLEGREZZA SPIRITUALE

35. BENEVOLENZA

45

36. PRESSO GLI INFERMI

37. GOVERNO DELLA CASA

38. MODO DI SVILUPPARE L'ORGANAMENTO DELLA CASA

39. I SUPERIORI

46

40. LE ACCETTAZIONI

41. OPERE DI CARITÀ

47

42. SE CONVENGA RICOVERAR SCEMI

43. EDUCAZIONE DELLE ORFANE

44. EQUILIBRIO NELLE PRATICHE DI PIETÀ

48

45. IL DORMITORIO

46. IL SANTISSIMO SACRAMENTO

49

47. IL SENTIMENTALISMO

48. PER IL BENE DELLA CASA

49. REGOLE PER LE MALATE

50

50. NOVENA DI S. GIUSEPPE MODO DI OTTENERE GRAZIE TEMPORALI E SPIRITUALI

51. VITA RELIGIOSA

51

52. VITA ATTIVA

53. AVVISO PER LE SERVENTI

52

54. PATERNITÀ

55. LA PROVVIDENZA

53

56. PER LE VESTIZIONI

57. L' ESTREMA UNZIONE

54

58. NELLE ELEZIONI

59. ORATORIO S. FILIPPO NERI, 26 MAGGIO 1889

55

60. MODO DI FONDAZIONE

61. LA PROVVIDENZA

56

- 15 -

<< <   > >>MASSIME DI SPIRITO

E

METODO D'AZIONE

(1888-1889)

- 16 -

Il contenuto di questo manoscritto autografo è costituito, con ogni probabilità, da appunti di conferenze dettate da don Guanella alle prime tra le sue suore, addette alla Piccola Casa della divina Provvidenza. Egli così intendeva trasmettere lo spirito della nascente istituzione, dando direttive ascetiche e spirituali, ma anche norme e consigli su aspetti pratici e organizzativi.

Sul quaderno che contiene tali appunti (cm 20x15; pp. 144; scritte pp. 110), l’A. come titolo ha scritto Metodo. In seguito don Leonardo Mazzucchi (1883-1964), suo primo biografo e continuatore delle sue opere, lo mutò in Massime di spirito e metodo d’azione (cfr. Charitas, 30, 1930, p. 8). ritenendolo più rispondente al contenuto. Con tale titolo è stato poi sempre indicato.

La collocazione cronologica non presenta difficoltà: alcuni accenni nel testo (cfr. i numeri 2 e 46) indicano che le conferenze vennero dettate negli anni 1888 e 1889.

Il testo dei primi ventidue capitoletti è steso compiutamente; quello dei restanti (23-61) risente della frammentarietà di uno schema. Perciò, allo scopo di chiarire espressioni e passaggi e dare scorrevolezza alla lettura, si è ritenuto opportuno intervenire con qualche aggiunta, evitando naturalmente di modificarne il contenuto.

 

- 17 -

<< <   > >>1.

LA FATICA

 

[1]I membri della Piccola Casa della divina Provvidenza devono riflettere che il Signore buono ha tolto a sostenerli ed a pascerli e però devono corrispondere alla bontà di Dio con un proposito fermo di buona volontà.

Lavorare devono tutti su questa terra, ma i membri di questa Piccola Casa in modo più assiduo devono occuparsi.

Devono faticare per obbedire al comando del Signore che ha detto: «Tu mangerai il pane guadagnato con il sudore della tua fronte»1.

[2]Devono faticare con energia, come persone le quali si offrono vittime al Signore in soddisfazione delle colpe proprie ed anche delle colpe altrui.

 Devono faticare con energia, allo scopo di venire in soccorso alle molteplici opere di misericordia, che la Provvidenza offre alle loro mani.

Faticano con vigoria di volontà, con allegrezza di spirito, perché, piacendo a Dio, possano di sé presentare altrui qualche buon esempio di abnegazione e così raggiungere lo scopo per cui Dio li ha chiamati in questa Piccola Casa. Questo dev'essere l'impegno giornaliero di ogni membro della famiglia.

Se le persone attuali, che sono le prime arrivate nella Piccola Casa, si applicheranno in tutti i giorni alla fatica con molta forza di volontà, non è dubbio che non [3]sieno per meritare grandemente al cospetto di Dio.

Prepareranno un tesoro di buon esempio e di prosperità alle persone che si aggiungeranno alla Piccola Casa, che il Signore buono prosperi con le benedizioni della sua divina provvidenza.

- 18 -

<< <   > >>2.

METODO PER FARE UN PO' DI BENE

 

[4]Per fare un po' di bene per l'anima e per il corpo son da tenere queste buone regole.

Anzitutto non bisogna mai lasciar salire il sangue alla frontecredere che una cosa a farsi sia difficile e per poco impossibile, ma conviene applicarsi di buona volontà e a sangue freddo.

La fantasia è la pazza di casa che, se non si domina, sconvolge tutto l'ordine delle cose e non lascia operare il bene.

Poi bisogna frenare anche il cuore, ché desso è un cieco il quale ha bisogno della guida dello intelletto.

Sono taluni i quali vorrebbero far [5]tanto e non vi riescono; al poco non si adattano e così fanno meno del poco e s'aggirano in qua e in in desideri inutili, i quali poi uccidono l'anima.

Convien guardare agli speculatori nel mondo. Chi ha voglia di adunare un po' di fortuna, tien da conto ogni quattrinuccio e non si stanca.

Nostro Signore ha impiegato sei epoche di anni a creare il mondo; e trentatré anni di lavoro e di patimento impiegò Gesù Cristo per adunar pochi discepoli; e la Chiesa di Gesù Cristo, faticando e combattendo per 1888 anni, a poco a poco estese le sue tende al mondo conosciuto: or chi siamo noi da pretendere di ottenere in poco tempo il lavoro di più anni? Dice bene il proverbio che il meglio è nemico del bene.

[6]Il meglio è faticare a mo' della formica con assiduità.

«Lasciami fare adagio, perché ho fretta», diceva S. Vincenzo de' Paoli.

Faticare con forza e con tranquillità nel medesimo tempo; essere umili e contentarsi degli umili servizi di ogni : questa è pratica sicura per trarre profitto dallo impiego dei propri talenti.

 E venendo al particolare, ogni persona esamini se stessa e ponderi come e quanto convenga nel suo particolare ufficio adoperare di diligenza per ben attendervi.

- 19 -

<< <   > >>3.

DEL VITTO

 

[7]Quanto al vitto, conviene scegliere quella qualità di cibo e di bevanda che meglio confacciano alla salute dell'anima ed anche del corpo.

I cibi di carne, i vini e le bevande spiritose eccitano le passioni e son da usare con molta moderazione. I medici stessi convengono che cibi e bevande siffatte infiammano il corpo e gli procurano malattie non poche, quando siano presi con abuso.

I cibi di latte, di uova e le bevande non fermentate sono meno eccitanti. Il pane, le verzure, l'acqua pura il sono meno e si considerano[8] vivanda salutare al corpo parimente che allo spirito.

Le persone che s'occupano in lavori di mente, dicono i medici che fa loro bene l'uso moderato delle carni e del pesce.

Il cibo e la bevanda sono necessari a sostenere il corpo, che è il vaso dell'anima e il servo dello spirito. Ma questo vaso non è da costringere con il peso dei cibi e questo servo non è da impinguare, perché non abbia poi a comandare al padron suo, lo spirito, e sommetterlo.

Perciò le persone spirituali si accostano al cibo ed alla bevanda come ad oggetti pericolosi all'anima, e se ne servono come d'una spada per tagliare e non essere poi tagliati.

[9]Il Signore ammonisce: «Non accondiscendere al servo, il corpo tuo, perché non abbia poi a farsi contumace ed a vincerti...»2.

Il servo dell'anima tua trattalo come il padrone tratta il suo giumento, con paglia, con un peso sul dorso e con qualche sferzata per sollecitarlo alla corsa.

Nella scelta dei cibi e delle bevande i membri della Piccola Casa avranno attenzione sovrattutto a quello che meglio conferisce al prospero andamento spirituale e temporale.

- 20 -

<< <   > >>4.

DEL VESTITO E DELL' ABITAZIONE

 

[10]Per provvedere anche in questo proposito del vestito e dell'abitazione, conviene vedere quello che meglio può conferire al miglior profitto della salute fisica e morale della persona.

Gli apostoli tenevano per sé questo provvedimento: «Quando noi abbiamo un cibo per saziar la fame ed un vestimento per ricoprirci, di questo noi siamo contenti»3.

I filosofi teorici ed i medici pratici convengono in sostenere che come i cibi più comuni sono i più salubri, così il vestire ordinario.

Il vestire più naturale, più semplice[11] ed insieme più economico è il vestire in lana.

 Per uso di lingeria il cotone è trovato oggidì indumento egualmente salubre che economico.

Quanto al colore, la tinta nera è la più propria e severa. Quanto alla forma, la più usuale e la più ragionevole del vestire delle persone pulite, fuori ogni mutazione della moda, quella si conviene sovrattutto.

Le religiose e le altre figlie della casa conservano di lingeria per proprio uso il puro necessario e per indumenti personali lo strettamente occorribile, cioè due mute di vestimenta.

L'abitazione deve essere la più semplice e più propria di una[12] famiglia religiosa. Se ne esclude poi ogni e qualsisia ornato che non sia puramente voluto dalla necessità e dalla convenienza.

Si raccomanda sovrattutto, con la povertà, la decenza e la pulitezza sì nelle vestimenta che nella abitazione.

