Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Una pagina di dottrina e di storia...
Lettura del testo

UNA PAGINA DI DOTTRINA E DI STORIA NELLA CHIESA PROTESTANTE AL CONFRONTO DI ALTRA PAGINA DI DOTTRINA E DI STORIA NELLA CHIESA CATTOLICA OMAGGIO ALLE FESTE CENTENARIE DI SAN CARLO BORROMEO

I. Lutero e la Riforma protestante

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I.

Lutero e la Riforma protestante

  1. [7]Personaggi illustri del tempo nostro, in guardare più attentamente alla persona ed alle opere di Martin Lutero, conchiusero esser stato quel riformatore un gran pazzo. Ma fu sciagura indescrivibile che a seguirlo trovasse in molte regioni d'Europa popoli intieri perduti nella mente. Mi faccio qui a descrivere una pagina di dottrina e di storia protestante, quale ricavo dalla Storia universale della Chiesa cattolica dell'abate Rohrbacher, autore appo tutti accreditato.

  2. In Islebio di Sassonia nacque e fu battezzato, in una famiglia contadina, certo Martin Luder1 che, cresciuto in età, mutò il cognome di Luder, carogna, in quello di Luter o Lotario. Gli [8]rincresceva il lavorare alla campagna ed egli, legatosi al collo una chitarra, con quella veniva suonando,

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divertiva sé ed altrui e intanto si riponeva un buon gruzzolo di monete per istarsene allegro e studiare per suo diletto. Il padre, che gli teneva dietro con occhio premuroso, gemeva dicendo: "Ahimè, che sarà del figliuol mio?".

  Quando un fulmine percosse a morte il compagno che viaggiava al fianco di Martino, questi, inorridito, bussò alle porte di un convento di agostiniani e gridò: "Abbiatemi pietà, che sono peccatore misero e vo' ravvedermi!". Quei buoni gli stesero la destra. Il genitore contadino li ammonì dicendo: "Troppo io temo che il figlio abbia poi con morso velenoso a ferire le vostre destre". Ma il Lutero per un intero anno seppe ben infingere e così fu consacrato sacerdote[9]. Non si fosse giammai lo sciagurato accostato al santo altare!

  3. Come Giuda, così Martin Lutero sentissi invasato dal demonio. Sussurravagli di continuo all'orecchio il tentatore: "Che importa che tu ancor faccia un'opera di bene? Se è fisso che tu ti danni, Iddio ti precipita irremissibilmente allo inferno... Poi non sei corrotto fin dall'origine pel peccato di Adamo? Tu sei come un letamaio, o meglio come il veleno mortifero del basilisco. Non ti sforzare a far bene veruno, perché faresti a Dio maggior ingiuria e per questo stesso il Signore ti condannerebbe a più crudi tormenti... Per salvarsi basta la fede. Se tu commetti cento omicidi e mille stupri e poi che creda che Dio perdona, questo solo gloria al Signore e per questo solo Iddio ti salva... I Sacramenti non sono per lo più2. Quando come rettili escono [10]dalle onde battesimali, tutti i cristiani sono sacerdoti3... La Madonna non è né

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pura, né immacolata... Invocare i santi è un'idolatria, e pazzia è credere o nel purgatorio o nelle indulgenze". Martin Lutero ascoltò alla scuola di Satana e conchiuse: "Questa è buona dottrina per ottenere godimenti quaggiù. Io spargerò la buona novella e molti la riceveranno".

  4. In quest'impresa gli davano impaccio due persone: quella cioè di san Tomaso con i suoi volumi di sapienza scolastica e quella del pontefice sommo con il triregno in capo.

Ora Martin Lutero scrisse 99 maligne proposizioni contro san Tomaso e conchiuse: "La dottrina scolastica è una invenzione satanica: guardatevene". E stese altre 95 tesi contro alle indulgenze e dipinse un giumento con le mani [11]giunte e con la tiara sul capo, e gettando il foglio scellerato col dipinto sacrilego al popolo faceva gridare: "Eccolo il papa di Roma... è un papa asino!".

