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AA.VV.
Formazione permanente paradigma della formazione iniziale

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2.1.  I postulati della FP  e  un nuovo stile di vita religiosa.

      La formazione permanente attuale si regge su dei postulati o principi che, messi in pratica, generano uno stile di vita religiosa molto diverso di quello che prodotto da altro tipo di formazione basato su altri principi o postulati. Indico alcuni di questi principi fondamentali e la loro ripercussione nella vita religiosa attuale

 

Il primato della persona  

 

a) Il principio

     Nella prima parte è stato ben sottolineato che  la formazione permanente mira alla promozione della persona. Perciò il documento Potissimum Institutioni (n.34) la chiama integrale, volendo in tal modo indicare, in primo luogo, che si tratta di “raggiungere in profondità la persona stessa, così che ogni suo atteggiamento o gesto, nei momenti importanti e nelle circostanze ordinarie della vita, abbia a rivelarne la piena e gioiosa appartenenza a Dio” (VC n 65).

     In secondo luogo, integrale significa totalità: “dovrà essere formazione di tutta la persona in ogni aspetto della sua individualità, nei comportamenti come nelle intenzioni. E’ chiaro che, proprio per il suo tendere alla trasformazione di tutta la persona, l’impegno formativo non cessa mai” (n.65).

     In terzo luogo, la formazione integrale  comprendetutti i campi della vita cristiana e della vita consacrata in cui le persone consacrate vivono e operano. Va prevista, pertanto, una preparazione umana, culturale, spirituale e pastorale, ponendo ogni attenzione affinché sia favorita l’integrazione armonica dei vari aspetti. “Ogni persona consacrata, nella sua inconfondibile originalità, è allo stesso tempo cittadino del mondo, membro del popolo di Dio, icona della Trinità beata, appartenente a un Istituto di VC, anch’esso caratterizzato dalla peculiare vocazione a esserespazio umano abitato dalla Trinità” (n.41b) 34.

     Sottolineo cinque dimensioni della promozione integrale della persona che avranno influenza nel nuovo stile di vita religiosa:

1a La dimensione umana, intesa come autorealizzazione della persona di ciascuno a partire, dice Francisco Iglesias, il più possibile, dal massimo rispetto e della massima accettazione delle doti, dei bisogni, dei valori, delle peculiarità e delle aspirazioni individuali dei diversi soggetti, che evidenziano il “primato della persona” 35. Il documento EE al n. 45 specifica ancora: “consente un maturarsi costante con un arricchimento non soltanto dei valori dello spirito, ma anche di quelli che sul piano psicologico, culturale e sociale contribuiscono alla piena realizzazione della personalità umana”. E cita a continuazione LG 46: “la professione dei consigli evangelici, quantunque comporti la rinuncia di beni certamente molto apprezzabili, non si oppone al vero progresso della persona umana, ma per sua natura gli è di grandissimo giovamento”. Ma è soprattutto VC (cf. n. 71) a tenere presenti in questo aspetto elementi fondamentali come la  conoscenza di sé e dei propri limiti, la libertà  interiore, la sua integrazione affettiva, la coerenza tra il dire e il fare, il progresso culturale, ecc.

2a La dimensionespirituale”: si tratta di  una persona con vocazione cristiana e religiosa. Perciò Potissimum Institutioni precisa che, “nonostante l’insistenza che il presente documento pone sulla dimensione culturale ed intellettuale della formazione, la dimensione spirituale rimane prioritaria (n. 35.110); e a tal riguardo cita un testo di Dimensione contemplativa: “La formazione religiosa nelle sue varie fasi, iniziale e permanente, ha lo scopo precipuo di immergere i religiosi nell’esperienza di Dio e aiutarli a perfezionarla progressivamente nella propria vita” (n.17). VC (n.71) ancora una volta rafforza questo primato con parole chiare: “La vita nello Spirito ha un ovvio primato. In essa la persona consacrata ritrova la propria identità e una serenità profonda, cresce nell’attenzione alle provocazioni quotidiane della parola di Dio e si lascia guidare dall’ispirazione originaria del proprio istituto. Sotto l’azione dello Spirito vengono difesi con tenacia i tempi di orazione, di silenzio, di solitudine e si implora dall’Alto con insistenza il dono della sapienza nella fatica di ogni giorno (cf. Sap 9,10)”.