Una cura tutta speciale si ha da conservare per la decenza e la mondezza dell'oratorio, che è casa di Dio.

Per il decoro del sacro culto si impiegano le sete ed i lini come di rubrica e le ornamenta più semplici e più atte a ravvivare la fede e la divozione.

- 21 -

<< <   > >>5.

DEL LAVORO

 

[13]Nella Piccola Casa si attende a compiere quei lavori che parimente sieno più giovevoli al corpo ed all'anima dei congregati. Sotto questo rapporto conviene attenersi alla denominazione che allo istituto fu dato di Piccola Casa della divina Provvidenza.

Ora la Provvidenza aiuta sovrattutto nelle cose necessarie alla vita e poi nelle utili e indi nelle ornamentali.

Cose necessarie alla vita sono il cibo e la bevanda, le vestimenta e l'abitazione.

Dovranno dunque i membri della Piccola Casa occuparsi, quanto al cibo ed alla bevanda,[14] di prendere pratica per ottener che, senza punto trascorrere le regole di una severa economia e di una povertà religiosa esemplare, riescano a confezionare cibi e bevande propri e opportuni alla diversa età ed allo stato differente di condizione e di salute dei membri della casa stessa.

Quanto alle vestimenta, quei della casa attendono a ben riuscire nelle arti più comuni di cucire e di tagliare gli abiti anzitutto; a mano a mano poi e secondo che il Signore prepara le vie, si applicano alle arti che diconsi utili e poi alle ornamentali.

Le arti ornamentali son da affidare a quelle persone dello istituto che, essendo più giovani di età, offrono indizi più[15] chiari di attitudine e presentano dei mezzi per sopperire alle spese di educazione.

Con questo medesimo criterio si ha da attendere perché le figlie più atte siano avviate ad un conveniente corso di studio elementare e magistrale.

 Altresì è conveniente che, avendo la Piccola Casa un terreno in giro, talune delle figlie più robuste ed anche intelligenti s'applichino per apprendere il meglio possibile di orticoltura, della tenuta di un registro agricolo, del modo di ben regolare una mucca e il latte della medesima e simili.

Alquanti mesi di scuola pratica all'ospedale gioveranno pure a due alunne per venire in[16] soccorso alle malattie nella casa.

- 22 -

<< <   > >>6.

VINCOLO DI UNIONE

 

[17]Il Signore, che è carità per essenza, trae i cuori a sé.

Noi dobbiamo lasciarci trarre dalla carità di Gesù salvatore.

Il Signore tira a sé le anime con la virtù di povertà, con la virtù di purezza, ma specialmente le tiene unite con il vincolo della cristiana carità.

Il motto d'ordine del Cottolengo, quel vangelo pratico del divin Salvatore, era questo: «Caritas Christi urget nos...»4.

La carità è vincolo che lega i cuori.

La mamma che vede sofferenti i figli non li può abbandonare; la sorella che scorge in angustia la sorella[18] non può sorpassare le sue pene.

Parimente i cuori cristiani non possono non rimanere profondamente feriti a vista del bene che è da fare, del buon esempio di compagne che fra di loro si amano.

La carità è vincolo che fa nobili e grandi i cuori; è forte come il martirio, come la morte5; persevera perché è un fuoco il quale a mano a mano che si apprende consuma.

I membri della Piccola Casa devono avere molta carità in pensare e volere sol quello che si sa essere di piacere a Dio, manifestato per l'organo dei superiori.

Però alla persona dei superiori devono specialmente tenere[19] intento lo sguardo e scorgere di che spirito sono animati e con qual modo dirigono sé e le opere della casa.

E devono attendere che cotal spirito si apprenda al cuore di tutti i congregati nella famiglia, acciò di tutti si faccia come un solo e degli affetti di ognuno si costituisca, come dei grani di frumento macinati, commisti, impastati, un pane solo, che poi si offre alla mensa comune per ravvivare, con il corpo, anche il cuore dei commensali.

E quanto al corpo, devono specialmente attendere per sollevarsi in ogni ragionevole bisogno della vita.

Il parlar - 23 -poco con gli uomini[20] e il conferire più assiduo con Dio giova ad avvivare il vincolo di carità.

Oltreché tutte le virtù di povertà, di castità, di obbedienza, la preghiera e i santi Sacramenti e la divina Parola, tutto è scintilla che si apprende al legno del cuor umano e che lo rialza e lo fortifica.

Le comunità di oggigiorno, specie nelle religiose e poi anche nei religiosi, si sostengono avvinte sovrattutto dal legame di carità e con questo semplice e nobile legame dell'amore santificano sé ed edificano altrui.

 Gran cosa è poter dire: «Sono in questo luogo venuta di gran voglia[21] e qui dimoro indotta non da altro vincolo che della mia volontà, che voglio unita tuttodì alla volontà santissima del Signore Iddio mio».

<< <   > >>7.

DOPO LA SANTIFICAZIONE PROPRIA

È DA PROCURARE LA SANTIFICAZIONE ALTRUI

 

[22]Fra i membri della Piccola Casa deve regnare quest'ordine di carità. Anzitutto conviene santificare se stessi e, mentre e dopo che l'anima ha fatto un po' di bene per sé, di subito e prudentemente si deve estendere agli altri.

In ispecie è da fare il bene ai membri della casa, che più da vicino ci spettano. La prima santificazione a ottenere è il perfezionamento di virtù nelle religiose e poi l'avanzamento nel bene delle orfane e di tutte le persone addette[23] alla casa.

Una cura anche speciale è da aversi per quelle persone che, infra l'altre avendo minor talento ed essendo meschinelle, più di tutte hanno bisogno di più speciale aiuto. In pro di queste persone meschinelle non sarà mai troppo spendere, a parte, dei buoni momenti secondo le circostanze ed un'ora di proposito per l'insegnamento religioso.

Il modo poi di giovare alle anime del prossimo è il seguente. Anzitutto bisogna che il cuore, per quanto si può col divino aiuto, sia pieno dello zelo e della carità di Gesù Cristo.

Quando il cuore è così riboccante, allora dalla bocca usciranno[24] parole come dardi infuocati, atte a produrre il - 24 -più utile avanzamento della virtù nei cuori altrui.

Le parole più sono poche e calde di pio affetto e più otterranno l'effetto loro salutare.

E poi, oltre che con il cuore e con la parola, si deve procurare la salute delle anime mercé del buon esempio.

Il buon esempio è un fiore di buon olezzo che, come la mammola, si confonde fra l'erba, eppure s'ode; è un fior di giglio candidissimo che, veduto da lungi ancora e per ogni suo verso, rallegra il cuore.

Il buon esempio è come un raggio celeste di paradiso, è[25] un fuoco che riscalda i cuori, è una calamita spirituale che trae i cuori e li fa santi.

Noi sogliamo dire: «Dimmi chi pratichi e ti dirò chi sei». Oh, se il Signore concede che cuori pii facciano pio il cuor nostro!

<< <   > >>8.

IL MEGLIO DELL'ANIMA MIA

 

[26]L'anima fedele, la quale cerca il meglio dello spirito proprio, s'adopera con cura diligente e ottiene con la fede e la pazienza beni grandi.

Per conoscere il meglio dell'anima propria bisogna badare agli affetti del proprio cuore, alla voce del superiore, alla buona riuscita dell'opera che s'intraprende.

Tu ti senti chiamata a molto spirito di perfezione nelle austerità, ovvero nel fervore di orazione, ovvero nelle opere di carità? Ebbene studia bene te stessa e considera che, come nell'ordine naturale[27] ogni creatura di fiore, di animale ed anche d'uomo nasce, cresce e poi si perfeziona, così nell'ordine sovrannaturale la vita della virtù nasce e poi cresce e poi si perfeziona per grado.

Tu ti sentirai un'inclinazione nascente ad uno stato particolare di vita e di virtù. Ebbene tu coltiva il buon seme nell'orto del tuo cuore, ché a mano a mano crescerà e si farà sentir forte forte e poi eromperà.

Quando una persona ha una voglia vivissima di bene, ella rompe tutte le barriere e si presenta all'opera sua.

Il superiore, quando scorga che nel tuo cuore pullulano tali atti, dapprima proverà[28] appena di crederti e poi si - 25 -conforterà a mano a mano e finalmente ti benedirà nello intento tuo. Studia di S. Luigi Gonzaga che per più anni ebbe così a stentare per ottenere il consenso paterno alla religione.

Nel medesimo momento in cui tu ti vieni esercitando, farai prova di te e troverai che a principio le opere della tua vocazione saranno operette piccole, come di fanciullo, e poi come di giovine adulto e infine come di persona ad età perfetta di mente e di corpo.

Però, come tu ben scorgi, a fine di ben dirigere un'opera di bene vuolsi sovrattutto[29] pazienza e fervor di desiderio. Con questo solo, che è regola fermissima di buona direzione, l'anima fedele può giungere a buon atto di virtù ed a perfezione di vita.

<< <   > >>9.

IL PROPRIO CUORE

 

[30]Il nostro cuore abbiamolo sempre nelle nostre mani, per mostrarlo a chi il deve curare e perfezionare. Poniamolo tutto intero nelle mani del medico e del padre nostro, il confessore, o dei superiori della casa e, se fia possibile, porgiamo loro le lenti perché guardino entro più attentamente e ne scorgano fino all'interno i movimenti del nostro cuore.