  Martin Lutero, istruito dal suo maestro Lucifero che fino <d>a principio fu bugiardo ed omicida4, si accostò ai potenti e disse: "Seguitemi, che tripudieremo allegri alle pingui mense dello spoglio delle chiese e dei benefici, dei monasteri e delle opere pie". Venne a quei del popolo e per sedurli incominciò <a> dire: "I principi sono i tiranni dell'umanità... impossibile è trovare un principe che non sia un gran ladrone". E agli uni del patriziato ed agli altri della plebe diceva egualmente: "I saraceni non sono a combattere... Non sono eglino fratelli nostri?". Finalmente Lutero cavò fuori un libro con il titolo Della schiavitù di Babilonia [12]e in presentarlo disse: "Or vedete voi tutti se la Chiesa di Roma come una tiranna cruda non ci ha tenuti schiavi fin qui. Avete una buona ragione che Dio v'ha dato, leggete e giudicate".

  5. Il popolo tedesco lesse e sclamò: "La mia profession di fede è fissa ormai ed è la seguente: io credo in me e protesto contro la Chiesa romana". Si dissero poi protestanti i seguaci della nuova dottrina. Gli alemanni da lunga pezza oltraggiavano il Creatore. Camminavano fra le tenebre di molti errori e fra gli abissi di molti vizi, e per questo odiavano la luce della

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verità. Venuto il momento della prova, caddero e Dio pronunciò un terribile giudizio.

  Vicario di Gesù Cristo in terra era il pontefice invitto Leone x, e questi, come un padre desolato, emetteva lagrime di sangue, e mandò cordiali avvisi a mezzo degli eruditissimi e piissimi personaggi Prieria, Emser e [13]Gaetano5. Martin Lutero finse <di> credere, ma rivolto poscia agli amici sghignazzava dicendo: "Non è in nome di Dio che io ho incominciato questo giuoco e non è in nome di Dio che esso terminerà". E tripudiando come un indemoniato venne ai conventi e gridò: "Far voto di castità è ingiuria massima al Creatore". Egli si unì dunque a certa Caterina Bore, religiosa senza vocazione, e ponendosi nel mezzo della Germania, pregò con beffa così: "O Dio, concedetemi abiti e cap<p>elli, vesti e mantelli, vitelli grassi, capri, buoi, pecore e vacche... pochi figlioli". Allora una corruzione universale invase il popolo dei germani, lo sciagurato precipitò da abisso in abisso. I principi della Germania erano intenti a fabbricar leggi per iscavare impunemente la fossa che avrebbe ricevuti i popoli ed i sovrani di Germania. Sciagura! Scrive Cicerone: [14]"I decreti ingiusti meritano tanto il nome di leggi quanto le trame degli assassini". Ma aggiunge Tacito: "Corrompere e lasciarsi corrompere, questo è ciò che si chiama mondo".

  6. Carlo v, allora imperatore potentissimo in Europa, avrebbe potuto salvare l'occidente. Ma Carlo v non aveva la fede di Carlo Magno. Il superbo sovrano sentivasi di poter abbassare il suo terribile avversario Francesco i di Francia, il quale alla sua volta era caduto in tanta mollezza da occuparsi a scrivere sonetti tanto alla nascita di un figlio come alla morte di un cagnolino. Francesco odiava Carlo e per nuocergli, infamia del sovrano di Francia!, si alleò coi turchi e chiamolli a devastare le più belle contrade ed a cagionare in Roma stessa un saccheggio sacrilego di molte settimane.

Ed alla sua volta Carlo v, [15]che avrebbe potuto salvare

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Belgrado e Rodi dall'invasione turca, permise che vi scorazzassero pure i nemici del nome cristiano. L'Europa in questo frattempo se non perì, fu per opera del pontefice Paolo iii che, venuto a Nizza, ottenne a grandi prieghi che i due sovrani firmassero una tregua di dieci anni. In questi luttuosi tempi governava la politica di Maometto che dice: "Lo Stato sono io, l'Europa sono io, il mondo sono io, il tutto sono io. Il mio interesse è legge suprema; per giungere al mio intento tutti i mezzi sono buoni". La massima di questa politica è quella stessa che Lutero adottava per sé. Or vediamo le conseguenze.

  7. Il Martino diceva: "Io sono legge suprema", e cercava <di> imporsi a tutti. Ma Carlostadio il garrì dicendo: "Or non ricordi come io [16]ti fui già superiore e maestro? Ascolta6 ancor mie ragioni". Lutero non volle e Carlostadio gridò: "Possa io vederti sulla ruota!". E Lutero a lui: "Possa tu romperti il collo prima di uscire dalla città!". Qui incominciarono i tumulti che poi si estesero con fragore inaudito.