3a La dimensione fraterna. La persona religiosa, allo stesso tempo che individualità, è membro di una comunità concreta, oltre che membro della società e del Popolo di Dio. Conseguentemente formare è promuovere la dimensione fraterna della persona religiosa in lotta contro il soggettivismo, l’individualismo e l’arbitrarietà, vizi che possono darsi tanto nel singolo come nel gruppo per una cattiva ed erronea formazione. E’ per questo che il Papa in VC insiste sulla necessità, nella formazione, della integrazione affettiva, della capacità di comunicare con tutti, specialmente nella propria comunità, della sensibilità verso chi soffre… (cf. VC n.71). Ci sarebbe tanto da parlare su questo argomento, come fa il Papa nella 2a parte di VC, ma so che questo tema è stato già trattato ampiamente.

4a La dimensione apostolica. Nella persona consacrata c’è un’altra dimensione che non si può disattendere nella formazione: “Consacrati per la missione” a immagine di Gesù”, dice il n. 72 di VC. Questa dimensioneapre la mente e il cuore della persona consacrata, e la dispone ad un continuo sforzo operativo, quale segno dell’amore del Cristo che la spinge (cf. 2Cor 5,14)” (VC n 71). Forse sarebbe opportuno che, a questo livello, oggi si insistesse di più sul valore missionario della stessa vita consacrata, della testimonianza personale e comunitaria, della vita fraterna (su cui insiste il documento La vita fraterna in comunità) e, secondo il proprio carisma, sul valore delle attività pastorali e delle opere apostoliche (cf. VC n.72). L’esperienza insegna quanto bene può fare una formazione correttamente impostata anche in questo campo, così decisivo per molti nostri fratelli e sorelle. Certamente la preparazione tecnica, professionale… è un elemento di cui dovrà tenere conto la persona consacrata e apostola (cf. VC n.71).

5a La dimensione carismatica. Infine la persona consacrata ha ancora una dimensione da far crescere. Si tratta della “dimensione del carisma”, nella quale, dice il Papa, “si trovano raccolte tutte le altre istanze, come in una sintesi che esige un continuo approfondimento della propria speciale consacrazione nelle sue varie componenti, non solo in quella apostolica, ma anche in quella ascetica e mistica” (VC n.71). Si tratta infatti di un progetto unitario di essere discepoli o discepole di Gesù, progetto configurato dal fondatore o dalla fondatrice con l’intervento dello Spirito santo (cf VC, nn. 93,36, 46). Già il documento EE lo aveva detto in maniera splendida: “Per ogni religioso la formazione consiste nel divenire sempre più un discepolo di Cristo, nel crescere nell’unione con lui e nella configurazione a lui. Il religioso assume sempre più profondamente i sentimenti di Cristo, condividendo la sua totale oblazione al Padre e il suo servizio fraterno alla famiglia umana. Tutto ciò egli lo attua in sintonia con il carisma originario, mediazione del vangelo per i membri di un dato istituto(EE n.45). “Il progressivo configurarsi a Cristo si effettua in conformità al carisma e agli orientamenti dell’istituto a cui il religioso appartiene. Ciascuno ha il suo proprio spirito, carattere, finalità e tradizioni. I religiosi approfondiscono la loro unione a Cristo in modo conforme a questi elementi(EE, n.46). “Ciò comporta, dice il Papa, per ciascun membro uno studio assiduo dello spirito dell’Istituto d’appartenenza, della sua storia e della sua missione, per migliorarne l’assimilazione personale e comunitaria” (VC n.71).

 

b) Ripercussione nella vita religiosa

     Questo primo e principale postulato della formazione permanente sulla persona, dove si attua (si deve insistere sempre su questa condizione!!!), comporta un nuovo modo di vivere la vita religiosaIndico soltanto alcune caratteristiche o tratti di questo nuovo stile a modo di conseguenze.

