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Evangelio
della domenica quarta
dopo Pentecoste
Una pessima radice di
male
1. [238]Noi guardiamo alla società e ne prendiamo vive afflizioni al cuore.
Contadini poveri che mangiano male e alloggiano tristamente, operai che non
hanno mai un centesimo per l'indomani, figliuoli che vanno alla scuola
stracciati ed altri in numero che vagano intorno, figlie disonorate e padri e
madri che recano in volto l'impronta del malcontento e della disperazione.
Miseria, miseria! Ma è il Signore che ha creato l'uomo per la infelicità?...
No, no! Iddio l'ha fatto felice ed innocente, l'uomo. L'uomo e la donna sonosi
poi resi colpevoli epperciò infelici. Meschinelli! Volgessero almeno i loro
occhi lagrimosi al cielo, ma all'alto non pensano, si lasciano rodere il cuore
dal verme dello interesse e così si rendono a
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mille
doppi infelici. [239]Ascoltate pure il discorso testuale dello
Evangelio.
"Stando Gesù alla riva del mare di Genezaret, una gran turba di popolo si
affollò intorno a lui per ascoltare la parola di Dio. Gesù vide alla sponda del
lago due barche che stavano ferme, i pescatori ne erano discesi e lavavano le
loro reti. Salito su di una di dette barche, che era di Simone, e dettogli di
trarre un po' al largo, si assise e indi prese ad ammaestrare le turbe. Finito
che ebbe di parlare, disse a Simone: Va in alto e getta le reti per fare la
pesca. Simone gli rispose: Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e nulla
abbiamo preso, ma sulla vostra parola getterò le reti. Avendo ciò fatto,
presero una sì smisurata quantità di pesci che la rete si rompeva. E fecero
segno ai compagni che erano nell'altra barca perché venissero in loro aiuto; quelli
vennero ed empirono le barche talmente che stavano per affondare. Veduto
questo, Simon Pietro si gettò ai piedi di Gesù e gli disse: Ritiratevi da me, o
maestro, perché io sono peccatore.
Concios<s>iaché restò
sopraffatto dallo stupore egli e gli altri che erano presenti alla pesca, non
che Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo,[240] che erano compagni di
Simone. Gesù disse a Simone: Non temere, d'ora innanzi prenderai degli uomini.
E avendo ricondotte le loro barche a terra, abbandonarono ogni cosa e lui
seguitarono" (San Luca
c<apitolo> 5)68. Fin
qui il santo Evangelo.
Li vedete là adesso gli operai pescatori mendici e pezzenti?... Lavorano tutta
<la> notte senza cavare un pesciolino perché non pensano a Dio. Ma adesso
che si sono incontrati con Gesù e che promettono <di> seguirlo come
pescatori di anime, raccolgono in un tratto solo quanto non avrebbero ottenuto
in molti mesi di tempo.
In seguire Gesù son fatti pescatori di uomini e qui come apostoli sono
addivenuti i salvatori del mondo. Vi par che meglio convenga pensare a Dio che
alla terra?... Però si trova pur troppo chi pensa soverchio allo interesse del
mondo. Questi si lasciano corrompere il cuore da una radice perniciosa - 304 -
di male, finché muoiono. Non sono io a dirlo, è Gesù Cristo: "La radice di
tutti i mali è la cupidigia, cui alcuni seguendo hanno smarrita la fede e
sonosi avvolti in molti dolori" (San Paolo a
Tim<oteo> 6)69.
2. Ha in certi campi o in taluni orti [241]delle radici pessime che
bastano a mandare in rovina tutto il ricolto. Radice pessima che guasta il
cuore del cristiano è l'avarizia. Uno interessato avaro par che nemmeno abbia
cuore. Mi rincresce il dirlo: finché vive, lo ingordo è come l'animale di
stalla che non è atto se non che a recar disturbo. È come lo stabbio medesimo,
materia atta per ogni cattivo odore. Un superbo fa noia a rimirarlo, ma un
avaro mette ribrezzo. Il superbo che non ha ricchezze lascia di sfoggiare
perché non può. L'avaro sfoggia per tiranneggiare.
Fratelli miei, ascoltate questo detto di sant'Agostino: "Uomo, vuoi tu
saper quel che sei?... Bada a quello che ami. Se tu ami la terra tu sei
terreno, se poi ami il cielo sei celeste. Ami tu Iddio sopra tutte le cose?...
Consolati, che già tu sei diventato divino". Ma l'avaro non è del cielo
perché non vi guarda. Non è di Dio perché lo pospone a un vile interesse. Di
chi è dunque l'avaro?... È un misero che striscia sulla terra e che appetisce
alla terra come la serpe <ad> un vapor di polve che si eleva terra a
terra. Via da noi la avarizia: è radice pessima.
3. [242]La malaugurata cresce in pianta, spande rami ed emette intanto
un odor fetido che fa perdere la mente a quelli che s'adagiano là e dissecca
intorno ogni filo d'erba benefica.