È una gioia così grande vedere entro nella verità delle cose. Gode il pittore in rimirar l'opera ben riuscita delle sue mani; e l'anima, se può scorgere finalmente che il suo cuore ha nulla di[31] nascosto e che tutto si manifesta al chiarore di verità, oh quanto più ne esulta! E poi ne avranno godimento le persone che di te devono rispondere al cospetto di Dio e della società cristiana. Come superiori, devono dare i pensieri più seri della mente per l'andamento migliore dei dipendenti, e così per la ragione del contrario devono i dipendenti manifestarsi interamente ai propri superiori.

Faranno però risoluzioni di buon pro quelle anime spirituali, le quali impetrano da Dio grande semplicità di cuore, così che in tutto e con fede si sommettano alla dipendenza - 26 -dei superiori.

[32]Faranno altresì opera di molto buon vantaggio quelle anime, le quali possono trovare un cuore fedele che le tenga ammonite di frequente e deste ad ogni fallo di mancamento, ad ogni caduta di umana imperfezione.

Poter levare dallo specchio del proprio cuore ogni appannamento e così riflettere in volto a Dio santissimo, ell'è cosa di tanto godimento come il pregustare che l'anima fa al torrente delle celesti consolazioni nel paradiso beato.

<< <   > >>10.

SPIRITO DELLA PICCOLA CASA

 

[33]Il Signore è sì buono che nell'ordine naturale in questo mondo ha disposto come una gran mensa, ove sono apprestati ogni sorta di cibi atti per ogni stato di persone, utili per ogni qualità di stomaco, opportuni per i sani e per gli ammalati.

Nell'ordine sovrannaturale in questo stesso mondo, Iddio è ottimo sì che ha disposto, in preparazione di una mensa graduata, cibi spirituali per ogni e qualsiasi cuore di cristiano e di uomo.

Quasi fonti copiose di alimento spirituale, il più acconcio e più pregiato, sono le congregazioni[34] religiose e gli istituti pii, che il cielo assegna come oasi, or qua or nel deserto del mondo, dove accorrendo i pellegrini sitibondi e stanchi, che pochi non sono, abbiano refrigerio e aumentino le forze per continuare sino al termine il cammino della perfezione cristiana.

Or come è scritto che omnis spiritus laudet Dominum6 e che gli spiriti, ossieno le guide del Signore, sono vari e molteplici, così sono vari e molteplici gli spiriti che guidano ogni persona di individuo ed in ispecie ogni corpo di unione pia e di congregazione religiosa.

Il Signore a grado a grado e per[35] ogni classe di famiglia della Piccola Casa manifesterà il suo spirito e lo imprimerà nei cuori.- 27 -

Intanto lo spirito generale che deve informare gli individui della Piccola Casa deve essere:

            1) anzitutto uno spirito di alta sommissione ai comandi, ai consigli, ai desideri del pontefice ed ai superiori legittimi.

          2) Indi viene uno spirito di umiltà semplice, mercé del quale l'individuo in tutto e sempre vede il Signore che dispone delle persone e delle cose, onde non mai esca in lamenti inutili, in osservazioni superflue.

            3) Cotal spirito umile e semplice condurrà all'altro bel dono che è di amar Dio con vivo[36] affetto e il prossimo come se stesso.

          4) E per piacere al prossimo e giovargli, aiuterà non poco adattarsi, fino al limite di convenienza, alle esigenze del convivere sociale. Le forme e le espressioni di monachismo, di ritiratezza e di taciturnità eccessiva son da schivare. In tutto e fino al limite della colpa, un cuore che vuol piacere e giovare al prossimo suo convien che si mostri cortese, spigliato, accondiscendente, ricco di quella libertà di spirito che è un vero dono del cielo.

          5) Lo spirito della casa si ha da apprendere, come si disse, a grado a grado che il Signore lo manifesta e lo imprime, specialmente a mezzo dei superiori. Di qui il bisogno di ogni membro della casa di attendere, come figli dalla madre o come scolari dal maestro7, il latte e la vita della religiosa educazione.

          6) Importa, più che non appaia a prima fronte, il sapersi regolare secondo lo spirito della propria istituzione, perché senza di esso pericolerebbe la istituzione medesima. Facile è intendere che una persona, come una istituzione, se è guidata da uno spirito retto e da un criterio pratico di condotta, non può non approdare- 28 - a buon porto. Più fa un'oncia di un savio criterio siffatto che non un quintale di sapienza speculativa, la quale più che di realtà si pasce del fumo delle immaginazioni vane.

<< <   > >>11.

LE SPERANZE DELLA PICCOLA CASA

 

[37]Le speranze di questa Piccola Casa sono di far un po' di bene e il miglior bene possibile.

Nell'ordine materiale la terra cade in dissoluzione e si rinnovella nel medesimo tempo. E nell'ordine morale le istituzioni cadono e risorgono.

Il mondo, direbbe il volgo, è sempre mezzo da comperare e mezzo da vendere.

Alle istituzioni antiche, che in parte sono scomparse ovvero si illanguidiscono, la Provvidenza suscita istituzioni nuove, nelle quali impronta uno spirito vigoroso di vitalità e di azione. Sono unioni[38] atte per i tempi e per le persone del momento.

Or come i bisogni morali e materiali son tanti oggidì, così è da sperare che il Signore si valga anche di queste istituzioni, dacché le ha suscitate per operare quel meglio che si può delle imprese di Dio a salvezza del mondo.

 Però sono da studiare attentamente le mosse della Provvidenza e tenerle dietro e confidare altamente.

 Non è contro, ma secondo umiltà il desiderar cose grandi alla maggior gloria di Dio.

I membri della Piccola Casa devono a questo dirigere gli affetti della loro mente, i desideri[39] del cuore e tutto il meglio delle loro opere.

<< <   > >>12.

DEL MODO DI CONVIVERE DEI MEMBRI

DELLA PICCOLA CASA

 

[40]I membri della Piccola Casa convivono fra di loro a somiglianza della Sacra Famiglia di Gesù, di Maria, di Giuseppe. - 29 -Si vogliono bene di cuore e si trattano con molta dolcezza di cuore.

Chi comanda, piuttosto che comandare deve pregare, e quelli che obbediscono, piuttosto che obbedire con timore di servi devonsi muovere con allegrezza di figli affettuosi.

Tutti devono avere sott'occhio quello esemplare di soavità che è il nostro divin Salvatore in atto che parla: «Imparate da me che sono mite ed umile di cuore»8. [41]Per essere mite bisogna possedere in copia la santa pazienza cristiana; per essere umile di cuore vuolsi in copia affetto di santità.

Ogni membro della famiglia deve correggere quanto può il carattere suo e in tutto adattarsi ad un tratto semplice e spigliato e allegro, sì che tutti ne abbiano ammirazione, contento e buon esempio.

Ma anche in questo è da guardarsi da un pericolo: la soverchia dolcezza non degeneri poi in sensibilità o permetta che ognuno si faccia l'agio suo, come il vino la sua feccia e sopra vi dimori.

Anzi convien sovrattutto[42] che, essendo noi fragili sempre e inchinevoli a qualche inclinazione di riposo e di comodo, la dolcezza sia seria e l'umiltà sia operosa.

Bisogna che i membri della casa a vicenda gli uni gli altri si incoraggino, si ammoniscano, che soavemente ma con forza si spingano all'operare, onde i membri davvero nella casa migliorino a giorno a giorno se stessi e siano pure altrui di giovamento a qualche buon progresso nella virtù.

In questo senso la dolcezza e la mitezza, l'umiltà e la carità si danno mano per raggiungere una meta[43] desideratissima: la propria santificazione e la prosperità della Piccola Casa.

<< <   > >>13.

CON QUAL ZELO I MEMBRI DELLA PICCOLA CASA

DEVONO ATTENDERE AL PROFITTO DELLA ISTITUZIONE

 

[44]I membri della Piccola Casa e le religiose in ispecie devono por mente a talune considerazioni.

Anzitutto devono - 30 -riflettere che le persone presenti sono le fondatrici della Piccola Casa della Provvidenza.

Quanto alte si devono scavare le fondamenta di fede e di umiltà per erigere una casa solida! Però non è mai da dir basta in promuovere il perfezionamento proprio e l'altrui.

E poi hanno a considerare che di fronte hanno l'errore che si chiama del liberalismo,[45] ossia di quelli che pretendono passarsela con essere un po' del Signore e in parte del mondo.

Il mostro dell'eresia bisogna schiacciarlo con l'esempio di una vita molto esemplare.

 Ancora siete a principio di una fondazione. Molto più si richiede di virtù per edificare una casa col sudor della fronte che in amministrarla già costrutta ed abitata.

Or chi non si studia di perfezionare lo spirito proprio, come potrà ottenere il buon dono di perseveranza? Come potrà avere il buon testimonio della propria coscienza d'aver fatto quanto era in sé per ben condurre l'opera di Dio? Però i membri della casa e in ispecie le religiose devono[46] con la mente pensare e provvedere a tutto ciò che può essere utile alla casa e non perdere allo infuori di ciò verun altro pensiero.

E con gli affetti del cuore devono sovrattutto amar l'opera che Dio ha posto loro alle mani, molto più che un artefice appassionato ama il quadro o la statua che ha operato.

Con il corpo si devono adoperare, finché fatica veruna non si risparmi al buon andamento ed al miglior progresso della Piccola Casa stessa.

Onde, per ogni legger fallo in cui si incorra, convien dar luogo ad alto rossore di sé e rincrescimento del proprio errore[47] e per ogni piccolo disordine convien tremare e affrettarsi al riparo, come il nocchiero quando nella sua navicella si accorge che penetrano filtri di acqua.

«Usate diligenza sempre più - insinua S. Pietro - finché per mezzo delle buone opere facciate certa la vocazione ed elezione vostra»9.- 31 -

<< <   > >>14.