  Carlo v, temendo di perdere i suoi Stati, emise questo decreto: "Martin Lutero sia condannato allo esiglio!". Ma l'elettor di Sassonia studiò una commediola così. Tolse alcuni uomini e mandolli alla foresta dicendo: "Vegliate finché passi Martin Lutero e, incontrativi in lui, mutategli i panni indosso con queste vestimenta di mugnaio e le divise del frate tingetele del sangue di una lepre e pubblicate poi che Lutero diede nei malandrini e che è morto omai". In questo modo il riformatore riparò al castello di Vartborgo7, ivi stesso [17]dove sant'Elisabetta santificossi con la preghiera e con la beneficenza. Stando , confessa Lutero che il demonio gli appariva da confidente, che minacciava <di> soffocarlo quando poneva dubbio ad abolire ancora il sacrificio della Messa. Or Lutero cassò intieramente il sacramento eucaristico, ma i suoi seguaci non furon d'egual avviso e così si ravvivavano le discordie e le risse.

 

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  Quando in Ungheria un Tomaso Muncero e un Nicola Stork levaronsi a dire: "Non è già Lutero, che egli è ipocrita falso, ma siamo noi soli gli inviati da Dio. Or noi comandiamo: Guerra ai preti! All'armi contro i principi! Le palle dei nemici le raccoglieremo tutte noi entro alle maniche larghe delle nostre tuniche", Lutero non tardò <ad> arringare alla sua volta i potenti con dire: "Su ora, principi, all'armi! Percuotete! All'armi! Ferite! [18]Il cielo si guadagna più colle armi che colle orazioni".

  Poco stante due eserciti agguerriti vennero alle mani, allagarono di sangue un campo di combattimento, stesero morti un monticello di cadaveri. A Saverne perirono ventimila paesani. Altrove se ne fece macello ancor più miserando. Sette città si smantellarono, furono atterrati mille monasteri e trecento chiese vennero consumate dalle fiamme. Questa misera guerra è detta dei paesani. In essa perirono centomila persone sciaguratamente. Lutero vincitore sedeva sul cumulo di tanti morti e gridava alto: "Sono io che nella ribellione ho ucciso i paesani... Se non si fa fischiare l'archibugio, ei saranno cento volte più cattivi".

  8. Eccessi di crudezza siffatta avvenivano nelle altre regioni in cui si predicava la nuova dottrina.

  Zuinglio, prete rinnegato [19]di Glarona, dal 1529 al 1531 armò in parte i cantoni svizzeri contro le regioni di Lucerna, di Uri, di Unterwalden, di Switz, di Zug8. Venti volte discese in combattimento di controversia e per 20 volte fu confuso.

Allora disse a' suoi: "E veniamo alle armi ed al sangue, e voi li vedrete, i nemici, cadere a terra morti come i soldati nell'orto del Getsemani. Non temete. Chi vi parla sono io, Zuinglio, inviato da Dio". Tosto si attaccò la battaglia. Zuinglio fu preso e fatto in pezzi e i suoi sbaragliati.

  Ma nondimeno i soprav<v>issuti vennero ai loro magistrati e dissero: "Quale delle due dottrine abbiamo a seguire, distinguete voi stessi e vi obbediremo". Risposero i magistrati:

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"Fino a nuovo ordine siamo di parere che si segua da tutti il Vangelo puro che fu predicato da Ulrico9 Zuinglio". Il Capitone10, che espose la storia de' suoi fratelli, mette innanzi questa confessione: [20]"Il papato civile di Berna non ha fatto e non fa che ipocriti".

  9. A settentrione d'Europa, nella Svezia, nella Norvegia, nella Danimarca, il clero ed il popolo inchinavano tuttavia alla fede cattolica, ma il re tenne questo discorso: "Io mi trovo in bisogno; voi, preti, soccorretemi e datemi intere le vostre prebende, il popolo vi provvederà di poi più abbondantemente".

E si rivolge anche al popolo dicendo: "Voi dovete pensarla in fatto di religione come io la penso, ovvero io vi abbandono".

I timidi preferirono allo aiuto di Dio il sostegno di un braccio di carne e apostatarono miseramente.