     La formazione permanente, che pone al suo centro la crescita integrale della persona, sta già promuovendo una vita religiosa:

-    più centrata nella persona e nelle persone che nell’istituzione o nella promozione delle opere. Oggi ci sono molti superiori che sviluppano questo nuovo stile di vita (che tra l’altro viene raccolto nelle nuove Costituzioni), per esempio:

a)  nel momento di costituire le comunità o fraternità (cf. Cost. Capp., n.88,2);

b) nel momento di distribuire gli impegni apostolici (cf. Cost.Capp., n.146,6);

c) nel momento di ricercare  la volontà di Dio (cf. Cost. Capp., n.157,3);

d) nel momento di guidare i frati, di emendare i  loro difetti (cf. Cost. Capp., n.159,2; 160,2), ecc.;

-   più umana, cioè fatta di rapporti  interpersonali familiari, normali e cordiali, di condivisione non solo spirituale, e di convivenza. I più maturi tra i presenti ricorderanno come questa in genere lasciava molto a desiderare, perché si dava priorità  alla vita in comune come “merostrumento di ascesi, come mezzo per l’apostolato, come coesistenza pacifica, come osservanza di pratiche esteriori, come obbedienza cieca senza possibilità di dialogo, ecc. Oggi nella vita religiosa si sta recuperando anche la dimensione della festa, della gratuità,  del “no vivir solo di pan sino también de flores, de estética, de cultura”, come dice Padre Codina. “Si tienes dos monedas, di un proverbio chino, gasta una en pan y otra en flores” 36;

-   più centrata sul primato della vita dello Spirito, cioè in una nuova esperienza spirituale nel modo di vivere i voti, la vita comunitaria, l’azione, evitando però di cadere nell’anti intellettualismo37.  

-   A questo aspetto se ne deve aggiungere un altro, quello di una vita religiosa più centrata nella mistica. Ce lo ha fatto chiaramente capire un laico, il professore sociologo Achille Ardigò, parlando al nostro convegno “La nostra formazione permanente e i suoi  animatori”, celebrato a Roma nel settembre 1991. Egli ci disse: “Sinceramente non so come si possa oggi consolidare la vocazione religiosa da adulti maturi, la fedeltà ai voti religiosi, -  ma il discorso vale anche per i laici credenti - senza mettersi alla sequela dei mistici: dei grandi mistici come san Francesco e san Bonaventura, Santa Veronica Giuliani, e dei grandi  maestri di mistica carmelitani san Giovanni della Croce, santa Teresa d’Avila e santa Teresina del Bambino Gesù. Purtroppo, non ho trovato riferimenti alla mistica nei vostri pregevoli documenti di formazione permanente. Spero che la mia ricerca sia stata incompleta o che voi rimedierete alla non marginale lacuna. E’ una mia convinzione profonda che oggi, un credente attivo nella società paganizzata del nostro tempo, per quanto peccatore non può resistere al mondo senza una fede che abbia iniziato qualche cammino di iniziazione misticaCredo per concludere che il richiamo a queste fonti mistiche debba essere, per il presente e il futuro così della formazione dei cappuccini come della nostra formazione di formatori, un riferimento non marginale e preziosissimo” 38.

     Questo quanto diceva il professore Ardigò nel congresso. In tale congresso internazionale si elaborò “Il Piano Generale di formazione permanente dei Frati Minori Cappuccini”, che gli venne inviato immediatamente. Ed egli così rispose: “Nel leggere il piano generale di formazione permanente mi ha fatto molto piacere avvertire una sorta di penetrazione in profondità dell’obiettivo della formazione permanente. Le dico francamente che in precedenti documenti vostri, in merito, traspariva quasi una sorta di imitazione degli obiettivi di formazione permanente di tipo professionale. Qui invece si mira, attraverso lo stesso obiettivo formale a stimolare in tutti i francescani un cammino personale di sviluppo dei talenti nella fraternità e nella fede, un processo di crescita, nella consapevolezza del contesto storico, ma una crescita anche specifica non disgiunta dallo sforzo continuo di conversione, di metanoia personale, indipendentemente dalle mansioni. Dall’esterno verso l’interno: Complimenti. Ringrazio il Signore che vi ha fatto fare questo notevole passo avanti nello specifico della formazione” 39. Scusate il riferimento, ma l’ho ritenuto necessario in questo momento;

più carismatica, cioè più centrata nel carisma come dimensione che riassume tutte le altre dimensioni e meno come chiesa parallela o separata della marcia del mondo e della Chiesa;

infine, più apostolica, più missionaria. Questa dimensione della vita religiosa non può intendersi solo o preferibilmente come attività esteriore. Si tratta invece della vita di persone consacrate, che sentono, vivono, testimoniano e anche lavorano per la causa di Gesù in mezzo alle nuove sfide e ai nuovi areopaghi partecipando alla missione della Chiesa di oggi. Victor Codina enumera cinque di queste nuove missioni per l’area latinoamericana, ma io penso che esse, con certo discernimento, siano valide per tutti:

