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10. Assistenza sociale.
1.
Passiamo ora a un'altra questione non meno grave e importante: vogliamo cioè
precisare alcune norme che riguardano l'ordinamento cristiano della società
secondo i principi della giustizia e della carità. Mentre l'ideologia comunista,
oggi dappertutto diffusa, facilmente inganna l'animo semplice e incolto del
popolo, a Noi sembra di udire le parole di Gesù: "Mi fa compassione questo
popolo" (Mc 8,2). È assolutamente necessario mettere in pratica con somma
diligenza e zelo i santi principi della sociologia insegnati dalla chiesa.
Bisogna senz'altro preservare i popoli, o guarirli se ne fossero contaminati,
da quelle perniciose dottrine che assegnano agli uomini come unico scopo di
questa vita il godimento dei piaceri terreni e, affidando al potere arbitrario
dello stato l'acquisto e l'uso d'ogni proprietà, deprimono talmente la dignità
della persona umana da distruggerla quasi completamente. Occorre insomma
inculcare a tutti in pubblico e in privato che noi siamo esuli in cammino verso
una patria immortale, e siamo destinati a una vita eterna e a un'eterna
felicità che, dietro la guida della verità e mettendo in pratica la virtù,
dobbiamo un giorno conseguire. Solo Cristo è vindice della giustizia umana e
consolatore dolcissimo degli inevitabili dolori della vita presente; egli solo
ci mostra il porto della pace, della giustizia, del gaudio eterno, al quale
tutti, redenti dal suo sangue, dobbiamo arrivare dopo questa vita terrena.
2.
Però è dovere per tutti ridurre, lenire e alleviare per quanto è possibile le
angustie, le miserie e i dolori dei fratelli anche in questa vita terrena.
3.
La carità potrà portare certamente un qualche rimedio a molte ingiustizie
sociali, ma non basta; anzitutto bisogna che fiorisca, domini e sia realmente
applicata la virtù della giustizia.
4.
A questo proposito, Ci piace riportare le parole da Noi pronunciate davanti al
sacro collegio cardinalizio e ai vescovi e prelati nel messaggio natalizio del
1942: "... La chiesa condannò i vari sistemi del socialismo marxista, e li
condanna anche oggi, com'è suo dovere e diritto permanente di preservare gli
uomini da correnti e influssi, che ne mettono a repentaglio la salvezza eterna.
Ma la chiesa non può ignorare o non vedere, che l'operaio, nello sforzo di
migliorare la sua condizione, si urta spesso contro qualcosa, che, lungi
dall'essere conforme alla natura, contrasta con l'ordine di Dio e con lo scopo,
che egli ha assegnato per i beni terreni. Per quanto fossero e siano false,
condannabili e pericolose le vie che si seguirono, chi, e soprattutto quale
sacerdote o cristiano potrebbe restar sordo al grido, che si solleva dal
profondo, e che, nella condizione comune, invoca da un Dio giusto giustizia e
spirito di fratellanza? Ciò sarebbe un silenzio colpevole e ingiustificabile
davanti a Dio, e contrario al senso illuminato dell'apostolo, il quale, come
inculca che bisogna essere risoluti contro l'errore, sa pure che si vuol essere
pieni di riguardo verso gli erranti e con l'animo aperto per intenderne
aspirazioni, speranze e motivi... La dignità della persona umana esige dunque
normalmente come fondamento naturale per vivere il diritto all'uso dei beni
della terra; a cui risponde l'obbligo fondamentale di accordare una proprietà
privata, possibilmente a tutti. Le norme giuridiche positive, che regolano la
proprietà privata, possono mutare e accordare un uso più o meno circoscritto;
ma se vogliono contribuire alla pacificazione della comunità, dovranno impedire
che l'operaio, che è o sarà padre di famiglia, venga condannato a una
dipendenza e servitù economica, inconciliabile con i suoi diritti di persona.
5.
Che questa servitù derivi dal prepotere del capitale privato o dal potere dello
stato, l'effetto non muta; anzi, sotto la pressione di uno stato che tutto
domina e regola l'intera vita pubblica e privata, penetrando fin nel campo
delle concezioni e persuasioni e della coscienza, questa mancanza di libertà
può avere conseguenze ancora più gravose, come l'esperienza manifesta e
testimonia".15
6.
Sta ora a voi, venerabili fratelli, che vi affaticate nei territori di
missione, far di tutto perché questi principi e queste norme vengano tradotti
nella pratica. Tenendo conto delle varie circostanze locali, voi, consultandovi
nelle conferenze episcopali, nei sinodi e in altre riunioni, siate solleciti di
dar vita secondo le vostre possibilità a tutte quelle associazioni, unioni e
istituzioni di carattere sociale ed economico che venissero richieste dai tempi
e dalla particolare indole dei popoli a voi affidati. Ciò, senza dubbio, è una
esigenza del vostro pastorale ministero, affinché il vostro gregge, travolto da
nuove concezioni che si presentano sotto le apparenze della giustizia e della
verità, e sospinto da cattivi impulsi, non venga traviato dal retto cammino. I propagatori
della fede che vi accompagnano nel vostro illuminato lavoro devono essere
modelli e maestri a tutti anche nell'azione sociale: "I figli di questo
secolo sono più prudenti di quelli della luce" (Lc 16,8). Sarà opportuno
però che i missionari si servano, per quanto è possibile, dell'opera dei laici
cattolici particolarmente onesti e competenti, per intraprendere e promuovere
iniziative di tal genere.
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