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Evangelio
<della domenica>
di Quinquagesima
Amico o nemico?
1. [119]Siamo in pieno carnovale. Che fratellanza scorgiamo in questi
dì fra gli uomini? Tutti a mangiare ad una mensa, tutti a divertirsi come
meglio sanno, tutti a godere come meglio possono.
Ma proprio in questo giorno ci appare una figura di mestissimo dolore. È Gesù
Cristo che dice a' suoi discepoli: "Un momento ancora eppoi il Figliuol
dell'uomo sarà dato in mano a' suoi nemici che lo tormentino in croce, come
hanno preconizzato i profeti santi". In questa angustia Gesù camminava
verso a Gerico. Sulla via un povero cieco gridava: "Signore, che io veda,
Signore, che io veda!". Il popolo di gente rimproveravanlo e gli parevano
soffocar in gola la parola. Ma il poveretto continuava: "Signore, che io vegga!".
Il buon Gesù si accostò e in un [120]momento lo guarì. Il cieco
fortunato, oh come lieto diè gloria a Dio!30...
Siamo in pieno carnovale. I cristiani si abbracciano in godimenti e Gesù
intanto si duole e compie un'opera buona di guarire un cieco. Che è questo?
Amico o nemico è il liberalismo, che di questi dì corre più sbrigliato che il
solito? Nemico, nemico pessimo! Statemi ad udire e poi risolvete ancora voi
medesimi.
2. Siamo in giorni di pieno carnovale. Molti vi vengono intorno a dirvi: "Bisogna
in questi dì procurar di piacere a tutti, la malinconia convien scacciarla...
Bando agli scrupoli... Finalmente un po' di allegria piace a Dio e agli uomini.
Un ballo, che monta?... E una serata di teatro... e un'altra di maschere o di
veglione, che male è poi? È un divertimento onesto che viene poche volte in un
anno". E così vi continuano - 241 -
intorno con un soffio di
liberalismo, che il ciel vi guardi.
Ed or ditemi in fede vostra, o fratelli: se voi date ascolto a questi liberali
del carnovale, credete che li avrete accontentati? Oibò, oibò! Per piacere agli
uomini ci vuol tempo, si richiedono prove di sacrificii. Se andate con questi
liberali del [121]carnovale, bisognerà che parliate in tutto come
loro, che scherziate come loro, e bisogna che mostriate di ridere e scherzare
di cuore, o sia con convinzione, perché diversamente non vi credono.
Ma il vostro cuore che ama ancora Iddio e che teme il peccato potrebbe portarsi
così? Non lo credo, non lo credo. Sicché andando al carnovale non vi illudete:
la stima delle persone che vi invitano non la guadagnate. O se per caso vi
sembri di guadagnarvela, fin quando durerà? Potrete piacere per quella serata,
ma allo indomani, quando scorgono che voi ritirate l'attenzione alla casa, alla
famiglia, al timor di Dio, voi siete perduti al cospetto di costoro. Udiste
come aguzzano le lingue a criticarvi? Vedeste come vi trattano con scherno?
Sicché non è meglio lasciarli i liberali con il loro liberalismo? Lasciateli,
lasciateli. Vi troverete assai più contenti. Perché infine da queste baldorie
carnovalesche il vostro cuore rimane edificato o sedotto, è soddisfatto ovvero
rimane ferito?... È inutile che vel dica io; me l'avete confessato già voi
altri che non basta una quaresima di penitenza per rifare i danni di un
carnovale di pazzia.
Eppoi non volgete [122]più l'occhio a quella immagine di dolore, Cristo
Gesù che si dispone a morire per i figli peccatori? Oh che cuore a ridere e
saltar tanto, mentre che il padre discorre di tormenti e di agonie. Cristiani,
cristiani, meglio è che ricordiate quel detto dello apostolo Paolo ai suoi di
Galazia: "Forse che io cerco di piacere agli uomini? Se ancora piacessi
agli uomini, io non sarei servo del Signore"31.
3. Agli uomini ed a Dio si potrà piacere per un momento, ma non a lungo. Può
accadere che in una serata di ballo uno
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stia
guardingo e non commetta peccato mortale. Può avvenire che uno intervenga al
teatro ed alla mascherata, eppoi che non acconsenta alle sciocchezze che sente,
alle vanità scandalose che gli tocca vedere. Ma è quasi impossibile che un
cristiano frequenti questi convegni di liberalismo e poi che non cada.
Finalmente che sono questi balli e questi teatri e queste maschere? Non porto
solo il mio giudizio. Ascoltate <per> primo il giudizio di personaggi più
autorevoli.