1“farsi presenti nel mondo del sociale, sessuale e culturale accompagnando il popolo in questa situazione di esilio…Questo porterebbe a lavorare con indigeni, contadini, donne, bambini della strada, malati di AIDS, anziani abbandonati, campi di rifugiati, periferie delle città…”;

2a  “essere presenti nel mondo della cultura, nel mondo della donna, dell’educazione, della scienza, della tecnica, dell’arte, collaborando dal luogo in cui ci si trova affinché tutto risponda alle esigenze etiche e al servizio del Regno”;

3aessere sensibili alla salvaguarda  del creato nello spirito del monachesimo e del francescanesimo. Questo implica un cambio di coscienza sulla terra e l’ambiente con possibilità di coscientizzazione attraverso di tutti i mezzi possibili: una testimonianza di sobrietà e frugalità, anticonsumismo, ecc.”;

4a  “lavorare alla ricerca di una pace giusta e di un ordine internazionale e nazionale equo e giusto. Questo si può fare nelle piattaforme nazionali e internazionali, collaborando con i movimenti per la pace e la giustizia”;

5a  “lavorare nel campo ecumenico e macroecumenico con tutte le chiese, religioni e tutti gli uomini che cercano l’Assoluto, con una sensibilità speciale per scoprire l’azione dello  Spirito nei desideri di trascendenza e di giustizia” 40.

     In conclusione, si tratta di vivere una nuova vita religiosa di persone formate e maturate con la nuova impostazione della formazione permanente, che vivono nel nuovo paradigma della globalizzazione e mondializzazione. Una nuova vita religiosa, di conseguenza,  più armonica, più integrata, non secondo lo stile della armonia predicata dalla NEW AGE, ma secondo lo stile del Vangelo, che passa, come abbiamo visto, attraveraso la riqualificazione delle persone, ma anche attraverso la conversione dal peccato, l’ascesi, la mistica  e l’accettazione della croce in un cammino pasquale verso il Regno. Una vita religiosa  che perdesse di vista nella prassi quotidiana e nella visione della realtà l’una o l’altra di queste dimensioni vitali, dice ancora Midali, “si esporrebbe a gravi rischi: quello di rinchiudersi in piccoli o grandi problemi personali o locali, mortificando persone o soffocando comunità, se si estranea dalla vita del territorio e di quella della Chiesa; e quello, sul versante opposto, di diluire e persino di perdere l’identità carismatica e spirituale del proprio Istituto, se si privilegia la propria presenza e appartenenza al tessuto sociale, culturale e religioso circostante” 41. Per questo il Papa in VC ha chiamato tutti i consacrati  a essere attenti a tali pericoli42.

    

.     La FP si sviluppa durante tutta la vita della persona e in tutte le sue fasi e circostanze.

 

a) Il principio.

    

     Questo postulato o principio della formazione permanente è chiaro nella teoria ed è bene accolto in tutti i documenti. Giovanni Paolo II in VC lo riassume così: “Nessuno può esimersi dall’applicarsi alla propria crescita umana e religiosa; così come nessuno può presumere di sé e gestire la propria vita con autosufficienza. Nessuna fase della vita può considerarsi tanto sicura e fervorosa da escludere l’opportunità di specifiche attenzioni per garantire la perseveranza nella fedeltà, così come non esiste età che possa vedere esaurita la maturazione della persona” (n. 69,109,93). Questo postulato fa dire al Papa: “C’è una giovinezza dello spirito che permane nel tempo: essa si collega col fatto che l’individuo cerca e trova ad ogni ciclo vitale un compito diverso da svolgere, un modo specifico d’essere, di servire e d’amare”.

     A partire del documento Direttive sulla formazione che indica cinque “tappe significative” nella vita del religioso (cf. n.70), gli autori e i documenti43 specificano diverse fasi da tenere in conto nella formazione della persona consacrata. È soprattutto la Esortazione Vita Consecrata, che presenta  la formazione permanente come cammino in un “dinamismo di fedeltà” (n.70), a definire alcune fasi della vita del consacrato o della consacrata come “cicli vitali”, per esempio i primi anni del pieno inserimento nell’attività apostolica, la fase successiva del rischio dell’abitudine, la fase dell’età matura, l’età avanzata, il momento di unirsi all’ora suprema della passione del Signore (n. 70). Per tutte questi fasi o cicli vitali il Papa preziose raccomandazioni per un’organizzazione della formazione permanente in un dato Istituto.

