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Carlo Goldoni
Il cavaliere e la dama

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Scena Quinta. Donna Eleonora, Don Rodrigo, poi Colombina

 

Don Rodrigo - M'inchino a donna Eleonora.

Donna Eleonora - Serva umilissima di don Rodrigo. S'accomodi.

Don Rodrigo - Per obbedirvi. (siedono) Come ha ella riposato bene questa notte?

Donna Eleonora - Ah! come può riposare una che ha il cuore da mille parti angustiato.

Don Rodrigo - (Povera dama! Quanto la compatisco). (da sé) Che nuove abbiamo di don Roberto?

Donna Eleonora - Sono sei giorni che non ho di lui veruna notizia. Nell'ultima lettera ch'ei mi scrisse, mi diceva che dubitava avere un poco di febbre, onde il non veder suoi caratteri, mi fa temer ch'ei stia male. Aspetto il nostro servitore Pasquino; oggi dovrebbe arrivare da Benevento. Non vedo l'ora di ricevere qualche notizia del povero mio marito.

Don Rodrigo - È tuttavia in Benevento?

Donna Eleonora -signore. Egli non si è partito di , per essere in maggior vicinanza di Napoli e aver nuova di me più frequentemente.

Don Rodrigo - Povero cavaliere! Come fa a sussistere senza assegnamenti?

Donna Eleonora - Lo sa il cielo. Aveva seco qualche gioietta, se ne sarà prevalso nelle occorrenze.

Don Rodrigo - E voi, perdonatemi la troppa libertà ch'io mi prendo, come vi reggete a fronte di tante disgrazie?

Donna Eleonora - Fo come posso.

Don Rodrigo - Se vi occorre cos'alcuna, parlate.

Donna Eleonora - Vi ringrazio infinitamente, per ora non sono in grado d'incomodarvi.

Don Rodrigo - (Quanto è modesta!). (da sé)

Donna Eleonora - (Quanto è gentile!). (da sé)

Don Rodrigo - Come va la vostra causa col fisco?

Donna Eleonora - Mi assicurò il mio Dottore che presto si darà la sentenza.

Don Rodrigo - Ieri ho parlato di voi col signor Segretario, ed ha mostrato di compassionare il vostro caso. Non sarebbe mal fatto che gli faceste presentare un memoriale in nome vostro, ed io, se così vi aggrada, ne sarò il presentatore.

Donna Eleonora - Mi fareste un favor singolare, anzi il memoriale l'ho di già preparato, e solo mancavami il mezzo per esibirlo. Colombina.

Colombina - Signora. (viene)

Donna Eleonora - Guarda nell'arcova sul mio scrittoio, che vi ha da essere un memoriale; recamelo tosto.

Colombina - La servo. (Ha fatto nulla?) (piano ad Eleonora)

Donna Eleonora - Va via, impertinente.

Colombina - (Or ora farò io). (parte)

Don Rodrigo - In un'etàgiovane, con tante belle doti che vi adornano, trovarvi sola, senza marito e senza beni, è un caso che fa pietà.

Donna Eleonora - Non mi accrescete il peso de miei disastri col rimarcarmene le circostanze.

Colombina - Io non trovo nulla.

Donna Eleonora - Sciocca che sei! Non ne fai una a dovere. Lo troverò io. Con licenza. (parte)

Don Rodrigo - S'accomodi.

Colombina - (Grazie al cielo, è andata). (da sé)

Don Rodrigo - Colombina, come va?

Colombina - Male assai. Non si mangia, non si beve, e si muor dalla fame.

Don Rodrigo - Donna Eleonora non ti il tuo bisogno per vivere?

Colombina - Se non ne ha nemmeno per sé. Fa una vita miserabile; mangia pane ed acqua, ed io faccio lo stesso per conversazione.

Don Rodrigo - Ma io m'esibisco d'assisterla, ed ella...

