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Paulus PP. VI
Ad pascendum

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XII.

Pertanto, avendo ponderato ogni aspetto della questione e richiesto il voto degli esperti, dopo aver consultato le conferenze episcopali e tenuto conto dei giudizi da loro espressi, sentito il parere dei nostri venerati fratelli che sono membri delle sacre congregazioni competenti, in forza della nostra autorità apostolica stabiliamo le norme seguenti, derogando - se e per quanto sia necessario - alle prescrizioni del CIC finora vigente e le promulghiamo con questa lettera.

I. a) Viene introdotto un rito per l’ammissione tra i candidati al diaconato e al presbiterato. Perché tale ammissione sia regolare, si richiede la libera domanda dell’aspirante, di propria mano compilata e sottoscritta, nonché l’accettazione per iscritto da parte del competente superiore ecclesiastico, in virtù della quale si compie la scelta della chiesa. Non sono tenuti a questo rito i professi delle religioni clericali, i quali si preparano al sacerdozio. b) Superiore competente per questa accettazione è l’ordinario (il vescovo e, negli istituti clericali di perfezione, il superiore maggiore). Possono essere accettati coloro che dimostrano i segni di vera vocazione ed, essendo di buoni costumi ed immuni da difetti psichici e fisici, intendono dedicare la propria vita al servizio della chiesa per la gloria di Dio e per il bene delle anime. È necessario che quelli che aspirano al diaconato transitorio abbiano compiuto almeno il ventesimo anno di età ed iniziato il corso degli studi teologici. c) In forza dell’accettazione, il candidato è tenuto ad aver cura speciale della sua vocazione ed a svilupparla, acquista il diritto di avere i necessari sussidi spirituali, per poter coltivare la sua vocazione ed uniformarsi alla volontà di Dio, senza frapporre alcuna condizione.

II. I candidati al diaconato, sia permanente che transitorio, ed i candidati al sacerdozio debbono ricevere, se non l’hanno già fatto, i ministeri di lettore e di accolito, ed esercitarli per un conveniente periodo di tempo, al fine di disporsi meglio ai futuri servizi della parola e dell’altare. Per i medesimi candidati la dispensa dal ricevere i ministeri è riservata alla santa sede.

III. I riti liturgici, mediante i quali avviene l’ammissione tra i candidati al diaconato e al presbiterato, e si conferiscono i ministeri sopra ricordati, debbono essere compiuti dall’ordinario dell’aspirante (il vescovo e, negli istituti clericali di perfezione, il superiore maggiore).

IV. Siano rispettati gli interstizi, stabiliti dalla santa sede o dalle conferenze episcopali, tra il conferimento - che avrà luogo durante il corso teologico - dei ministeri del lettorato e dell’accolitato, nonché tra l’accolitato e il diaconato.

V. I candidati al diaconato, prima dell’ordinazione, debbono consegnare all’ordinario (il vescovo e, negli istituti clericali di perfezione, il superiore maggiore) una dichiarazione di propria mano compilata e sottoscritta, nella quale attestano di voler ricevere spontaneamente e liberamente l’ordine sacro.

VI. La consacrazione propria del celibato, da osservare per il regno dei cieli, e l’obbligo di esso per i candidati al sacerdozio e per i candidati non coniugati al diaconato sono realmente connessi con il diaconato. La pubblica assunzione dell’impegno del sacro celibato dinanzi a Dio e alla chiesa deve essere celebrata, anche dai religiosi, con rito speciale, che dovrà precedere l’ordinazione diaconale. Il celibato, assunto in tal modo, costituisce impedimento dirimente a contrarre le nozze. Anche i diaconi coniugati, quando abbiano perduta la moglie, secondo la disciplina tradizionale della chiesa sono inabili a contrarre un nuovo matrimonio.

VII. a) I diaconi chiamati al sacerdozio non siano ordinati se non abbiano prima completato il corso degli studi, quale è definito dalle prescrizioni della santa sede. b) Per quanto riguarda il corso degli studi teologici, che deve precedere l’ordinazione dei diaconi permanenti, è compito delle conferenze episcopali emanare, in base alle circostanze di luogo, le norme opportune, e sottoporle per l’approvazione alla sacra congregazione per l’educazione cattolica.

VIII. A norma dei nn. 29-30 di "Principi e norme per la liturgia delle ore": a) i diaconi, chiamati al sacerdozio, in virtù della stessa sacra ordinazione sono tenuti all’obbligo di celebrare la liturgia delle ore; b) è sommamente conveniente che i diaconi permanenti recitino ogni giorno almeno una parte della liturgia delle ore, definita dalla conferenza episcopale.

IX. L’ingresso nello stato clericale e l’incardinazione ad una diocesi avvengono con l’ordinazione diaconale stessa.

X. Il rito dell’ammissione dei candidati al diaconato e al presbiterato, nonché quello della consacrazione propria del sacro celibato saranno pubblicati entro breve tempo dal competente dicastero della curia romana.

Norma transitoria. - I candidati al sacramento dell’ordine, i quali han già ricevuto la prima tonsura prima della promulgazione di questa lettera, conservano tutti i doveri, i diritti e i privilegi propri dei chierici; quelli che sono stati promossi al suddiaconato, sono tenuti agli obblighi assunti quanto al celibato e alla liturgia delle ore; devono, però, celebrare di nuovo la pubblica assunzione del celibato dinanzi a Dio e alla chiesa secondo il nuovo rito speciale, che precede l’ordinazione diaconale. Tutto quanto è stato da noi decretato con questa lettera, in forma di motu proprio, ordiniamo che abbia stabile valore, nonostante qualsiasi disposizione contraria. Stabiliamo anche che dette norme entrino in vigore dal 1 gennaio 1973.

Roma, S. Pietro, 15 agosto 1972, solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, anno decimo del nostro pontificato.




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