DELLE PRATICHE DI PIETÀ E DI MORTIFICAZIONE

 

[50]I membri della Piccola Casa considerano il proprio istituto come una cara solitudine, nella quale sono venuti per discorrere fra sé e con Dio intorno al grande affare della santificazione propria.

A questo scopo ogni membro della casa, specie le religiose, scelgono un'ora al mattino per la spirituale meditazione. Questo momento è il più solenne della giornata e in questo convien che lo spirito riceva tanta vita da potere in tutto il corso della giornata compiere con molta diligenza gli uffici propri.

[51]Poi si raccomanda che nel corso della giornata e ad ogni momento il cuore si espanda in qualche buon pensiero, in affetti di amore o di pentimento a Dio.

Per quattro ore nella giornata ossia per due ore al mattino e per due dopo mezzogiorno, possibilmente dalle dieci alle dodici antemeridiane e dalle due alle quattro nell'inverno e dalle tre alle cinque pomeridiane in estate,si incomincia un raccoglimento nel quale, stando in silenzio per quanto è possibile, lo spirito si corrobori tuttavia nello esercizio della virtù.

Ad un'ora pomeridiana è la visita in comune al sacro Cuore di Gesù nella cappella.

[52]Verso sera poi è il rosario con orazioni e per ultimo un fervorino che chiuda santamente la giornata e porga incoraggiamento a proseguire, disponendosi allo indomani a nuove fatiche per la gloria del Signoree per la santificazione propria.

<< <   > >>15.

FORMAZIONE DELLA PICCOLA CASA

 

[53]Le opere del Signore nascono e crescono a somiglianza dell'opera di Dio per eccellenza, la Chiesa di Gesù Cristo.

A principio è la grotta di Betlemme e poi è la casa di Nazaret, indi è il tempio di Gerusalemme e da ultimo il tempio di - 32 -Roma.

Un'opera nasce, cresce e si perfeziona in un periodo di tempo siffattamente. A ciò vuolsi attenzion di preghiera e lavoro di sacrificio.

Bisogna adoperarsi in tutto con il lavoro materiale del corpo. Bisogna adoperarsi con il lavoro[54] della mente.

Giova a quest'ultimo intento che le figlie, le quali nella Piccola Casa hanno una direzione, regolarmente in ogni settimana, specie nei giorni festivi e straordinariamente in qualche caso di urgenza secondo il giudizio del superiore e della superiora, si uniscano in conferenza per discorrere e trovar modo di aggiungere nella casa tutto quello che le può essere di giovamento e togliere tutto quello che le può essere di danno.

Conferenza cosiffatta, quando si fa con ispirito di molta fede e di carità, gioverà soprammodo al buon indirizzo della casa e delle persone.

<< <   > >>16.

CONTEGNO CON LE ORFANELLE

E CON LE VECCHIE RICOVERATE

 

[55]Hanno dei punti di rassomiglianza fra le fanciulle e le adulte. Queste si guadagnano con un po' di affetto e le vecchie parimente.

Ha differenza, che le fanciulle sono vispe e leggere e le adulte più tarde, ma più riflessive.

Convien pertanto riflettere anzitutto che le une e le altre:

  1) si possono facilmente guadagnare e salvare;

  2) che offrono, con le noie, anche molte consolazioni;

  3) che il bene fatto loro è come fatto a Gesù Cristo;

  4) [56]che in ispecie, se sono delle tarde di ingegno e delle inferme di corpo, a queste si deve più speciale attenzione;

  5) che conviene mettersi nei panni loro e far loro tanto di bene quanto ne vorremmo ricevere;

  6) che sovrattutto in ciò ottiene la soavità di modi, la forza del sacrificio;- 33 -

7) alle persone adulte e vecchie si devono speciali attenzioni per il vitto e il trattamento in genere, che però tutto è proporzionato in parte alla possibilità, in parte al cuore che elleno alla lor volta dimostrano con dar del proprio e tutto il proprio di cui possono disporre.

<< <   > >>17.

DEI DIFETTI

 

[57]In questo proposito è da considerare attentamente e non confondere le cose e non inquietarsi invano.

Hanno dei difetti da natura, come troppa vivacità o selvatichezza rubesta, carattere taciturno o ciarliero, carattere impassibile o permaloso e simili.

Questi difetti son da correggere con attenzione; togliere affatto non sarà possibile senza uno straordinario aiuto della grazia.

Nondimeno non essendo in sé peccati, ma solo imperfezioni e qualche pericolo a peccare, son da tenersi dalla persona malata come un[58] argomento a diffidar di sé, a confidare in Dio; e dalla parte del prossimo sono a compatire come si compatisce il difetto che ha uno zoppo o uno poco intelligente.

Ovvero sono difetti di fragilità che rinchiudono più o meno colpa, benché sieno cadute di fragilità quali ad esempio un tratto vivace, un'impazienza del momento, un trascorso inconsiderato. Questi son peccati veniali e son da curare.

E nel caso pratico, o danno scandalo e son da riprendere, o non ne danno e si tollerano, specie quando, ammonendo, troppo[59] difficile se ne attende il rimedio.

Finalmente si danno difetti che son peccati veniali deliberati, piccole disobbedienze, mormorazioncelle e simili. In tal caso è da accrescere l'attenzione.

Ma non s'ha da ricorrer a castighi severi, a meno che non sieno atti verbigrazia contro la santa purità o difetti di mormorazione o maldicenza che ponno disturbar la quiete della casa.

In questo è il più dei difetti e dei rimedi di una famiglia che si sforza di amar come di dovere il Signore.- 34 -

 

<< <   > >>18.

I CARATTERI

 

[60]I caratteri delle persone sono come una bella varietà dei cibi che si apprestano ad una mensa e giovano per gli stomachi di buona volontà a crescere nella virtù del bene.

In una comunità hanno dei caratteri vivaci e dei caratteri tardi, dei caratteri allegri e dei malinconici, dei caratteri ardenti e dei caratteri lenti.

Il carattere interno dell'animo spesso si dispiega nella configurazione del volto o della persona allo esterno.

Hanno caratteri propri nelle persone vecchie e propri nelle persone giovani.

[61]Le fanciulle hanno il lor carattere distinto, le persone malate il loro, le sane e più robuste il loro parimente.

In questo movimento di persone con il loro carattere conviene diportarsi come in un campo di battaglia, nel quale ogni soldato pensa a difender sé, a procurare il trionfo del suo signore e non altrimenti.

Così i cuori cristiani in una comunità devono armarsi di pazienza e tollerarsi a vicenda e non solo, ma anche aiutarsi e farsene un capitale di merito appo Dio.

In questa mischianza di caratteri, fare il bene e non dar luogo alle antipatie od alle simpatie, che sono una perdita per lo spirito, è cosa[62] difficile, ma altrettanto meritoria. A ben diportarsi in argomento a ciò, conviene armarsi di fede e nella persona considerar sovrattutto l'immagine di Dio. Indi trattar con rispetto e con soavità di modi e non mai oltre il bisogno.

Convien guardarsi da ogni discorso superfluo e, se fosse possibile, da ogni parola superflua.

Se punto non si favoriscono le sensibilità, tanto minor danno si riscontrerà nella lotta dei caratteri diversi e contrari e il buon esempio e la virtù otterrà il sopravvento.- 35 -

 

<< <   > >>19.

I NOSTRI PROTETTORI CELESTI

 

[63]La Piccola Casa si dice della divina Provvidenza, perché il suo principale aiuto è dall'alto.

Il fondator Coppini don Carlo10 di venerata memoria, nello istituire l'opera sua, eresse la devozione e l'altare al sacro Cuore di Gesù.

Si continuò poi sempre così e intanto la Piccola Casa non si potrebbe trovar meglio altrove giammai che entro il Cuore santissimo del Salvatore.

E poi si raccoglie dal Cuore di Gesù al Cuore immacolato della Vergine, come si manifestò nella grotta di Lourdes. Ed inoltre dal Cuore dell'Immacolata si passa al Cuore purissimo di S. Giuseppe, che sempre ed ai giorni nostri in ispecie prova[64] di farsi protettore degli istituti pii. Questi i nostri celesti e principali patroni.

Vengono protettori secondari: S. Francesco di Assisi, dacché tutti nella casa sono terziari francescani; indi S. Angela Merici11, comecché l'istituto molto prende dalle Regole della beata fondatrice.

Seguono una speciale divozione alla ricorrenza- 36 - ed al santo di cui ogni famiglia della casa porta il titolo, e sono dell'Angelo custode, di S. Marta, di S. Camillo de' Lellis12, del venerabile canonico La Salle13, del canonico Cottolengo, della santa Casa di Loreto.

Il tempo poi e la divozione più[65] viva ed accurata svilupperà il tempo e il modo di queste protezioni valevoli.

 Intanto, per accrescere fede, speranza e carità nei nostri divini e celesti protettori, gioverà non poco il ricordare le molte grazie elargite per lo passato e grazie che continuano tuttodì e quel di meglio che faranno per l'avvenire, quando i membri della Piccola Casa se ne faranno in modo speciale meritevoli.

<< <   > >>20.

LE CORREZIONI

 

[66]Correzioni sono a farsi il meno possibile.

La carità non pensa male di veruno e giudica bene di persone che hanno lasciato tutto per mettersi nelle braccia della divina Provvidenza a fine di santificarsi.

Conviene usare sempre del sistema preventivo, o sia circondare la persona sì che non abbia a cadere. A ciò vuolsi preghiera e molto buon affetto di carità.