  10. Nella Inghilterra la ribellione avvenne con rovina altresì peggiore. Enrico viii re aveva già scritto un libro contro quello di Lutero Della schiavitù babilonica, e con apparato magnifico avevalo presentato al pontefice sommo, il quale in riceverlo decorò [21]il sovrano inglese con il titolo di difensore di santa Chiesa.

  Ma poco stante Enrico ritornò e disse: "Io, che sì belle cose ho esposto nel mio libro a difesa della Chiesa, ben merito in compenso dalla stessa un privilegio. Domando che sia rescisso il mio matrimonio con Catterina d'Aragona, affinché io sposi quella che meglio piacemi, Anna Bolena"11. Rispose il pontefice: "Non avete già letto che l'uomo non può separare quello che Dio ha congiunto?" 12. Ora Enrico aggiunse: "Ebbene io farò, senza della Chiesa e con grave danno della Chiesa, quello che mi si nega in questo momento". E ritornato chiamò Cramnero, un prete che senza vocazione era

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asceso alla sede di Cantorberì, e gli impose: "Sciogliete il mio matrimonio con Catterina e unitemi ad Anna Bolena". Questi obbedì e fu il primo traditore della fede nella Inghilterra. [22]Cromwello l'accompagnò per incarico del re e con vile adulazione, volendo alla corona di re aggiungere ad Enrico la tiara di papa, emise questa formola in giro nello Stato: "Il re, riconosciuto solo e supremo signore, è, per quanto lo permette la legge del Cristo, il capo supremo". Le guide in Israello del popolo inglese risposero una per una: "Piace, piace". Solo protestò l'illustre <vescovo di13> Rochester, e questi si guadagnò una palma del martire. Tomaso Moro, cancelliere, seguì l'intrepido con gloriosa corona. Tutti gli altri chinarono il capo e dissero: "Disponga<no> il re e Cromwello dell'ufficio nostro e poi anche delle nostre coscienze". E non pure, ma strisciando come rettili vennero con quei del Parlamento dicendo: "Il re è signore assoluto, non deve egli pagare debito di sorta. Anna Bolena, la regina, questa la pregheremo di accettare [23]in dote annua centomila lire sterline in danaro dello Stato".

  Enrico per queste concessioni si faceva tanto più tiranno e sanguinario. In proporre il programma di soppressione dei conventi, parlò ai deputati così: "Sento che il progetto non passerà... ma io vi rispondo che passerà, ovvero avrà fra di voi qualche testa di meno". Enrico viii aveva cominciato <a> bevere il sangue umano e gli piacque. Or volle inebbriarsi e tolse a massacrare i primari della corte e del regno. Gli fu detto che Anna Bolena era venuta meno alla fede coniugale ed egli di botto le fece tagliare il capo. La sventurata s'era vestita testé di bianco alla morte di Catterina d'Aragona. In questo il re s'incoronò a festa ed allo indomani sposossi a Giovanna Seymour. In far questo emise la seguente legge: "Voglio che le ordinazioni [24]del re valgano come gli atti del Parlamento. Se una donna non sia vergine ed osi sposarsi al re, tosto sarà decapitata". La corte di Enrico era diventata come

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un macello di carne umana. Il re ne aveva in lista 60 mila per essere massacrati. Fra i molti la contessa di Salisbury, giunta sul palco, disse al carnefice: "Non piego il capo mio a verun tiranno". Allora fu ferita con colpi di scure e la misera, emettendo rivi di sangue, correva sul palco per nascondersi. Il carnefice le tenne dietro e l'uccise in più riprese. Giammai, nota il Cobbet14, Inghilterra vide atto più sanguinario e più crudo.

  Al governo d'Enrico succedette poi quello di Elisabetta, donna di otto mariti e che pur voleva che i cortigiani l'adorassero genuflessi chiamandola regina [25]vergine. Condannava a morte <colui> che diceva un figlio naturale non esser legittimo erede del trono e continuava le stragi di Enrico stesso. Accadde che nella Scozia governasse la propria cugina, Maria Stuarda, regina di costume e di fede intemerata. Or Elisabetta, volendo disfarsene, si finse tenerissima della Stuarda e intanto fece sobillare tra il popolo: "Chiedete la morte della regina di Scozia, perché dessa fu che avvelenò il proprio marito". E Maria baciava la destra di Elisabetta come l'agnello che bela intorno al suo carnefice, e intanto saliva il palco e diceva: "Sono innocente!", e morivasene. Elisabetta per indurre i popoli alla totale apostasia adoperava le arti inique di Geroboamo e di Giuliano.