Colombina - Zitto, che viene: non le dite nulla ch'io abbia parlato, e regolatevi con prudenza.

Don Rodrigo - Io rimango confuso.

Donna Eleonora - Ecco il memoriale. Vedi se c'era, scioccherella? Tenete, don Rodrigo, mi raccomando alla vostra bontà.

Don Rodrigo - Sarete puntualmente servita. Ma, cara signora, vorrei pregarvi d'una grazia.

Donna Eleonora - Comandate.

Don Rodrigo - Vorrei che vi degnaste di far capitale della mia buona amicizia.

Donna Eleonora - Credo che vediate, se io la stimo.

Don Rodrigo - No, non ne fate quella stima ch'io desidero.

Colombina - (Ora comincia a venire il buono). (da sé)

Donna Eleonora - Qual maggior dimostrazione posso io darvene?

Don Rodrigo - Desidero mi parliate con libertà. Voi siete in qualche angustia, e non lo volete a me confidare.

Donna Eleonora - Oh signore, v'ingannate. Io non ho bisogno di nulla.

Don Rodrigo - Iersera giuocai al faraone; mi venne in mente la vostra persona, misi una posta per voi, la vinsi; la raddoppiai, e nuovamente la vinsi: questo denaro è cosa vostra, onde degnatevi d'accettarlo.

Colombina - Oh sì, signora, ha giuocato per voi, ha vinto, il denaro è vostro. (a donna Eleonora)

Don Rodrigo - Eccolo...

Donna Eleonora - No no, rigiuocatelo, perdetelo, fatene altr'uso. Siccome, se aveste perduto, io non vi avrei rimborsato, così, avendo vinto, a me non s'appartiene la vincita.

Don Rodrigo - Ma in ogni forma avete da farmi la finezza di ricevere queste sei doppie...

Donna Eleonora - In ogni modo contentatevi ch'io aggradisca unicamente il vostro buon cuore. Io non ne ho bisogno.

Colombina - (Oh diavolo! la scannerei come un animale). (da sé)

Don Rodrigo - Signora, quando è così, vi chiedo scusa della libertà che presa mi sono.

Donna Eleonora - Non posso che lodare la vostra bontà.

Don Rodrigo - (Che nobil tratto!). (da sé)

Donna Eleonora - (Che cuor generoso!). (da sé)

Don Rodrigo - (Le sue maniere m'incantano!).

Donna Eleonora - (Sono adorabili i suoi costumi!).

Don Rodrigo - Donna Eleonora, vi levo l'incomodo. (s'alzano)

Donna Eleonora - Non incomoda chi favorisce.

Don Rodrigo - Vi prego non lasciarmi senza l'onore de' vostri comandi.

Donna Eleonora - Vi raccomando il memoriale.

Don Rodrigo - Sarete servita. Vi son servo. (s'incammina)

Colombina - Eh signora, vi vuol altro che memoriali; pagnotte vogliono essere. (piano ad Eleonora) Aspetti, aspetti che verrò a servirla. (a Don Rodrigo)

Donna Eleonora - Dove vai?

Colombina - Vado ad accompagnare il signor don Rodrigo.

Donna Eleonora - Egli non ha bisogno di te.

Colombina - Ho io ben bisogno di lui.

Don Rodrigo - Colombina, ti occorre nulla?

Donna Eleonora - Nulla, nulla, signore, non le date retta, è pazza.

Colombina - Mi volete veder morire? morirò.

Don Rodrigo - Ma se la povera figliuola ha qualche cosa da dirmi, signora, non la impedite.

Donna Eleonora - Ella non può dirvi che delle scioccherie; onde vi prego non ascoltarla.

Don Rodrigo - Vi obbedisco. A voi m'inchino. (Comprendo la delicatezza d'un animo che teme avvilirsi. Cosa rara, cosa ammirabile ai nostri giorni!). (da sé, parte)

 

 




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