     Non solo si danno cicli vitali o fasi. Dice VC: “E’ necessario aggiungere che, indipendentemente dalle varie fasi della vita, ogni età può conoscere situazioni critiche per l’intervento di fattori esternicambio di posto o di ufficio, difficoltà nel lavoro o insuccesso apostolico, incomprensione o emarginazione, ecc. – o di fattori più strettamente personalimalattia fisica o psichica, aridità spirituale, lutti, problemi di rapporti interpersonali, forti tentazioni, crisi di fede o di identità, sensazione di insignificanza, e simili” (n.70). Anche a questo livello Giovanni Paolo II pone belle annotazioni pratiche.

 

b) Ripercussione nella vita religiosa

 

     Anche questo secondo principio o postulato, se attuato nella pratica, comporta un nuovo stile di vita religiosa a livello generale, ma soprattutto a livello comunitario:

-   più uguale tra le persone, poiché in tutte le fasce di età si danno  pari opportunità di aiuti e mezzi, sebbene differenziati;

-    più ricca e qualificata, perché ogni membro va crescendo nel suo cammino verso la perfezione con la reale possibilità di poter contribuire al bene comune;

-    ma anche più realistica, perché è nella formazione permanente che si sperimenta la quotidianità, la vulnerabilità, la volgarità  della nostra vita da una parte  e il discernimento e l’aiuto vicendevole dall’altra.

     Coscienti di queste ripercussioni della formazione permanente “la maggioranza degli  Istituti, ha dato vita a iniziative sia a livello centrale che a livello locale”, dice il documento La vita fraterna in comunità, essendo “ una delle finalità  di tali iniziative formare comunità mature, evangeliche, fraterne, capaci di continuare la formazione permanente nel quotidiano” (n.43).

      

      La FP si attua coll’aiuto di tutte le agenzie formative e il luogo privilegiato è la comunità o fraternità locale.

 

a) Il principio

 

     I promotori della formazione permanente  -  sin dai primi passi -  erano coscienti che essa non poteva dipendere solo dalla  scuola o dall’aggiornamento intellettuale. Per questo motivo pensarono a diverse modalità formative. Certamente erano ugualmente consapevoli che nulla può sostituirsi all’impegno libero e convinto della persona che è l’agente principale della propria formazione.

     Nelle modalità formative che intervengono nella formazione permanente del consacrato, oltre alla istruzioneintesa come processo di acquisizione e di conoscenze, le quali poi si ripercuotono a livello di valori, atteggiamenti e comportamenti”, ci sono anche la sperimentazione o l’apprendimento coinvolgente e la partecipazione attiva all’interno dell’ambiente sociale, culturale ed ecclesiale e dei segni dei tempi. Assieme naturalmente ad altre persone con cui si vive e si hanno delle relazioni.

     Alle agenzie formative si aggiungono gli agenti. Oltre alla persona, come abbiamo detto, essi sono lo Spirito Santo, il Vangelo e la persona di Gesù, la Chiesa universale e locale, il proprio Fondatore o Fondatrice, i superiori o le superiore, il popolo, in modo speciale i fedeli laici, la propria Congregazione e in essa la Curia, più in concreto la provincia e specialmente la comunità o fraternità locale44.  

     Data l’importanza della comunità per la formazione permanente del consacrato o consacrata (e di conseguenza per una vita religiosa rinnovata), vorrei porre tutta la forza per dire che, al disopra di tutti i corsi, scuole, incontri, ecc., a qualsiasi livello, è nella comunità o fraternità locale, dove veramente si vive, si lavora, ci si rapporta agli altri, ci si diverte, si soffre, si prega, si contempla, si fa il bene…, che la persona si sviluppa e cresce. E’ per questo che nella fraternità o comunità locale si ha l’ambito privilegiato delle esperienze per percorrere il cammino di sperimentazione, di crescita e di maturazione  che tutti  i religiosi devono percorrere lungo la vita.

     VC (n. 67) sottolinea questa realtà quando dice: “Nella comunitàavviene la iniziazione alla fatica e alla gioia del vivere insieme. Nella fraternità ciascuno impara a vivere con colui che Dio gli ha posto accanto, accettandone le caratteristiche positive ed insieme le diversità  e limiti. In particolare, egli impara a condividere i doni ricevuti per l’edificazione di tutti, poiché “a ciascuno è data la manifestazione particolare dello Spirito per l’unità comune” (1 Cor 12, 7).