  11. Un Tiberio nella Svizzera fu tal Calvino, che frequentando le scuole ottenne il titolo di accusativo e che, cresciuto in [26]giovinezza, fu bollato con ferro rovente in castigo di gravissime turpitudini. Costui, venuto a Ginevra, entrò riformatore scacciandone il vescovo legittimo. Egli, infame scandaloso, avrebbe preteso negli altri una purezza celestiale, ma la sua presenza moltiplicava i delitti e le discordie. Onde infuriando diceva: "I pastori a Ginevra non ottengono più che gli istrioni da teatro". Di notte piantò tante croci in giro della piazza maggiore. Al mattino i ginevrini svegliandosi videro quella selva di alberi con questa iscrizione: "Per chi parlerà male del signor Calvino".

 

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  12. Diamo ora un'occhiata ai riformatori primari nelle ore estreme. Lutero, venuto infermiccio alla volta di Islebio, cadde in deliquio appena scorse il campanile della sua antica parrocchia. Nondimeno riavutosi, entrò in un'osteria e, stando in crapula cogli amici, scrisse [27]con carbone sulla parete: "Pestis eram vivus, moriens mors tua ero, papa". Poco stante, colto da mali di visceri, gridò più furioso e maledisse e spirò.

L'elettor di Sassonia pei suoi eccessi era divenutopingue che doveva cingersi con cerchio di ferro la ventresca perché non iscoppiasse. Ed Enrico viii era sformato sì in grossezza a motivo di eguali disordini, che per muoversi aveva bisogno di strumenti e di macchine. Perirono ambedue vomitando abbominazioni, cresciuti essi stessi in abbominio15 a tutti. Il Zuinglio fu tagliato a pezzi, e Calvino terminò pure con la morte dei persecutori della Chiesa.

  13. Sopra questa pagina di dottrina e di storia protestante fissando testé <la sua attenzione16>, il ministro evangelico Santi Raggi maledisse alla riforma eretica e ritornò in grembo alla Chiesa cattolica. In far questo diede [28]in luce un libro con questo titolo: Perché mi son fatto io cattolico?17 E risponde: "Perché orribile è la morte dell'empio, perché nessun cattolico si fa protestante per esser migliore, ma i protestanti onesti si fanno cattolici per crescere nella perfezione. Manning, Newman, Faber, Wilberforce18, Spencer parlano tuttodì con l'eloquenza della parola e del fatto. Che se un mi dica esser disonore mutar di religione, rispondo con il Werner: Lo so, ed è per questo che io mi sono separato da Lutero apostata". E continua il Santi Raggi: "Mi sono convertito perché studiando la Scrittura ho trovato doversi conchiudere una delle due: o la

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Santa Scrittura si contraddice od i ministri evangelici sono impostori di primo grado. Io credo alla Bibbia perché me la [29]porse Chiesa santa. Vo'19 eseguire le opere della Legge, perché la fede senza le buone opere è fede morta20. Gli alberi buoni danno buoni frutti21, ma i frutti dei riformati non ponno essere salubri, avendo il Lutero stesso detto de' suoi seguaci: Essi sonosi fatti evangelici per il godimento del loro ventre".

  Non sono già troppe le pazzie commesse fin qui e le iniquità perpetrate? Or che importa guadagnar tutto il mondo, se poi si danna l'anima22? Una cosa sola è necessaria: assicurarsi il paradiso. Una cosa sola consola quaggiù, essere molti fratelli che vogliono un solo Dio e una sola carità in Gesù Cristo.

  14. Due grandi nazioni, e desse sole, furono salve in questa miseranda rivoluzione religiosa. Fu salva la Francia, perché fissò un proposito e lo mantenne. Mantenne il proposito di Carlomagno [30]e di san Luigi, che nella gran carta di successione al trono avevano scritto: "Nessuno potrà salire il trono di Francia se non è cattolico". La Spagna fu pure preservata, dacché pose attenzione ad osservare il precetto di san Paolo che dice: "Fuggi le dispute di parole, ma dopo un rimprovero o due evita l'uomo eretico, sapendo che esso è pervertitore e che pecca, essendo condannato dal suo proprio giudizio"23.