Quando poi si dia il caso di dover ammonire, anzitutto e sempre è da pregar Dio, sono da estinguere intorno al cuore tutti quegli affetti di preoccupazione che ponno ingannar l'occhio e poi[67] lasciar che dalle labbra sgorghi spontanea la voce di ammonizione.

Convien che si faccia un discorso breve, come il medico che d'un tratto di temperino o di lancetta cava la spina che è nel piede, la fistola che si è intromessa nel dito della mano. E poi la correzione è da farsi- 37 - dall'uno all'altro privatamente.

Se poi, ammonita la persona delinquente per una, per due, per tre volte, ancor non si ravveda e se ne tema un considerevole danno allo individuo ed alla comunità, allora si manifesta la cosa ai superiori che provvedano.

In ammonire come che sia si usano discorsi brevi, parole franche, modi[68] schietti, come si addice al carattere del paese, all'indole stessa della religione.

Quando la correzione è fatta con cuore, allora otterrà senza meno il buon effetto di congiungere sempre più vivamente i cuori delle persone, come il malato più intimamente si unisce in amicizia al suo medico dopo che lo ha guarito dall'infermità.

Se non è questo congiungimento sempre più intimo dei cuori, segno è che la correzione non è fatta con quella carità di modi che pur sarebbesi dovuta.

 

<< <   > >>21.

L'INSINUAZIONE

 

[69]Insinuarsi nel cuore della gente e ottenere quello che si desidera, questa è dote di natura e di arte utilissima ad ogni stato di persone, tanto che il più delle volte da ciò specialmente dipende la prosperità materiale e perfino morale della casa.

Sapersi insinuare è arte sottile e carissima, che in ispecie devono curare le persone spirituali per entrare nei cuori del prossimo diletto.

Entrar addentro e penetrare nei più segreti nascondigli di un animo, quest'è dote carissima ed un dono particolare del Cielo.

[70]Mercé di questo dono carissimo abbiamo veduto il sacerdote don Giovanni Bosco operare tanto di bene nei cuori degli individui, nel grembo della famiglia e della società! Per ottenere questo gran dono bisogna pregarlo da Dio molto di cuore.

Convien riempire il cuore di virtù carissime di umiltà e di carità e poi lasciar libero lo sfogo al discorso della bocca, all'espressione del viso, al muover del gesto e così continuare - 38 -in lieto modo alla presenza del prossimo, finché si abbia ottenuto il buon favore di un soccorso, la scusa di un fallo, la protezione per un affare, il compatimento per i difetti propri.

[71]Questo modo di agire è suggerito da S. Paolo che dice dover noi cercare di piacere a tutti nel Signore14 ed è utile, mentre il Signore stesso assicurò che la pazienza ottiene più che non la forza: «In patientia vestra, finalmente, possidebitis animas vestras15 e le anime stesse del prossimo in bisogno».

 

<< <   > >>22.

IL GIUSTO LIMITE

 

[72]La persona spirituale deve spiritualizzare gli atti suoi. Deve camminar nel mezzo al sentiero che è nello scoglio; vuolsi nel mezzo per non battere contro il macigno; non troppo fuori per non precipitare. Si va tra Scilla e Cariddi. Si cammina come su una fune in contrappeso perfetto.

 È tentazione aggiungere alla Regola, perché nel caso una persona può rimaner abbattuta; è tentazione cedere nel fervore alla stessa; vuolsi il giusto mezzo.

Meglio star indietro, ché troverai chi ti sprona, che[73] andar avanti e incontrare un precipizio. Le milizie avanzate son più nobili, ma più in pericolo; le retroguardie son meno intrepide, ma più sicure. Questo di regola generale.

Si possono dare eccezioni nelle quali una persona è da Dio in modo più particolare tratta a sublime grado di amore, di severità, ma in ogni modo non prima deve muoversi che riceverne il comandamento. Intanto si strugga l'anima in brama più viva, finché Dio l'accontenti.- 39 -

 

<< <   > >>23.

METODO PER MATURARE UN' OPERA DI BENE

 

[74]Le opere di bene maturano mercé la preghiera ed il sacrificio.

Sono di esempio: l'Opera del santo Volto; la portinaia suor Maria di S. Pietro16; il principio della riparazione delle bestemmie e del giorno festivo. Gli impedimenti, la dilazione portano poi al trionfo. Esempio pure è don Capellini17 a Cremona: l'arciconfraternita e la diffusione di foglietti e del giornale.

 Le Figlie del santo Volto sono come le veroniche che accompagnano Gesù e asciugano il suo volto sfigurato.

Egli promette: «Se tu mi asciughi il volto, ecco che io farò risplendere il volto tuo». Questo il gran bene che è nello impedire le bestemmie[75] e le profanazioni del giorno festivo.

Abbiamo opere varie in corso: il Santissimo Sacramento18, le adoratrici, la tipografia, il ricovero dei preti invalidi. Si maturano queste opere con uno spirito assai valido di sacrificio; si perfezionano con una brama squisita di bene. Vuolsi preghiera e sacrificio di molti insieme congiunti; vuolsi sacrificio e preghiere di talune anime fervide.- 40 -

 

<< <   > >>24.

SPIRITO DELLA ISTITUZIONE

 

[76]I tempi di S. Benedetto, dei barbari, degli ariani a confronto con i tempi d'adesso. Allora erano tempi di ferro con scorza di ferro; or sono tempi di ferro con scorza d'oro, tempi di paganesimo raffinato.

Che fare? Occorre ritornare come ai tempi d'allora. Le arti e mestieri, specialmente le arti della donna, giovano ad umiltà, a mortificazione, a guadagnar anime in maggior copia.

Bastano pochi requisiti per istituire una casa. Esempio di Rosa Govone19, dei Benedettini e Benedettine. Quanto valga il fervor di preghiera e di sacrificio ad ottenere.

 

<< <   > >>25.

MANUALE DI PIETÀ

 

[77]In questo si insegnano divozioni:

1) intorno alla Trinità augustissima,

2) intorno al sacratissimo Cuore di Gesù,

3) ed allo Spirito Santo Iddio,

4) e a Maria santissima immacolata e del sacro Cuore e dei Dolori,

5) S. Giuseppe,

6) S. Francesco,

7) S. Angela Merici20,

8) santi che combatterono per la riforma come S. Teresa, S. Filippo, S. Carlo, S. Pietro d'Alcantara21, S. Giovanni della Croce,- 41 -

9) i defunti,

10) i cori degli angeli.

 

<< <   > >>26.

LE CORREZIONI

 

[78]Si consideri la fragilità umana e la carità divina. Vi è il pane della carità corporale e quello della carità spirituale.

Questo pane si come la madre al figlio, in misura proporzionata e sovrattutto con amor grande.

La correzione si proporziona ai passi del figlioletto; si quando è utile; si fa con sottigliezza, perché le persone spirituali intendono facilmente, un motto si ricorda per tutta la vita.

Si ricordino le correzioni morali di don Bosco: quel figlio che piange di notte; lo studente Bonora22 che prende la malattia.

Bisogna considerarsi come la Sacra Famiglia e confidar nella Provvidenza.

Bisogna pregar sperando che, come non si conta il numero[79] dei ricoverati e i mezzi di provento, nemmeno Iddio voglia contar le colpe e le fragilità umane.

 Confidenza e amore: ecco due buone regole.

 

<< <   > >>27.

SVILUPPO DELLA PICCOLA CASA

 

[80]Prima regola è sentirsi in cuore appassionati per essa, aver cuore disposto a tutti gli affari e ad ogni trattamento.

Seconda regola è il parere del superiore.

Terza regola è l'esperimento: tutte devono desiderare di avvantaggiar nel corpo, nell'anima, nelle arti, nello studio.- 42 -

Quanto di bene farebbero due figlie, come maestre di studio e di arte, in Pianello23 ed altrove. Devono essere atte a un po' di tutto.

 

<< <   > >>28.

IMMACOLATA CONCEZIONE24 DOVERI VERSO DIO, SE STESSI E IL PROSSIMO

 

[81]1. Si premette che le persone di ritiro devono con tutta l'anima procurar la gloria di Dio: la loro bocca deve essere quasi bocca di Dio. Però devono considerare il Santissimo Sacramento che avranno in casa e studiar i modi di rendersi le une più affettuose alle altre. A questo intento vuolsi semplicità e avvisarsi di cuore a vicenda.

2. Riguardo alla propria coscienza, devono studiar se la casa del proprio cuore è degna di Dio che deve abitare e devono però farvi guardar entro, per togliere ogni neo di colpa e farsi aiutare in ciò dalle compagne.

3. Nei rapporti vicendevoli devono[82] aiutarsi le une le altre e così ammonirsi. Sono qui a questo alto intento. Devono potersi ammonire.

Almeno si provveda a scegliere alcune che, unite in santa alleanza, procurino il bene delle altre e tutte ricerchino quello di Dio.

Devono conferire almeno una volta nella settimana sul modo di aggiungere e di levare quello che par meglio per la casa. Quanto gran bene si farà così!.

 

<< <   > >>29.

SPIRITO DI PROVVIDENZA

 

[83]Casa di Provvidenza: e perché...? In essa si deve guidarsi con spirito di fede.- 43 -

 1. Occorre allora prendere i più abbandonati (vecchie ecc.) , se si vuol che Dio maggiormente aiuti.

2. E quanto alle religiose, si ricevano quelle di miglior spirito, benché più povere.

3. E si accolgono le orfane più abbandonate, ma che non siano di pericolo morale.

4. Si pratichi ospitalità con i forastieri o parenti delle figlie della casa.

 

<< <   > >>30.