Facciamo un caso pratico. Ha certe persone, specialmente d'uomini e d'uomini di
traffico o di impiego, che non si sa di qual colore sieno in cose di religione.
Con i cristiani pii vi parlano da santo, con i cristiani spregiudicati
discorrono da massonico. Sono protestanti con i protestanti, ebrei con gli
ebrei e tengono in pronto sulle labbra sorrisi per accontentar tutti e modi per
piacere a tutti. Intanto fanno bene i loro interessi. Fingono pietà, ostentano
galantomismo e si professano
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onesti.
Fidatevi, fa così anche il rospo con la donnola quando se la vuol inghiottire.
Camminano sulla terra animali che sono crudi nelle abitudini, schifosi nel
corpo, deformi nella struttura. Si dicono mostri e sono i più temuti di tutti.
Mostro orrendo è l'interesse sregolato. Fuggiamolo, fuggiamolo a tutta possa.
4. Direte dunque <che> non si dovrà più pensar da nessuno alla terra e da
nessuno si dovrà trattare?... Guardatevi pur come vi aggrada,[243] ma non
vi lasciate adescare. Lavoratela la terra, ma non vi imbrattate con essa. Lo
comprendo ben io. Vi dico cosa che in pratica è difficile <ad> eseguirsi
perfettamente, ma che non può il cristiano con l'aiuto della divina grazia?...
Si possono maneggiare i veleni e poi non restar attossicati. Si può lavorar nel
mercurio e poi non rimanerne offeso, ma è molto difficile, per lo meno è
bisogno di molta attenzione.
Adoperiamo noi stessi diligenza in discorrere per questa misera terra e saremo
salvi. Male non è posseder sostanze, ma è pessimo danno attaccarvi il cuore. Le
sostanze sono strumento di cui uno può usar in utile e anche in danno della
vita. Oh, se i ricchi adoperassero almeno in parte le proprie sostanze in
favore dei poveri, in sollievo degli infermi, in decoro del culto di Dio!... Un
giorno si praticava così con più frequenza dai possidenti e allora le cose
camminavano più prosperamente.
5. Ma oggidì i cristiani aderiscono alla terra. Vivono come se dovessero essere
eterni quaggiù. Per questo sono poi tanto più infelici. Lamentano i nostri
padri che più non si scorge in volto ai fratelli quel tratto ilare e cortese
che era proprio di [244]un tempo. Adesso è una stagione sempre
malinconica e un nero cupo che viene a fissarsi sopra alle persone e
intorno. Che è questo?... Ascoltatelo! Gli avari con il fatto
dicono ad ogni evenienza: "Meglio una moneta che Dio", e si vendono
al demonio per di meno che trenta denari. Intanto con il Satanasso entra nei
loro cuori il timore dello inferno... Or come è possibile che su quel volto di
cristiano brilli una scintilla di gioia, che in mezzo a quel cuore scenda il
conforto di una soddisfazione?...
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6. Guardiamoci dall'avarizia, se vogliamo andar salvi da molti mali. E se essa
ha posta già radice nel nostro cuore, strappiamola. Levar le radici di un
albero è fatica, lo so. Già costa fatica tagliar i rami, maggior fatica è
tagliare il tronco. Rami sono le passioni di ira, di invidia, di gelosia.
Tronco è quello di superbia. L'avarizia è radice. La radice non si vede spesse
volte perché è nascosta. Quand'anche la si venga <a> ritrovare, è facile
che non la si scopra tutta intieramente.
Non si trova perfino cristiani spirituali che pure conservano affetto sregolato
alla roba di sostanza, agli oggetti di uso? Ha persino dei religiosi i quali
hanno rinunziato [245]a tutto, eppure che non lasciano di bramare un
oggetto, di ritenere affetto per un danaro. Oh come conviene che maggiormente
stiamo in attenzione noi, i quali siamo tanto avvolti nelle cose di terra! Mano
alla scure, recidiamo quei germogli infesti che ci danno tanto male.
Ritorniamo dove siamo partiti. Perché tante sciagure in questo mondo?... Perché
nella società stessa cristiana tanto disordine ne' corpi e nelle anime?...
Avviene perché i cristiani pensano maggiormente alla terra che al cielo. Come
può il Signore benedire a' figliuoli che hanno lasciato di regolarsi secondo lo
spirito, per attenersi alle vanità della terra? Vero, vero, una pessima radice
di male è l'avarizia. Il ciel ci guardi che in cuor nostro alligni radice che
apporta una vera pestilenza di male.
Riflessi
1. Una pessima radice di male è la avarizia.
2. È radice che corrompe il cuore del cristiano.
3. [246]Fa perdere la mente, e con la mente il cuore.
4. Bisogna vivere in terra senza attaccare alla terra il proprio cuore.
5. Chi fa diversamente avrà molti dolori a sostenere.
6. E difficilmente poi potrà strappar dal cuore una radice di male che ha
preso dominio.
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