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Carlo Goldoni
Le avventure della villeggiatura

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Scena Seconda. Giacinta sola

 

GIACINTA (sola): Vorrei respirare un momento. Vorrei un momento di quiete. Giochi chi vuol giocare. Niente mi alletta, niente mi diverte, tutto anzi m'annoia, tutto m'inquieta. Bella villeggiatura che mi tocca fare quest'anno! Non l'avrei mai pensato. Io che mi rideva di quelle che spasimavano per amore, ci son caduta peggio dell'altre. Ma perché, pazza ch'io sono stata, perché lasciarmi indurre sì presto e sì facilmente a dar parola a Leonardo, ed a permettere che se ne facesse il contratto? Sì, ecco l'inganno. Ho avuto fretta di maritarmi, più per uscire di soggezione, che per volontà di marito. Ho creduto, che quel poco d'amore ch'io sentia per Leonardo, bastasse per un matrimonio civile, e non mi ho creduto capace d'innamorarmi poi a tal segno. Ma qui convien rimediarci. Quest'amicizia non può tirar innanzi così. Ho data parola ad un altro. Quegli ha da essere mio marito, e voglia o non voglia s'ha da vincere la passione. Finirà quest'indegna villeggiatura. A Livorno Guglielmo non mi verrà più per i piedi. Sfuggirò le occasioni di ritrovarmi con esso lui. Possibile che col tempo non me ne scordi? Ma intanto come ho da vivere qui in campagna? Le cose sono a tal segno, che temo di non potermi nascondere. Cent'occhi mi guardano; tutti mi osservano. Leonardo è in sospetto. Vittoria mi teme. La vecchia è imprudente, ed io non posso sempre dissimulare. Oh cieli! cieli, aiutatemi. Mi raccomando, e mi raccomando di cuore.

 




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