     La comunità locale è “luogo privilegiato  per  la crescita umana, religiosa e apostolica” per le seguenti motivazioni:

-   per la stessa essenza della comunità che consiste nel vivere insieme, radunati nel nome del Signore, convocati per svolgere una medesima vocazione, “sempre intenti a camminare verso la perfezione” (Costituzioni Cappuccine, n.84,1);

-   per il programma quotidiano (mensile e annuale per certe cose), “che sottolinea lo sviluppo progressivo delle più importanti dimensioni della vita del frate e della fraternità. Ad esempio: la vita con Dio stabilendo i mezzi e indicando i tempi del silenzio, della preghiera, dell’Eucarestia, della liturgia delle Ore, la revisione di vita, i ritiri, gli esercizi spirituali; la vita con i fratelli: indicando i momenti di preghiera comunitaria, di convivenza, di dialogo, di ricreazione; la vita apostolica: scandendo il tempo del lavoro e della professione;  la preparazioneprofessionale: lasciando libero spazio per lo studio personale, le letture, l’uso della biblioteca, riunioni e incontri specifici”;

-   per l’ambientereligiososolitamente raccolto e con spazi sufficienti per la vita dei frati: cella o stanza personale, cappella, refettorio, sala per il gruppo;

-   infine, per la sua costituzione come fraternità con un fratello responsabile dell’animazione, poiché (per esempio, alla luce delle nostre Costituzioni Cappuccine e di altre), la formazione permanentedeve essere considerata anche come dovere ordinario e pastorale di tutti i superiori” 45.

 

b) Ripercussione nella vita religiosa

     Anche questo principio o postulato della formazione permanente comporta uno stile di vita religiosa:

-   più attenta ai segni dei tempi: Dio parla nel contesto della storia e la obbliga alla creatività, al rinnovamento continuo, alla ricerca costante della propria identità, alla collaborazione fraterna  col clero e il laicato senza superiorità, e non a seguire sempre lo stesso modello, cioè una vita consacrata più del passato che del presente, senza orizzonti e senza contatti con la realtà degli uomini e con il passo della storia;

-   più “istruita”, più aggiornata, sì, ma soprattutto  più realistica e più “collocata” non nel centro del potere e del prestigio ecclesiale e sociale, ma nella periferia, nelle nuove frontiere, senza chiedereeccezioniprivilegi, cioè dove si da e si riceve, s’insegna e s’impara, soprattutto dai poveri; il che comporta  “l’adozione di uno stile di vita, sia personale che comunitario, umile e austero (VC n.82);

-    più plurale e meno uniforme perché più centrata nel pluralismo, nell’inculturazione e nello Spirito che fa nuove tutte le cose, riconoscendo nella formazione come nell’evangelizzazione che “le tecniche sono buone, ma neppure le più perfette tra di esse potrebbero sostituire l’azione discreta dello Spirito. Anche la preparazione  più raffinata… non opera nulla senza di lui. Senza di lui la dialettica più convincente è impotente sullo spirito degli uomini. Senza di lui, i più elaborati schemi a base sociologica, o psicologica, si rivelano vuoti e privi di valore” (Evangelii Nuntiandi, n.75);

-    infine, una vita religiosa che predilige, tra tutte le altre strutture, la comunità locale con tutto quello che ciò comporta.

 

     La FP principio organizzatore di tutta la formazione.

 

a) Il principio

     L’ultimo postulato della formazione permanente è che questa si presenta come principio organizzatore di tutta la formazione, secondo quanto sottolineato nella prima parte parlando della sua relazione con la formazione iniziale. Per questo motivo non si può ridurre la formazione permanente ad una “mens” o ad un puro stato d’animo. Deve coinvolgere tutti, singoli e gruppi, e prendere corpo in strutture e in attività specifiche, come in realtà si è fatto nella stragrande maggioranza degli istituti.

 

b) Ripercussione nella vita religiosa

     Di conseguenza una vita religiosa che considera e accetta la formazione permanente come principio organizzatore sarà:

più organica intimamente e concretamente;

-    darà maggiore importanza a quelle modalità pedagogiche che l’aiutino nel perseguire la crescita delle persone e delle comunità;

-   sarà più disponibile alle proposte che regolano la propria vita, che aiutano ad adattarsi a situazioni in movimento e che fa ritrovare un equilibrio tra professionalità e spiritualità, anziché ai discorsi troppo dottrinali e teorici, che nelle persone adulte producono sfiducia, relativizzazione e perfino malessere. Di questo parleremo nell’ultimo punto.

