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Carlo Goldoni
Il cavaliere e la dama

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Scena Seconda. Colombina, poi Anselmo e detta

 

Colombina - Signora padrona, non ve l'ho detto?

Donna Eleonora - Ebbene, chi è?

Colombina - Il signor Anselmo, il quale probabilmente verrà a portar via quei pochi denari che potevano servire per voi.

Anselmo - Si può venire? (di dentro)

Donna Eleonora - Passi, passi, signor Anselmo.

Colombina - (Almeno gli voglio dire le nostre miserie). (da sé)

Anselmo - Buon giorno a V. S. illustrissima.

Donna Eleonora - Serva, signor Anselmo.

Anselmo - Come sta ella? sta bene?

Donna Eleonora - Eh, così, così: oppressa dalle mie disgrazie.

Anselmo - Ah! davvero la compatisco; e tutta la città sente con rammarico e dispiacere le sue disavventure.

Donna Eleonora - S'accomodi.

Anselmo - Grazie alla bontà di V. S. illustrissima. (siede)

Donna Eleonora - Caro signor Anselmo, non mi mortificate con cerimonie che poco si convengono allo stato in cui mi ritrovo.

Anselmo - Mi perdoni, signora. Ella è nata dama: povertà non guasta gentilezza. Le male azioni son quelle che pregiudicano all'onore delle famiglie, e non le disgrazie. La fortuna può levare i denari, ma non arriva a mutare il sangue. La nobiltà è un carattere indelebile che merita sempre venerazione e rispetto; e siccome il nobile, benché povero, è sempre nobile, così dobbiamo noi altri umiliarci alla nobiltà del sangue, senza riflettere agli accidenti della fortuna.

Donna Eleonora - Tutti non pensano come voi, signor Anselmo, e per lo più si stima più nobile chi ha più denari.

Anselmo - Io le protesto che per lei ho tutto il rispetto, e tanto la stimo ora, ch'è in questo stato, quanto in tempo delle sue fortune.

Donna Eleonora - Voi siete un uomo pieno di bontà e gentilezza. M'immagino per qual motivo vi siate preso l'incomodo di favorirmi, onde non voglio più lungamente tenervi in disagio. Colombina.

Colombina - Illustrissima.

Donna Eleonora - Apri quel cassettino e portami quella borsa.

Colombina - La servo. (Oggi non si desina più). (da sé)

Anselmo - Signora donna Eleonora, è vero ch'è passato il semestre; ma se mai ella si ritrovasse in bisogno e che questo denaro le potesse giovare, son galantuomo, glielo dico di cuore, se ne serva, che io la faccio padrona.

Donna Eleonora - Vi ringrazio infinitamente. Son debitrice e devo soddisfare al mio debito. Via, Colombina, conta il denaro al signore Anselmo, e si compiacerà di farmi la ricevuta.

Anselmo - Non so che dire; quando non lo vuol tenere, quando ella non ha bisogno, le chiedo scusa e lo prendo per obbedirla.

Colombina - (contandogli i denari, parla piano ad Anselmo) (Oh signor Anselmo, se sapeste le nostre miserie! Sono cinque giorni che non bolle la pentola. Si mangia un poco di pane con un ramolaccio senza sale, un poco di pappa nell'acqua, e si muor dalla fame).

Anselmo - (Come! La signora è in tanta necessità; le offerisco di rilasciarle il denaro, e lo ricusa?). (piano a Colombina)

Colombina - (Ella è fatta così, morirebbe piuttosto che domandare).

Anselmo - (Ma perché?).

Colombina - (Per certi scrupoli, che non vagliono un fico).

Anselmo - (Bene, ho capito. Fate una cosa: andate via, e lasciatemi solo con lei).

Colombina - (Signor sì, mi raccomando alla vostra carità). Signora, il denaro è bello e contato; vado a fare una cosa. (parte)

Anselmo - Signora donna Eleonora, la supplico per amor del cielo perdonarmi la libertà ch'io mi prendo. Qui siamo soli, nessuno ci sente, mi sono note le sue indigenze, son galantuomo, son uomo avanzato in età; grazie al cielo, venti scudi non mi fanno né più povero, né più ricco; la prego degnarsi di tenerli per sé, di servirsene ne' suoi bisogni, me li darà quando le tornerà più comodo.

Donna Eleonora - Ah, signor Anselmo, il cielo vi benedica pel bel cuore che voi avete, per la generosa esibizione che voi mi fate. È vero, mi trovo in angustie, ma non ardisco permettere che voi tralasciate di ricevere il denaro che vi è dovuto, col pericolo di non averlo mai più.

Anselmo - Se più non l'averò, pazienza. Intanto se ne prevalga; e le giuro che altro fine non mi muove a usarle quest'atto di buon amore, se non che la compassione delle sue disgrazie.

Donna Eleonora - Vi rimuneri il cielo per una sì bella pietà.

Anselmo - Fo il mio debito e niente più. In questo mondo abbiamo da assisterci l'uno coll'altro. L'intenzione del cielo è che tutti abbiano del bene. Chi è più ricco, deve darne a chi è più povero, e bisogna considerare che anche i più ricchi possono diventar miserabili. Si consoli, si regoli con prudenza, e non dubiti che il cielo l'aiuterà. Buon giorno a V. S. illustrissima. (si alza) (Mi fa compassione. Chi è avvezzo a viver male, presto si accomoda a viver bene; ma chi è avvezzo a star bene, oh quanto dura fatica ad accomodarsi a star male!). (da sé, fa riverenza e parte)

 

 




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