SPIRITO DI ALLEGREZZA25

 

[84]1. Verso Dio: perché finalmente siamo sue creature, redente, chiamate a vita sua. Iddio è fonte di gioia.

2. Riguardo al prossimo: bisogna cercare il modo di consolarlo e di piacere in tutto. Gode tanto un viso allegro; gode soprammodo in ogni atto di virtù. Persone buone e allegre traggono molta gente a sé. Esempio di don Bosco e altri.

3. Riguardo a sé: si custodisca il contento di coscienza e la pace che si gode. Conviene riflettere al consacrarsi che l'anima ha fatto a Dio, alle promesse del Signore e attenersi al buono spirito.

 

<< <   > >>31.

IMPEDIMENTI ALL'ALLEGREZZA DI SPIRITO

 

[85]1. Impedimenti sono quelli di carattere e di umor naturale, che si hanno a togliere come meglio.

2. Sono difetti morali: un po' di superbia fa rattristare l'animo ad ogni menoma osservazione.

3. Difetto d'orazione inaridisce l'anima e fa che si adonti e mantenga la malinconia per un pezzo.- 44 -

4. Qualsiasi altro peccato mortale diminuisce un bene celeste, l'allegrezza di spirito.

 

<< <   > >>32.

UN RITIRO

 

[86]1. Il ritiro è in natura. L'uomo è fatto per la soavità di cuori che si intendono. Amore trae ad amare. Nel paganesimo stesso hanno ritiri nella religion loro (ad esempio santoniluoghi e santuari rinomati) .

 2. Ritiro nella Legge scritta: ad esempio Elia, Esseni.

3. E nella Legge evangelica vi sono i Consigli evangelici; è bene considerare l'importanza di essi, la gioia in eseguirli.

Occorre ricordare i primi monasteri, i Carmelitani, S. Antonio26 e in occidente S. Benedetto.

4. Propositi: affetto alla casa; ragionevolezza; indicazioni su come difendersi da assalti e da rispetto umano, su come proteggere le vocazioni. Accenni al Concilio Tridentino.

 

<< <   > >>33.

METODO PER FARE UN PO' DI BENE

 

[87]Come sorse la Piccola Casa? Da poco a di più, tanto che ora è divisa in più famiglie.

La Piccola Casa si prova a fare un po' di bene; se ottiene, molto deve ai cooperatori.

Occorre cooperare ancora in tre modi: con lotteria, con bossoli, con la tipografia.

Ma anche la preghiera è elemosina spirituale ed appoggio morale.

Or che ferve il male, uniamoci più strettamente a far un po' di bene.

Un modo a far un po' di bene è questo: noi presentiamo della tipografia un primo bene: la ristampa delle - 45 -Massime27 di S. Teresa o dei Ricordi28 di S. Francesco di Sales. Ci guidi il loro ricordo[88] e così in ogni avrete argomento a fare un po' di bene al corpo e all'anima.

 

<< <   > >>34.

IMPEDIMENTI ALL'ALLEGREZZA SPIRITUALE

 

1. Sono i diversi caratteri delle persone. Conviene tollerarsi e in tutte guardar l'immagine di Dio.

2. I caratteri si possono correggere; mutare no, senza un prodigio della grazia.

3. Impedimenti maggiori sono i difetti morali, i peccati, specie certe superbiette e simili. Oh, come conviene guardarsi dai difetti di gelosia, di invidia e simili.

 

<< <   > >>35.

BENEVOLENZA

 

[89]La benevolenza di famiglia è un sistema educativo.

Il cuore ha bisogno di benevolenza come lo stomaco di cibo.

La benevolenza è qualità naturale e soprannaturale.

 Metodo di come si deve coltivare nei cuori e nelle mente. Fatti pratici: si pensi al servo, al figlio, ai collegiali… La benevolenza è vero sistema di prevenzione.- 46 -

 

<< <   > >>36.

PRESSO GLI INFERMI

 

[90]Si consideri quanto sia buona quest'opera. Avvisi su come si usa coi malati della casa. Le malattie leggere si sorpassano, ma posson darsi delle eccezioni.

Le malattie gravi si devono curare sollecitamente. Si abbia cura per i malati esterni che entrano, per mezzo di una camerata a costruirsi sopra la casa ventura.

 

<< <   > >>37.

GOVERNO DELLA CASA

 

Il governo di casa è governo di famiglia. Inviti alla preghiera assidua per le opere della casa.

 

<< <   > >>38.

MODO DI SVILUPPARE L'ORGANAMENTO DELLA CASA

 

[91]Ogni incaricata deve allevarsi una vice, che a suo luogo e tempo possa poi tener le veci.

Si forma una graduazione, una scala: l'una è di sostegno all'altra. Descrizione di quali siano i vantaggi morali e finanziari che ne derivano.

 

<< <   > >>39.

I SUPERIORI

 

[92]Essi devono avere retta intenzione.

Alcuni son da escludere, se si vede che abbiano amor proprio, ché tosto produrrebbe tirannia.

E poi devono provvedere al corpo e all'anima, come buoni padri e madri di famiglia. Si rifletta bene su quanto ciò comporti.

È evidente il dovere dei dipendenti di pregare pei superiori...anche per alleggerirne il peso: essi infatti portano il più - 47 -[93] e gli altri il meno.

I dipendenti devono obbedire; devono amare di cuore; devono aiutare per tutti i casi di bisogno.

 

<< <   > >>40.

LE ACCETTAZIONI

 

Se dalle suore si bada a ricevere quelle persone più abbandonate, che altrove non trovano luogo e che sarebbero derelitte, Dio poi compenserà a suo tempo. Basta che abbiano bontà di vita.

Quanto alle orfane, si fissa il principio che la carità è più meritevole quando si fa ai più bisognosi. Si ricordi l'esempio del Cottolengo, il Rifugio di Milano29, le Piccole Suore dei poveri30. Queste sono in onore appo Dio e appo il prossimo.

Il Signore porgerà aiuto, perché quei del mondo, vedendo povertà e abnegazione, si convertiranno all'Opera.

[94]Il Signore poi darà il centuplo, perché lui tocca i cuori e li riduce a mite e pio consiglio.

Avvisi circa la pulitezza personale.

 

<< <   > >>41.

OPERE DI CARITÀ

 

La compassione è viva nella natura degli animali stessi, è più viva in quella dell'uomo, vivissima è in cuore dell'uomo cristiano. Si ricordi don Bosco, il Cottolengo, Agostino e più altri.

Si nutra compassione viva ai sordomuti, che non possono esprimere i propri sentimenti: quanta pena in ciò! Esempio - 48 -di Santino31, vecchio di Saliana.

Sono molte le pene delle anime in non poter esprimere il proprio animo. Mambretti parte per l'insegnamento ai sordomuti. La Provvidenza farà il resto.

 

<< <   > >>42.

SE CONVENGA RICOVERAR SCEMI

 

[95]Seguire la via di Provvidenza: preghiera e attenzione per tenersi in questa via. Altrimenti è impossibile. Gli scemi: se convenga far un impegno adesso. Resta però proposito e affermazione della casa.

 

<< <   > >>43.

EDUCAZIONE DELLE ORFANE

 

Si adoperano tre modi: il primo è la preghiera; e poi ex abundantia cordis os loquitur32; segue poi l'esempio, che è molto nella soavità dei modi.

 

<< <   > >>44.

EQUILIBRIO NELLE PRATICHE DI PIETÀ

 

Le pratiche di pietà occorre conformarle alle forze degli individui;[96] c'è chi può più e chi può meno.

Conviene avere certa latitudine e in quella fare che le persone si svolgano - 49 -a loro talento.

Questo vale per le religiose egualmente che per le orfane.

Su questo si basa l'edificio di prudenza e di carità cristiana.

 

<< <   > >>45.

IL DORMITORIO

 

Il dormitorio è un castigo, un pericolo.

Mangiare e dormire sono le due azioni meno nobili della vita spirituale.

Però conviene aver senso di grande umiltà e sentimento di alto pudore da una parte; dall'altra parte occorre riflettere che mundis nil immundum33.

Starebbe bene una camera ad ogni religiosa, ma per intanto...; e si[97] affretta così ciascuna al compimento di sua vocazione.

 

<< <   > >>46.

IL SANTISSIMO SACRAMENTO

 

Ricordi delle feste della Purificazione34 e giorno seguente domenicale 1889: quanti sospiri per questo giorno fin dal 187135!

Vi è necessità del messale, degli arredi ecc.

Don Clino36 la salutò Piccola Casa, ma grande per lo svolgimento e per la presenza reale di Dio in Sacramento.- 50 -

Modo di iniziare le adoratrici: a poco a poco quelle che più si accostano entreranno le prime.

 

<< <   > >>47.

IL SENTIMENTALISMO

 

[98]Il sentimentalismo: occorre riflettere su quanto noccia, quanto si abbia a starne in guardia, come si attacchi alle menti deboli, quanto convenga reprimere i primi principi. È malattia morale e fisica.

 

<< <   > >>48.

PER IL BENE DELLA CASA

 

Sono stati aggiustati i conti con Regazzoni37: lire sedicimila per sistemazione della casa. Da qui il diritto e dovere dei ricoverati: chi vuol rimanere, porta quod suum est. Vi è ragionevolezza in ciò.

 Occorre essere tutti unanimi nella mente, nel cuore, nel corpo a procurare il bene della casa. Due cose importanti: pregare e lavorare.

 

<< <   > >>49.