 

2.2.    Alcune esigenze pedagogiche come i progetti personali e comunitari

     Una tale formazione permanente (quella che abbiamo descritto), centrata sul primato della persona considerata non solo come individuo, ma anche come membro di una comunità, richiede di essere attuata nel contesto o meglio con l’aiuto dei progetti personali e comunitari, i cui programmi devono essere  “estesi all’intera esistenza” della persona (VC 69) e devono fare riferimento ai tempi, luoghi e contenuti, piuttosto che ad astratte dichiarazioni di intenti, con chiari livelli progressivi e con precisi metodi di attuazione46. Questo perché si tratta della formazione considerata come realtà dinamica, che deve concretizzarsi in passi da compiere affinché la persona possa maturare, crescere, realizzarsi pienamente; e questo suppone necessariamente un metodo adeguato.

     Dopo tanti anni di esperienza in questo campo, mi pare che il vero problemaattuale” di una formazione permanente efficace e fruttuosa sia proprio in questo punto. Non si tratta tanto di avere una buonaRatio” o di realizzare delle belle programmazioni di corsi, quanto piuttosto che gli individui e le nostre comunità prendano con responsabilità e serietà come questione vitale, cioè di vita o morte, il tema della formazione continua nella vita quotidiana.

     Cerchiamo di riflettere brevemente su questi punti, che ritengo determinanti per dare una soluzione al problema della nostra formazione.

 

a) La persona nella formazione permanente e il progetto personale.

     Se la formazione permanente è centrata sulla persona (dato ormai acquisito), di conseguenza è questa che deve prendersi la responsabilità primaria della sua formazione, come si dice in Potissimum Institutioni al n.29. Tale responsabilità della persona si definisce primaria, perché ci sono anche altre responsabili sussidiarie: quella dei superiori, dei formatori, degli accompagnatori,  degli altri membri, ecc.

     Responsabilità primaria non vuol dire però togliere il primato allo “Spirito Santo” nella formazione della persona religiosa. In Potissimum Institutioni si dice ancora: “Tra gli agenti della formazione, viene dato il primato allo Spirito Santo, poiché la formazione dei religiosi è un’opera essenzialmente teologale, nella sua sorgente e nel suo obiettivo” (n.110). Lo stesso si può dire della Chiesa, in quanto agente e luogo di formazione con tutto ciò che questo comporta, secondo lo stesso documento (Potissimum Institutioni nn.21ss).

     Poiché la formazione permanente è una conseguenza o meglio comporta la realizzazione della persona come tale e come consacrata nel caso dei religiosi (VC n.69), sottolineare la priorità della persona vuol dire che ognuno deve sforzarsi di considerarla come parte integrante della propria esistenza, cosi come facciamo per ogni altro aspetto della nostra vita (per esempio, il curare la salute o il mangiare) o della nostra consacrazione (per esempio osservare i voti). La formazione permanente, cioè, deve essere ritenuta un aspetto importante, anzi, necessario e urgente, della vita quotidiana.

     D’altra parte “è chiaro che ogni progetto o tentativo di organizzare un sistema efficiente di FP sarebbe inutile senza la convinzione e l’apporto dei singoli religiosi: troppe leggi, anche recenti, non avendo tenuto conto di questo fatto, sono nate morte e mai saranno tradotte in realtà[1][47].

     “Nulla può sostituire al suo impegno (della persona del salesiano) libero e convinto e nessuno potrà mai percorrere per lui l’itinerario del rinnovamento: “ogni salesiano assume la responsabilità della propria formazione[1][48].

     “Non basta, dice Sante Bisignano, offrire anche le migliori iniziative se ciascuno non è coinvolto personalmente. Bisogna che ogni persona voglia superare limiti e resistenze propri, accettarli e affrontare la vita o meglio viverla da persona libera che affronta il male con la forza dell’amore e “corra con perseveranza tenendo lo sguardo fisso su Gesù, autore e perfezionatore della fede” (cf. Eb 12, 1 – 2)”[1][49].

     Giovanni Paolo II nella Pastores dabo vobis conferma quanto dicono i testi indicati con queste parole: “Niente è sufficiente per fare “appetibile” la Formazione Permanente se l’individuo non è personalmente convinto della sua necessità e deciso a valorizzare le sue occasioni, tempi e forme” (p.183).

