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Seconda festa di
Pentecoste
Luce nel mondo
1.
[81]La luce nel mondo è godimento carissimo. Tutti sospirano alla luce
materiale del dì. Ma non tutti bramano la luce spirituale dell'anima. Di questa
enorme folla se ne lagna il divin Salvatore nell'odierno Evangelo. Dice Gesù
Cristo per bocca di san Giovanni: "Il Signore amò così il mondo da dare
per esso il suo Figliuolo unigenito, affinché ognun che credesse in lui non
avesse a perire, ma a godere la vita eterna. Chi crede in lui non si giudica,
ma chi non crede già è giudicato, perché non crede nel nome dell'unigenito
Figliuol di Dio. Questo poi è il giudizio, che la luce venne nel mondo e gli
uomini amarono maggiormente le tenebre che la luce, perché cattive erano le
loro opere. Per vero ogni uomo che agisce malamente odia la luce e non viene
alla luce, perché non sieno rimproverate le sue opere; chi poi opera la verità
viene alla luce, perché [82]sieno manifestate le opere di lui, perché
in Dio sono fatte"24.
Eccoci
spiegato un mistero nella vita. La verità, che è luce, non si ascolta
volontieri da tutti gli uomini. I cristiani che sanno di essere coperti da una
lebbra di perversità, questi non bramano la luce del dì. Bramano nascondersi nelle
tenebre della notte. Ecco il giudizio nel mondo: "La luce venne nel mondo,
ma gli uomini amarono più le tenebre che la luce". Scorgiamo parte a parte
questo giudizio e sappiamo valerci.
2. In
questo secolo di progresso si è fatto notte del giorno e della notte si è fatto
giorno. Il costume della città <per> molti è di muoversi al passeggio ed
agli affari nelle ore di notte rischiarate dai fanali di luce viva. Hanno poi
il costume di chiudere le finestre alla luce del dì per godersi in una beatitudine
pacifica i riposi prolungati. Strano consiglio!
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Ma il peggior danno è che del giorno di verità del santo Evangelo vogliono
molti farne una notte di paganesimo, e che della notte di errore vogliono
provarsi a dichiarare un dì di piena luce. Non parrebbe possibile se non fosse
vero. Ma questa mostruosità si dà [83]pur troppo. Provatevi ad
appiccar discorso con più di loro che si vantano <di> sapere di
religione. Vi discorrono delle dottrine di Confucio, di Maometto, di Lutero, di
Voltaire, di Mazzini come di insegnamenti splendidissimi. Dicono che le
dottrine e le massime cattoliche son quasi lumicino di una candela di sego al
confronto dello splendor del sole. Miseri, miseri! Vogliono proprio far notte
del giorno e le tenebre trasmutarle in luce. Cristiani cosiffatti credono
stortamente, perché vogliono mattamente vivere. Questi cristiani sono forse in
qualche cosa migliori dei pagani?
3.
Diamo ora uno sguardo generale sul Cristianesimo. Si trovan cristiani i quali
hanno occhi e ali come di aquila. Vogliono conoscere tutto il meglio che sanno
di Dio per poterlo eseguire. A fine di intendere, si sforzano a guisa di aquile
per ascendere al più alto o dello studio o della contemplazione. Carissime
anime, quanto piacete al Signore! Voi avete bastato per rischiarare in ogni
secolo le tenebre del mondo.
Ha poi
dei cristiani i quali hanno la vista non così forte, ma alquanto losca. Si
stancano dei precetti molto sublimi. Si [84]atterriscono allo
splendore di verità che irradia gli intelletti più puri. Non vogliono saperne
assai per non esser poi costretti a molto praticare.
E
finalmente ha dei cristiani che come uccelli notturni odiano qualsiasi luce di
verità, e questi sono fra tutti i più meschini, meritevoli al sommo di essere o
compatiti o fuggiti. Poniamo, o fratelli, una mano sul nostro cuore e poi
domandiamo al nostro cuore: di queste tre classi di cristiani, a quale
appartengo io dunque?...