  Qui ha termine una pagina di dottrina e di storia nella Chiesa protestante. Vediamo ora una pagina di dottrina e di storia nella Chiesa cattolica.

RIASSUNTO

  1. Lutero e la Riforma protestante.

  2. Nascita e principii di Lutero.

 

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  3. Lo spirito maligno invade Lutero.

  4. Contro due personaggi, san Tomaso ed il [31]pontefice sommo.

  5. Decadenza della fede in Germania.

  6. Carlo v e Francesco i24.

  7. Discordie e stragi fra correligionari in Alemagna.

  8. E nella Svizzera.

  9. Arti maligne nel settentrione d'Europa.

  10. Enrico viii ed Elisabetta nell'Inghilterra.

  11. Calvino a Ginevra.

  12. Morte dei principali riformatori.

  13. Deduzione di Santi Raggi.

  14. Francia e Spagna salve dalla invasione protestante.





p. 357
1 Originale: Luderi; cfr. R. F. Rohrbacher, Storia universale, xii, p. 173.



p. 358
2 Più chiaramente in R. F. Rohrbacher, Storia universale,  xii, p. 239: “Per conseguenza Lutero si vede obbligato di negare che ve ne siano sette [Sacramenti]. Per ora egli condiscende ad ammetterne tre. Poiché, soggiunge egli, a parlar colla Scrittura, non ve n'è che uno e tre segni sacramentali”.



3 Questa medesima espressione oscura è usata dall'A. anche in Da Adamo a Pio ix, iii, in Opere edite ed inedite di Luigi Guanella,  ii/1, Roma 1995, p. 752. In R. F. Rohrbacher, Storia universale, xii, p. 229: “Lutero pone per principio che, secondo le parole di s. Pietro: Voi siete un sacerdozio regale e un regno sacerdotale, tutti i cristiani sono egualmente preti e re”.



p. 359
4 Cfr. Gv 8, 44.



p. 360
5 Originale: personaggi Priera, Ensem e Gaetano; cfr. R. F. Rohrbacher, Storia universale, xii, p. 216, p. 219.



p. 361
6 Originale: Ascolti; cfr. ed. 1931, p. 121.



7 Originale: Varborgo; cfr. R. F. Rohrbacher, Storia universale, xii, p. 283.



p. 362
8 Diversamente in R. F. Rohrbacher, Storia universale, xii, p. 370: “Lucerna, Uri, Svitto, Unterwald e Zugo”.



p. 363
9 Originale: Ulbrico; cfr. R. F. Rohrbacher, Storia universale, xii, p. 348.



10 Originale: Capitona; cfr. R. F. Rohrbacher, Storia universale, xii, p. 375.



11 Originale: Anna Maria Bolena; cfr. R. F. Rohrbacher, Storia universale, xii, p. 432.



12 Cfr. Mt 19, 6.



p. 364
13 Per l'integrazione cfr. R. F. Rohrbacher, Storia universale, xii, p. 446.



p. 365
14 Originale: Gobbet; cfr. R. F. Rohrbacher, Storia universale, xii, p. 459.



p. 366
15 Originale: cresciuti egli stesso in abbominio; nell'ed. 1931, p. 130: “cresciuti eglino stesso in abbominio”.



16 Per l'integrazione cfr. ed. 1931, p. 130.



17 A p. 37 della terza edizione di di Santi Raggi, Perché mi son fatto cattolico? Memorie di Santi Raggi Antico Ministro evangelico (Torino, Libreria Editrice Internazionale della S.A.I.D. Buona Stampa, 1913, 39 p.) sono indicate le due precedenti edizioni dell'opuscolo disponibili per l'A.: Torino 1883 e Nostra Signora di Lerino 1884.



18 Originale: Wilber; cfr. S. Raggi, Perché mi son fatto cattolico?, p. 12.



p. 367
19 Originale: V'ho; cfr. ed. 1931, p. 131.



20 Gc 2, 20.



21 Mt 7, 17.



22 Cfr. Mt 16, 26.



23 Tt 3, 9-11.



p. 368
24 Originale: Francesco v; cfr. p. [1][14][1].



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