     Le Costituzioni cappuccine attuali insistono nell’affermare che i singoli fratelli sono i veri soggetti - destinatari della loro formazione (nn. 41,1.2 ; 42, 1.2) in collaborazione con lo Spirito santo (“Ogni formazione è, prima di tutto, opera dello Spirito santo che vivifica dall’interno formatori e formandi” [Cost. 23,1]), in comunione con la Chiesa[1][50] e in dialogo col mondo. Infatti, nessuno né nulla può sostituire la persona nel suo cammino di crescita vocazionale e di sviluppo della propria identità. Nel documento Direttive sulla formazione...c’è un testo che non posso non citare: “E’ lo stesso religioso che ha la responsabilità primaria di dire “si” alla chiamata che ha ricevuto e di accettare tutte le conseguenze di tale risposta, la quale non è tanto di ordine intellettuale, ma piuttosto di ordine vitale. La chiamata e l’azione di Dio, come il suo amore, sono sempre nuovi: le situazioni storiche non si ripetono mai. Il chiamato, quindi, è incessantemente invitato a dare una risposta attenta, nuova e responsabile. Il suo cammino ricorda quello del popolo di Dio dell’Esodo, come pure la lenta evoluzione dei discepolitardi a credere” (Lc 24,32), ma che finiscono per ardere di fervore quando il Signore risuscitato si manifesta loro. Ciò vuol dire fino a qual punto la formazione del religioso debba essere personalizzata. Si tratterà dunque di richiamare vigorosamente alla sua coscienza personale e alla sua personale responsabilità, perché interiorizzi i valori della vita religiosa e nello stesso tempo la regola di vita che gli è proposta dai suoi maestri e maestre di formazione, per cui trovi in se stesso la giustificazione delle sue opzioni pratiche e, nello Spirito creatore, il suo dinamismo fondamentale” (n.29).

     Da tutto ciò si ricava l’importanza di una vera e costante motivazione delle persone e soprattutto e la necessità e urgenza della personalizzazione[1][51] nella formazione permanente, come conseguenza del fatto che è la persona (ogni persona) che cresce, si sviluppa, matura, cammina verso la santità o “che imbocca la via dell’involuzione, in forma di ritardi, paralisi, retrocessi. E allora si rimane nel sottosviluppo o nanismo spirituale[1][52]. La formazione non può  non tenere conto di questa particolarità o specificità della persona e, di conseguenza, dovrà individuare itinerari personalizzati di formazione che si concreteranno nel progetto personale.

     Il termineitinerariolibera, dice Sante Bisignano, da eventuali preoccupazioni di ordine prevalentemente funzionaleaggiornamento dottrinale, pastorale, ecc. – e innesta la formazione permanente nei ritmi di crescita del religioso o della religiosa attenti alle diverse fasi del suo cammino nello Spirito come uomo o come donna consacrati; attenti, inoltre alle nuove situazioni in cui si è chiamati a servire, sostenendo e sviluppando la capacità di operare secondo la propria identità vocazionale nei nuovi modi di presenza apostolica[1][53].

     Ugualmente il termineprogetto” “rivela meglio l’intnzione utopica e l’idea di movimento[1][54] e dice riferimento ad un processo di individuazione di mete e di obiettivi da raggiungere. È conosciuta la definizione di Max Scheler: il progetto è il terzo momento di un complesso atteggiamento spirituale, che parte da una tensione verso un valore, si fa intenzione e diventa progetto quando individua le condizioni empiriche per la sua realizzazione[1][55].

     Perché questi itinerari personalizzati e i progetti personali siano veicolo di formazione permanente:

debbono tenere conto della realtà della persona. “Non bastano, quindi, linee generali o delle norme orientative che impegnano l’intero istituto o una provincia (per esempio, le Costituzioni). Queste linee o norme orientative vanno ulteriormente precisate e concretizzate in sintonia con i volti concreti delle persone, le situazioni comunitarie ed ecclesiali, tenendo conto delle reali risorse a disposizione per la crescita personale e comunitaria e per il rinnovamento apostolico[1][56]. Forse molti programmi di formazione permanente in questi ultimi tempi non hanno tenuto conto a sufficienza delle persone nella loro concretezza e per questo si sono rivelati in definitiva privi di effic