REGOLE PER LE MALATE

 

[99]Per esse è necessaria assistenza spirituale (come al Cottolengo: preghiera continua) e corporale.

Bisogna studiar mezzi a sollevar continuamente gli infermi.- 51 -

 

<< <   > >>50.

NOVENA DI S. GIUSEPPE38

MODO DI OTTENERE GRAZIE TEMPORALI E SPIRITUALI

 

Le grazie spirituali, quanto importano e sono care! Le grazie temporali, quanto aiutano il bene spirituale! Bisogna in questo proposito aver molta fede.

Bisogna confidare nella Provvidenza, che sempre fin qui aiutò in modo particolare.

Bisogna aver[100] gratitudine alla divina Provvidenza con corrispondere alla sua grazia, prestando attenzione al lavoro, all'economia.

Alcuni vedono la casa fatta e credono di poter tutto ottenere. Questo è inganno per noi e per altri. Val più una gallina a tirar fuori che un carro a condurre entro39. Per ottenere in ciò, si fissano due suore, suor Giovanna Granzella e suor Maria Buzzetti40, per l'adorazione e per regolare le compagne e le orfane in ciò. Quanto può venire di aiuto alla casa, orientando bene l'adorazione diurna.

 

<< <   > >>51.

VITA RELIGIOSA

 

[101]Le religiose sono da indirizzare alla vita apostolica per essere sale della terra41: sale per sé, con la bontà della vita; sale per gli altri, con indirizzare tutti ad ogni sorta di bene e infondendo buono spirito di carità, di umiltà e di - 52 -compatimento vicendevole.

Devono essere luce del mondo con il loro buon criterio di sapienza cristiana.

Si riconosca la necessità e i limiti della scienza in persona religiosa.

Quanto bene si accoppiano studio e virtù in un'anima religiosa! Devono essere città posta in alto, per vedere ovunque[102] e per essere vedute. Più, perché sieno un popolo di gente, conviene crescere.

Gli apostoli lasciarono seguaci e veri seguaci e aiutatori; anche noi morremo e voi rimarrete per continuare l'opera di Dio.

 

<< <   > >>52.

VITA ATTIVA

 

1. Nel mondo convien essere come agnelli fra lupi42, vi è sempre combattimento e questo finalmente merito.

2. Nel combattimento occorre stare come agnelli: mostrar prudenza, ma non abbaiare, non mordere, ché ciò non è in natura dell'agnello giammai.

3. Poi come pecorine si la lana e la pelle o la vita per le anime.

4. Molta[103] è la messe e pochi gli operai43, pochi perché non operano con zelo.

Conviene pregare perché Dio mandi dei preti, e dei buoni preti, e religiose, buone religiose, che sieno almeno tali di cuore, benché nel corpo e nella salute si tolleri che sieno sol discrete.

In tanta scarsezza di operai e in tanta copia di ricolto convien attenersi a tutti gli operai che si hanno, con un po' di forza, molta buona volontà.

 

<< <   > >>53.

AVVISO PER LE SERVENTI

 

Vengon digiune dal monte, entrano in casa di ricco, mangiano bene: ecco il fomite primo alla concupiscenza.[104] - 53 -Vestono bene: ecco l'incentivo alla vanità. Vogliono buoni stipendi: ecco la instabilità che le fa girolare e quindi perdersi.

 

<< <   > >>54.

PATERNITÀ

 

Gesù sul monte insegnò il Pater. E lo insegnò per la seconda volta a S. Giovanni ed è credibile che lo recitasse di poi cogli apostoli.

Così un padre educa i suoi figli ed un padre spirituale i suoi figli spirituali parimente: questo è in natura delle cose e delle persone.

Quanto importa che una società religiosa si attenga agli insegnamenti del direttor proprio, perché da lui apprenda tuttodì il pensare e il volere! [105]Effetti di questa paternità sono l'amor reciproco, efficace, spirituale e intimo.

 

<< <   > >>55.

LA PROVVIDENZA

 

Il Salvatore disse ai discepoli sul monte: «Avete nulla a dare a queste turbe44, a significar che bisogna raccomandarsi nei bisogni. E n'ebbe cinque pani d'orzo e due pesci, a significar che la povertà, la modicità nel cibo è condizione per essere benedetti.

Anche nel cibo corporale, come nello spirituale, occorre aiutarsi colle piccole cose; Dio poi aiuterà.

[106]Iddio - 54 -benedice il poco dato di cuore: episodio di don Bosco a casa di Dupraz45, al pranzo in via Nizza.

Iddio moltiplica il pane in mano ai discepoli e moltiplica la santissima Eucaristia in mano ai sacerdoti e così l'altre opere di bene corporale e spirituale. Ne avanzò dodici ceste.

Conviene sempre fare un po' di carità: un povero soccorre l'altro e Dio benedice.

 

<< <   > >>56.

PER LE VESTIZIONI

 

Dalle candidate non si pretendono molti gradi di sapienza, molto colmo di appariscenza. Si pretende il massimo della virtù.

E per intanto si accettano, quantunque infermicce, perché elleno se ne voleranno al cielo per ottenere di meglio che non poterono fare quaggiù,[107] benché nel corso della loro vita abbiano consacrato alla Piccola Casa ogni pensiero della mente, ogni affetto del cuore.

Convien pregare di cuore per loro e disporre santamente ad una vestizione che le deve poi onorare per tutta la vita e coronarle in paradiso.

 

<< <   > >>57.

L' ESTREMA UNZIONE

 

Nel sacramento della Estrema Unzione le sorelle si accomiatano dalle proprie sorelle.

Si prega per loro, se è tempo, per una novena o per un triduo in apparecchio al sacramento di Estrema Unzione. Assistono all'atto del conferimento desse sole; le altre, se non sono[108] intime nella casa, par che non convenga farle assistere.

All'inferma, con un tratto fra il serio ed il festoso, si un saluto cordiale.

Si chiede scusa in modo semplice ed umile; si domanda che preghi per i fratelli e le sorelle nostre, che riceva e dia la benedizione.- 55 -

Dopo l'Estrema Unzione ci si separa in pace e tutti i si raccomanda a Dio con preghiere particolari e generali, finché a Dio piaccia lasciar il conforto del buon esempio di un'anima cara.

 

<< <   > >>58.

NELLE ELEZIONI

 

1. Nella elezione dei superiori e nella proposta di un'opera, il metodo a tenersi è come nella elezione di Mattia.

Gesù Cristo lasciò agli apostoli facoltà di eleggere[109] e il superiore pur lascia ampia facoltà a chi destina ad un ufficio.

2. Per eleggere, ognuno si sente in cuore il bisogno; dopo ciò si espone al superiore (come a Pietro), si prega e si fa poi lo scrutinio, in conformità al quale si opera poscia.

 

<< <   > >>59.

ORATORIO S. FILIPPO NERI, 26 MAGGIO 188946

 

Bisogna che l'oratorio sia preparato lungo la settimana e si deve vivere d'esso, istruendo con sapienza, con forza, con carità, come gli apostoli alla Pentecoste.

Conviene dividere l'oratorio in dieci famiglie o sezioni.

Da questo poco Iddio potrà far nascere il più nelle campagne e altrove. Come convenga dedicarsi a ciò,[110] nel di S. Filippo. Modo di farsi santi: far elemosina corporale e spirituale e mortificazioni di spirito, assai carità in ciò. Il modello: S. Filippo Neri.- 56 -

 

<< <   > >>60.

MODO DI FONDAZIONE

 

Pregate Dominum messis47, affinché conceda operaie buone, di abnegazione.

Bisogna pregarle da Dio e ricevere il rifiuto o il più basso, che spesso è il più buono.

Bisogna mandarle a due a due, poche in un convento, per le fondazioni nuove.

Andate come agnelli fra i lupi, prudenti come le serpi, semplici come le colombe48.

Così si sfugge alle arti dei massoni, che finalmente tra di loro si lacereranno. Regnum in se divisum desolabitur49.

 

<< <   > >>61.

LA PROVVIDENZA

 

[111]La Provvidenza convien meritarsela:

1) con credere in lei fermamente;

2) con aspettare i tempi e i modi di essa;

3) con iscansar le ansietà;

4) con faticare di buona lena.

 

 





p. 17
1 Gn 3, 19.



p. 19
2 Cfr. Prv 29 21.



p. 20
3 Cfr 1 Tm 6, 8.



p. 22
4 2 Cor 5, 14.



5 Cfr. Ct 8, 6.



p. 26
6 Sal 150, 6.



p. 27
7 Nella prima stesura di questa doppia similitudine, l'A. aveva messo al primo posto il maestro, poi la madre. In seguito ha pensato di mutarne l'ordine e vi ha sovrapposto i numeri 2 e 1 per indicare lo spostamento.



p. 29
8 Mt 11, 29.



p. 30
9 2 Pt 1, 10.



p. 35
10 Don Carlo Coppini (1827-1881) fu il predecessore dell'A. nella cura d'anime a Pianello Lario (Como). Diventatovi parroco nel 1862 e dedicatosi ad un intenso ministero pastorale, specialmente tra la gioventù, il 1 luglio 1871 ottenne l'erezione canonica della Pia Unione delle Figlie di Maria immacolata sotto la protezione di S. Orsola e di S. Angela Merici, per accogliere e formare ragazze desiderose di condurre una vita di consacrazione nel secolo e di farsi educatrici delle fanciulle della parrocchia. Quando poi alcune di esse, tra le più fervorose, manifestarono il proposito di vivere come religiose in comunità, al servizio dei poveri, don Coppini ne esaudì il nobile desiderio, aprendo il 18 ottobre 1872 un piccolo ospizio, dove avrebbero potuto assistere orfanelle e anziani bisognosi e dar avvio ad una congregazione religiosa con il nome di Orsoline (cfr LEONARDO MAZZUCCHI, Il parroco Carlo Coppini, Como, Tipografia della Casa delle divina Provvidenza, 1911; pp. 240.) Don Guanella, subentrato al Coppini nel novembre 1881, assunse la responsabilità dell'incipiente fondazione, che sviluppò in seguito nella congregazione delle Figlie di santa Maria della Provvidenza.