San Francesco di Sales dice: "Il tempo di carnovale è il tempo de' miei
dolori e delle mie afflizioni. Ohimé -- esclamava -- quanti
[123]disordini, quante dissolutezze e quanti rilassamenti!". E in
questi giorni Francesco di Sales faceva gli Esercizii spirituali. San Vincenzo
Ferreri lo chiamava con alto orrore tempo infelicissimo, in cui si passa con
franchezza da peccato in peccato e si corre a briglia sciolta a perdizione. Il
gran servo di Dio Giovanni da Foligno32 chiamava il carnovale l'epoca
di vendemmia del diavolo. San Giovan Grisostomo chiamava in particolare il
teatro pessimo luogo, pieno de' più pestilenziali morbi. Sant'Agostino lo
chiama pompa di Satana. E san Cipriano, mettendo tutto assieme teatri e balli e
maschere, dice che non sono altro che invenzioni di Satanasso. Non vi dico poi
quanto piangessero sopra questi divertimenti pericolosi e santa Catterina e san
Carlo Borromeo e sant'Efrem. Non vi dico come <li> deplorano tutti i dì i
buoni cristiani.
E a voi piace ancor di ridere?... Direte che a questi tempi il male del
carnovale non è sì grave come in passato. Ma vi prego a tacere. Forse che i
cristiani di questo secolo sono un popolo di santi?... Ritenetelo dunque: è
impossibile frequentare a lungo questi divertimenti e poi non cadere in peccato
[124]grave. Chi vuol piacere siffattamente agli uomini finirà con
dispiacere a Dio.
4. Direte: il mondo è sempre stato mondo. Ma vi rispondo: appunto per questo è
che tanti sonosi dannati in
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ogni
età. Direte: i giovani
sovrat<t>utto sono briosi; come
si fa a contenerli?... Adoperatevi come meglio suggerisce un buon cuore
cristiano. Se i vostri figli minac<c>iassero
di buttarsi nelle acque ad affondare ovvero di trapassarsi il cuore con un
ferro tagliente, trovereste modo di impedire. Ma quanto più vi deve premere di
impedire una morte morale dell'anima!
Finalmente i figli e le figlie vostre dipendono da voi genitori per vitto,
dipendono per vestito, dipendono per ogni caso della vita da sani e da malati.
Oh che padri sarebbero quelli che si lasciano imporre dalle pretensioni di un
giovinotto! Oh che madri quelle che si lasciano impaurire dalle pretese di una
figliuola imprudente! Direte che voi avete bisogno di tutti e che vi piace
stare con tutti e piacere ad ognuno.
5.
Ebbene sia così. Ma almeno se volete piacere al prossimo in generale,
piacetegli con procurare a loro ed a voi ogni [125]sorta di bene, non
mai però con un danno qualsiasi. Siate uomini riflessivi che sanno parlare a
modo dei saggi. Oh come piacerete con questo solo agli uomini! Siate cristiani
prudenti che sapete discorrere e tacere a suo tempo, che sapete senza
ostentazione porgere un avviso salutare, dare un consiglio soddisfacente; oh
come con questo piacerete al vostro prossimo!
In tutto siate cristiani di molta carità. Con voi dovete essere pacifici, con
gli altri mansueti. Cercate di far un po' di bene a tutti quelli che vi
circondano. E quando voi siete in prosperità non mostrate giubilo soverchio.
Quando vi trovate nello infortunio non vi abbattete troppo nell'animo per non
dispiacere ai vicini vostri. Usate gran bontà anche con i morti, con discorrer
bene di loro e pregare per essi. Queste massime, o fratelli, se bene avvertite,
sono massime contrarie il più delle volte a quelle del liberalismo
carnovalesco, ma appunto perché sono contrarie, son da ritenere.
Il vescovo di Magonza, l'invitto Guglielmo Emanuele di Ketteler deponeva
[126]testé l'uffizio di deputato su i banchi dell'assemblea di Berlino
e diceva: "Accettai l'onorevole incarico di rappresentante del popolo
tedesco quando era speranza di bene; or me ne cesso, dacché gli errori del
liberalismo si accolgono e i vincitori piegano ai vinti". Fratelli miei,
imitate
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questo
esempio. Rassegnate a chi meglio piace l'ufficio di comparire sui banchi dei
divertimenti carnovaleschi. Né, entrato un liberalismo sfrenato, impossibile è far
del bene là. Il bene si fa con seguire le massime del santo
Evangelo. Chi ricopia in sé le virtù del divin Salvatore piacerà a molti di
loro. Che se ad alcuni nemmen con questo giungete a piacere, allora
confortatevi in ricordare che finalmente non si può contentare il mondo e poi
esser cari ancora a Dio. Siete convinti alla fine? Confessatelo dunque: il
liberalismo del carnovale non è amico che salva, ma è nemico che danna.
Riflessi
1. Amico o nemico il liberalismo carnovalesco?
2. [127]Scorgetelo il liberalismo carnovalesco. È nemico manifesto.
3. Rinunciate al liberalismo carnovalesco, perché a lungo agli uomini ed a Dio
non si può piacere.
4. Sforzatevi tutti per piacere a Dio.
5. O se volete piacere anche agli uomini, piacete loro con essere sempre
cristiani saggi.
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