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Carlo Goldoni
Il cavaliere e la dama

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Scena Quarta. Pasquino e dette

 

Pasquino - Bacio la mano alla mia padrona. Colombina, ti saluto.

Colombina - Benvenuto, Pasquino. Che fa il padrone?

Donna Eleonora - Che fa mio marito?

Pasquino - Crepa di sanità.

Donna Eleonora - Non ti capisco. Sta bene o sta male?

Pasquino - Sta benissimo, non può star meglio.

Donna Eleonora - Sia ringraziato il cielo. Ti ha dato lettere?

Pasquino - Lettere?... (si confonde)

Donna Eleonora - Sì, non ti ha dato alcuna lettera per me?

Pasquino - Non mi ha dato lettera, ma mi ha dato una cosa che val più di mille lettere.

Donna Eleonora - E che cosa ti ha dato?

Pasquino - Osservate: una borsa di quattrini. Cinquanta scudi. (mostra la borsa)

Colombina - Oh cari! so anch'io che vagliono più di centomila lettere.

Donna Eleonora - Come mio marito può mandarmi questo denaro, se trovasi in istato di necessità? Ho timore che tu mi voglia ingannare.

Colombina - Eh, che Pasquino è un galantuomo, non è capace di dir bugie.

Pasquino - Mi maraviglio, sono un uomo che, quando dico la verità, non mentisco.

Donna Eleonora - Ma donde può avere avuto questo denaro?

Pasquino - Ve lo dirò io, ma zitto che nessuno lo sappia. (Bisogna inventare qualche cosa). (da sé)

Donna Eleonora - E bene, come l'ha avuto?

Colombina - Uh, che curiosità!

Pasquino - L'ha vinto al giuoco.

Donna Eleonora - Come! giuoca mio marito?

Colombina - Signora sì, giuoca; si diverte ed ha guadagnato.

Donna Eleonora - E a che giuoco ha giuocato?

Pasquino - Aspetti, ora me ne ricordo. Ha giuocato a un certo giuoco grande, che finisce in one... credo che si dica...

Colombina - Faraone?

Pasquino - Oh giusto, a faraone.

Donna Eleonora - E con chi ha giuocato?

Pasquino - (Oh bella!) (da sé) Col medico che lo visitava.

Donna Eleonora - Col medico?

Colombina -signora, col medico. Per tenerlo sollevato, averà giuocato con lui.

Donna Eleonora - Queste sono scioccherie. Io dubito che qualche cosa vi sia sotto.

Pasquino - Qui non vi è niente, né sotto, né sopra; questi sono cinquanta scudi che vi manda il padrone; se li volete, teneteli; se no, glieli porto indietro.

Colombina - Oh diamine! Che cosa mai vorreste che dicesse vostro marito, se gli riportasse indietro i cinquanta scudi? Direbbe che non avete bisogno di lui e farebbe qualche cattivo giudizio.

Donna Eleonora - Non so che dire; li prenderò come una provvidenza del cielo, ringraziando l'amore di mio marito, da cui voglio credere mi sieno mandati.

Colombina - Oh, è così senz'altro.

Pasquino - L'è così, sulla mia riputazione.

Donna Eleonora - Ringrazio anche te, Pasquino. Sarai stanco, vattene a riposare.

Pasquino - Non sono stanco, ma ho un altro incomodetto.

Donna Eleonora - E che cosa hai?

Pasquino - Ho fame.

Donna Eleonora - Colombina, conducilo in cucina, e per ora dagli quel poco che vi è.

Pasquino - Prego il cielo che suo marito possa guadagnare un'altra borsa a quel medico che ha perso questa. (caccia fuori il fazzoletto per soffiarsi il naso, e dal fazzoletto cade una lettera)

Donna Eleonora - Che cosa ti è caduto?

Pasquino - Oh diavolo! (s'accorge della lettera che era dentro nel fazzoletto)

Donna Eleonora - Che foglio è quello?

Pasquino - Eh niente... (Se legge questa lettera, ho paura di qualche imbroglio). (da sé)

Donna Eleonora - Voglio vederlo.

Pasquino - Eh no, signora. È una lettera mia...

Donna Eleonora - Dammela, voglio vederla.

Pasquino - In verità, non occorre...

Donna Eleonora - Colombina, levagli quella lettera.

Colombina - Da' qui.

Pasquino - Via, è una lettera del padrone.

Colombina - Vogliamo vedere. (gli leva la lettera) Eccola. (la alla padrona)

Donna Eleonora - Mi pareva impossibile che don Roberto non mi avesse scritto. Questo è il suo carattere. Oimè, il cuore mi balza in petto. (apre la lettera)

Pasquino - (Ora si scuopre tutto, è meglio ch'io me ne vada). (da sé) Signora padrona, vado via.

Colombina - Aspetta; voglio anch'io sentir questa lettera.

Pasquino - (Vo' vedere se mi riesce buscare quest'altro scudo; e me ne torno a Benevento, prima che da questo nuvolo precipiti la tempesta). (parte, vedendo non essere osservato)

Donna Eleonora - Senti cosa mi scrive mio marito. (a Colombina) «Consorte amatissima»

Colombina - Egli poi vi ha sempre voluto bene.

Donna Eleonora - Oimè!... «La febbre tuttor mi tormenta

Colombina - Ha la febbre?

Donna Eleonora - Lo senti? Pasquino non ha detto il vero. Presto, va per Pasquino e fallo venir qui.

Colombina - Vado subito; ma avvertite, non gli deste indietro i cinquanta scudi. (parte)

Donna Eleonora - «Oggi è il sesto giorno ch'io peno coricato nel letto. Sono senza amici, senza assistenza e senza denaro per comprarmi un pollo da fare il brodo. Spedisco il servo, sperando che la vostra pietà non mi lascerà senza qualche soccorso, se non altro colla vendita di qualche cosa men necessaria al vostro bisogno. Non parlo d'interessi, perché a questi ora non penso. Desidero notizie della vostra salute, e sono». Oh me infelice! Che sento! Pasquino: perché ingannarmi col farmi credere in buona salute il povero mio consorte? Ah! qui vi è qualche inganno; il cuore me lo presagiva. Da chi mai può essermi questo denaro somministrato? Oimè, Pasquino non torna. Basta, la maniera con cui lo ricevo, a niente mi obbliga, e lo riterrò francamente come una provvidenza del cielo. Colombina. (chiama)

 

 




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