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15. Appello a tutto il mondo
cattolico.
1.
Infine non vogliamo porre termine a questa enciclica senza rivolgere con
affetto il Nostro pensiero al clero e a tutti i fedeli e manifestare loro
anzitutto la Nostra vivissima gratitudine. Anche quest'anno infatti gli aiuti
per le missioni hanno segnato un sensibile aumento. Certo, non c'è carità più
utile di questa, destinata a estendere il regno di Dio e a procurare la
salvezza di tante anime infedeli, poiché il Signore "comandò a ciascuno..,
di aver pensiero del suo prossimo" (Eccli 17,12).
2.
A questo proposito crediamo ora opportuno ripetere con rinnovata ansia e
insistenza quanto già abbiamo detto nella lettera indirizzata al Nostro diletto
figlio il signor cardinale Pietro Fumasoni Biondi, prefetto della S. C.
"De propaganda fide" il 9 agosto 1950: "I fedeli tutti
perseverino nel proposito di sostenere le missioni, moltiplichino le loro
iniziative a vantaggio di queste, innalzino incessantemente a Dio fervorose
preghiere, prestino aiuto a quanti sono chiamati all'apostolato missionario,
procurando loro i necessari mezzi secondo le possibilità.
3.
La chiesa, infatti, è il corpo mistico di Cristo, nel quale "se un membro
patisce, patiscono insieme tutte le membra" (1 Cor 12,26). Perciò, essendo
oggi molte di tali membra tormentate da acerbe sofferenze e ferite, tutti i
cristiani sono vincolati dal sacro dovere di unirsi a loro con solidarietà e
simpatia. In alcune terre di missione il furore della guerra ha devastato e
distrutto in una maniera orribile non poche chiese e residenze, scuole e
ospedali dei missionari. Tutto il mondo cattolico, che certamente è animato da
speciale sollecitudine e carità verso le missioni, darà generosamente gli aiuti
atti a riparare tali danni e a ricostruire tanti edifici".23
4.
Vi è ben noto, venerabili fratelli, che oggi quasi tutta l'umanità va
rapidamente dividendosi in due schiere opposte, con Cristo o contro Cristo. Il
genere umano al presente attraversa una formidabile crisi che si risolverà in
salvezza con Cristo o in funestissime rovine. L'alacre opera dei predicatori
dell'evangelo s'adopera, sì, a diffondere il regno di Cristo; ma vi sono altri
banditori, che predicano il materialismo e, rigettando ogni speranza di
un'eternità beata, cercano di ridurre gli uomini a una condizione di vita
quanto mai indegna.
5.
A più forte ragione quindi la chiesa cattolica, madre amorosissima di tutti gli
uomini, chiama a raccolta tutti i suoi figli sparsi in ogni parte del mondo,
perché cerchino secondo le possibilità di collaborare con gli araldi
dell'evangelo, per mezzo delle elemosine, della preghiera e dell'aiuto prestato
alle vocazioni missionarie. Maternamente inoltre li esorta a rivestire viscere
di misericordia (cf. Col 3,12), a prendere parte al lavoro missionario col
desiderio, se non possono con l'opera, e finalmente a non lasciar inappagato il
voto del benignissimo cuore di Gesù, che "venne... a cercare e a salvare
ciò che era stato perduto" (Lc 19,10). Se riusciranno in qualche maniera
ad accendere o a ridestare la fiamma della fede anche in una sola famiglia,
sappiano essi che ivi sarà creato un moto di grazia che andrà sempre più
allargandosi nei secoli; se contribuiranno alla formazione anche di un solo
sacerdote, essi parteciperanno abbondantissimamente ai frutti di tanti suoi
sacrifici eucaristici, del suo sacro ministero, della sua santità. Tutti i
fedeli infatti compongono un'unica immensa famiglia, i membri della quale
partecipano scambievolmente ai beni della chiesa militante, purgante e
trionfante. Niente perciò sembra più adatto del dogma della comunione dei santi
per ben inculcare nella mente e nel cuore del popolo cristiano l'utilità e
l'importanza delle missioni.
6.
Con questi voti paterni e con queste opportune direttive, confidiamo che il
venticinquesimo anniversario della pubblicazione dell'enciclica Rerum
Ecclesiae sia per tutti i cattolici il punto di partenza per nuovi e sempre
più importanti progressi nel campo missionario.
7.
Frattanto, animati da questa dolcissima speranza, a voi singolarmente, o
venerabili fratelli, al clero, a tutti i fedeli, a quelli specialmente che o in
patria con le loro preghiere e offerte, o nei paesi missionari con la loro
attività collaborano a questa santissima causa, con effusione di cuore
impartiamo l'apostolica benedizione, in auspicio dei celesti favori e quale
segno della Nostra paterna benevolenza.
Roma,
presso San Pietro, il 2 giugno, festa di sant'Eugenio I, nell'anno 1951, XIII
del Nostro pontificato.
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