11 S. Angela Merici (1474-1540), fondatrice della Compagnia di S. Orsola. Per le sue compagne dettò una Regola, che fu poi approvata da Paolo III nel 1544; diede loro come patrona S. Orsola, la famosa e leggendaria martire di Colonia.



p. 36
12 S. Camillo de' Lellis (1550-1614), fondatore dei Ministri degli Infermi (Camilliani), fu proclamato da Leone XIII nel 1886 patrono degli infermi e degli ospedali per la sua inesausta carità verso gli ammalati.



13 S. Giovanni Battista de La Salle (1651-1719), fondatore dei Fratelli delle Scuole cristiane. Al momento della stesura di questo scritto, era stato appena beatificato da Leone XIII il 19 febbraio 1888.



p. 38
14 Cfr. Rm 15, 2.



15 Lc 21, 19.



p. 39
16 Marie de Saint-Pierre (1816-1848), carmelitana scalza di Tours (Francia). Mossa da ispirazioni mistiche, dal 1845 si dedicò a diffondere la venerazione del Volto di Cristo, per espiare le bestemmie e le profanazioni dei giorni festivi. Fu aiutata dal laico Léon Dupont (1797-1876), dal cui apostolato a Tours nacque la Confraternita del santo Volto, approvata da Leone XIII con il breve Ex more del 1 ottobre 1885.



17 Don Guglielmo Capellini era un sacerdote della diocesi di Cremona ed entrò in rapporto con don Guanella a più riprese. Nel 1878 si mostrava disposto a sostituirlo momentaneamente nella cura d'anime a Savogno (Sondrio), mentre l'A. si trovava presso don Bosco; nel 1891 lo visitava a Como, nella Piccola Casa della divina Provvidenza. In quest'epoca il Capellini aggiungeva al proprio nome il titolo di «prete del santo Volto», probabilmente perché aggregato all'omonima arciconfraternita.



18 L'A. intende riferirsi alle pratiche inoltrate presso la Santa Sede, per ottenere il privilegio pontificio di conservare il Santissimo Sacramento nella cappella della Piccola Casa. Tale permesso fu concesso a partire dal 2 febbraio 1889 (cfr. in questo testo il n. 46).



p. 40
19 Rosa Govone (1716-1776) si dedicò in Torino all'educazione delle ragazze orfane e povere, insegnando loro lavori femminili per il sostentamento. La sue collaboratrici, che si radunarono in una pia società senza voti religiosi, presero il nome di Rosine e si diffusero in alcune città del Piemonte.



20 Cfr. nota 11.



21 S. Pietro d'Alcantara (1499-1562) fu il riformatore dei Francescani spagnoli, che da lui presero il nome di Alcantarini. Fu amico e consigliere di S. Teresa d'Avila.



p. 41
22 Si tratta forse del salesiano don Francesco Bonora; dal 1871 si trovava a Torino presso don Bosco e nel 1879 fu ordinato sacerdote. È possibile che l'A., durante la sua permanenza presso i Salesiani (1875-1878), abbia conosciuto l'episodio, su cui comunque non è stato possibile saperne di più.



p. 42
23 L'A. si riferisce all'ospizio di Pianello Lario (sulla cui fondazione, ad opera di don Carlo Coppini cfr. nota 10), che in quest'epoca ospitava un buon numero di orfane.



24 Questo titolo indica il giorno in cui l'A. dettò la conferenza (8 dicembre, festa dell'Immacolata Concezione).



p. 43
25 Nel testo manoscritto l'A. sopra questo titolo ha scritto la data 1889; probabilmente le conferenze che seguono furono dettate in quell'anno.



p. 44
26 S. Antonio abate (250 circa -356), il padre del monachesimo orientale.



p. 45
27 Nel 1886, in occasione di un anno santo straordinario, don Guanella fece stampare l'opuscolo Pensieri intorno all'anno santo 1886 (Milano, Tipografia Eusebiana, 1886; pp. 94), che tra l'altro riproduceva massime tratte dagli scritti di S. Teresa d'Avila. Nello stesso anno, egli ristampò le sole massime in libretto a parte, con il titolo Ricordi dell'anno santo 1886 (Milano, Tipografia Eusebiana, 1886; pp. 22). Qui sembra che pensasse ad un'ulteriore ristampa.



28 Questi Ricordi apparvero sotto il titolo Un saluto all'ano nuovo 1889 (Como, Tipografia della Casa della divina Provvidenza, 1889; pp. 57); si tratta di una lunga serie di massime, per ciascun giorno dell'anno, tratte dalle opere di S. Francesco di Sales.



p. 47
29 La Piccola Casa del Rifugio era una istituzione milanese di beneficenza, aperta nel 1871 dal conte Carlo Lurani in favore di ammalate e invalide povere, e affidata alle Suore della Carità.



30 Le Piccole Suore dei poveri furono fondate da Jeanne Jugan a St-Servan (diocesi di Rennes, Francia) nel 1839. Avevano aperto una casa a Milano per vecchi poveri e ammalati nel 1882.



p. 48
31 Resta difficile l'interpretazione del manoscritto in questo punto. Qualora la lettura scelta fosse esatta, si potrebbe ritenere che l'A. intenda ricordare un anziano di Pianello Lario, e precisamente della frazione denominata Saliana. Uguale dubbio resta per il cognome «Mambretti», che si trova subito dopo. Forse l'A. accenna a Maria Mambretti, una delle sue prime collaboratrici, che prese parte alla fondazione della Casa della divina Provvidenza il 6 aprile 1886 e che in seguito si fece religiosa presso un'altra congregazione.



32 Mt 12, 34.



p. 49
33 Cfr. Tt 1, 15.



34 L'A. ricorda i festeggiamenti del 2 febbraio 1889, per celebrare la solenne reposizione dell'Eucarestia nella cappella della Piccola Casa in Como (cfr. anche il n. 23).



35 Nel permesso di conservare l'Eucarestia nella Piccola Casa, l'A. vede esaudito il desiderio delle prime religiose Orsoline di Pianello Lario, che, da quando avevano progettato di unirsi in comunità (1871), si erano preoccupate di avere nella loro casa la presenza del Santissimo Sacramento.



36 Don Clino Crosta (1860-1936), sacerdote della diocesi di Como e professore di teologia dogmatica nel seminario diocesano, collaboratore del bollettino La divina Provvidenza, fu amico di don Guanella e gli fu vicino sul letto di morte. Probabilmente il pensiero qui riportato è la sintesi del fervorino tenuto dal Crosta durante i festeggiamenti del 2 febbraio 1889 (cfr. nota 34).



p. 50
37 Giuseppe Regazzoni († 1891), impresario edile, a cui don Guanella affidò i lavori di ingrandimento della Piccola Casa e la costruzione della chiesa del sacro Cuore.



p. 51
38 Indica l'occasione in cui l'A. dettò la conferenza.



39 Il senso del proverbio sembra essere questo: sta meglio chi può dare, anche se poco (una gallina!), di colui che deve dipendere da altri, anche se alla fine riceve molto (un carro!); in altre parole: ha più valore il poco che si fa con le proprie forze, che il molto ottenuto senza sforzo dalla beneficenza. L'A. voleva far capire l'importanza che l'impegno e l'operosità quotidiana avevano per lo sviluppo della Piccola Casa.



40 Suor Giovanna Granzella (1855-1936) e suor Maria Buzzetti (1859-1899): sembrano essere questi i nomi delle due suore, scritti qui dall'A. in forma abbreviata.



41 Cfr. Mt 5, 13-16, commentato lungo tutto il brano.



p. 52
42 Cfr. Mt 10, 16.



43 Mt 9, 37.



p. 53
44 Cfr. Mt 14, 15-21, commentato lungo tutto il brano.



p. 54
45 Il commendatore Giovanni Battista Dupraz e la moglie, signora Angelina, condussero i Salesiani a Trinità di Mondovì (Cuneo) nel novembre 1876, per aprirvi un oratorio e una scuola; l'istituzione fu affidata da don Bosco alla direzione di don Guanella, che vi rimase fino all'estate del 1878. L'episodio, a cui l'A. allude, è riferito da don Eugenio Caria nelle Memorie biografiche del beato Giovanni Bosco (Torino, Società Editrice Internazionale, 1931, vol. XII, p. 493) in questi termini: «Don Bosco, in una delle sue visite, durante un ricevimento in casa del commendatore <Dupraz>, gettò l'osservazione che le offerte, date di cuore, facevano fiorire le sue opere. Il monito andava all'intelligente signora, eccessivamente attaccata alle sue sostanze».



p. 55
46 Il titolo indica tanto l'occasione in cui l'A. dettò la conferenza, quanto il nome dell'oratorio stesso, di cui qui si parla. Si tratta infatti dell'Oratorio di S. Filippo Neri, aperto in Como nel 1836; nei giorni festivi i chierici e le suore della Piccola Casa vi prestavano la loro opera.



p. 56
47 Mt 9, 38.



48 Mt 10, 16.



49 Lc 11, 17.



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