4. I
cristiani che bramano altamente conoscere delle cose di Dio sono le anime più
care al cielo e che dal Signore sono maggiormente favorite. Giovanni nella sua Apocalisse
scorse tutti i misteri dei patimenti e dei trionfi della Chiesa di Gesù Cristo
sino alla fin del mondo. Giovanni rapito al cielo scorse
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la
gloria che circonda i vergini del Signore. Paolo elevato al terzo cielo vide la
gloria di Dio e ammirò le ineffabili gioie del paradiso. Ignazio nella sua
grotta di Manresa ebbe da alto tante illustrazioni che poi era solito dire:
"Se mancassero le Scritture [85]Sante, io crederei nondimeno con
eguale fermezza".
E voi
interrogate tante anime buone, le quali si intendono così bene dei misteri del
Signore e che con l'ali della fede si innalzano a sublimi altezze. Certamente
queste anime aprono le finestre del proprio cuore a Dio. Il Signore poi tanto
dà loro di luce quanto esse dispongonsi a riceverne. Piaccia al cielo che anime
così elette si trovino almeno molte nel mezzo della Chiesa del Salvatore.
5. Ma
sono cristiani su questa terra che abborrono affatto la luce del Signore e
chiudono in faccia a quella le finestre del proprio cuore. Vero, pur troppo! Ha
di quelli che di religione non vogliono che si parli. Se sono costretti
<a> sentir una predica, corrono a svagarsene per non lasciar svegliare un
rimorso. Se vedono un esempio di morte, corrono per allontanarsene. Se odono
l'ammonizione di un amico, crollano le spalle. Non vogliono intendere per non
essere obbligati ad operare. Sono come quei fanciulli tristi i quali abborrono
di intendersi delle cose della famiglia per non esser costretti a movere una
pagliuzza da terra. Ingrati cristiani, i quali spietatamente [86]chiudono
gli occhi al sole di giustizia Cristo Gesù!
6.
Molti cristiani, e questi sono i più nel mondo, tengono le finestre socchiuse.
Sapere per praticare sol quello che è strettamente necessario a salvarsi,
questa è massima che molti volontieri adottano per sé. E questi son forse
quelli di cui ragiona l'odierno Evangelo. Amarono meglio le tenebre che la
luce. E se fosse così, oh quanto è a temere!
Il
demonio incomincia da inspirare freddezza per le cose di religione. Se lo sa,
il maligno, che quando voi siate contenti a rimaner socchiusi, presto passerete
ad amare ancora le tenebre più fitte! Perciò abborrite quanto sapete i discorsi
contrari alla santa religione. Temete le persone che affatto non sono sicure
nella massima cattolica. E state lungi da tutti quei
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libri
e da quei giornali che quantunque non vi tolgano la luce del giorno della
verità, pure attendono per sminuirla più che per accrescerla.
7. Di
qui una conclusione che non deve lasciar veruno senza molto spavento. Di questi
che amano più le tenebre che la luce il giudizio è fatto omai. Che giudizio
[87]fareste voi del figlio che scorgendo venire il padre se ne fugge o
si sta indifferente? Ha dei figli che si vergognano dei propri genitori. Ha
degli amici falsi che dell'amico discorrono più con disfavore che con favore.
Gli ebrei in generale e i betlemiti in particolare non vollero ricevere la luce
del salvatore Messia. E voi trovereste per quelli una parola di scusa? Non
vollero vedere, sonosi già condannati da sé.
Temiamo, o fratelli, a questa intimazione severissima. Preghiamo che Dio ci
scampi. E già che Gesù Cristo, luce in questo mondo, si è mostrato, non usiamogli
il costume di riceverlo con freddezza, perché sarebbe ingiuria pessima.
Riflessi
1. La luce
nel mondo.
2.
Notte di giorno e giorno di notte.
3. Tre
classi di cristiani nel mondo.
4.
Bellezza dell'anima che aspira per intendersi altamente delle cose di Dio.
5.
Orrore per quell'anime che chiudono affatto le finestre per non vedere.
6. Compatimento a quelle anime che tengono le finestre della mente non
spalancate, ma socchiuse.
7. Chi non vuol vedere è già condannato.
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