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Ho visitato il colonnello
Carini in una cameretta lassù e dell'albergo alla Trinacria.
Dove se n'è andata tutta quella floridezza di carni? Tenendomi per la mano mi
chiese del Dittatore, della compagnia, degli amici; poi d'improvviso: -
C'eravate ai funerali di Tuköry? - Colonnello, sì. -
Egli guardò intorno e mi strinse più forte la mano.
Due giovinetti gli stanno
in camera senza lasciarlo mai, tutti lui negli occhi brillanti di lagrime,
rattenute appena mentre egli m'aveva chiesto se ero stato ai funerali. Quando
egli partì esule nel quarantanove, quei suoi figliuoli dovean
essere bambini affatto. Vennero da Messina coll'agonia
di abbracciarlo, di trionfare con lui vincitore, e lo trovarono inchiodato da
quella maledetta palla bavarese.
Per le stanze va lenta,
mesta, una signora che deve aver molto sofferto. E quando s'incontra con gli
occhi negli occhi del colonnello, pare che la pigli il singhiozzo, stenta a non
farsi scorgere. In verità egli è molto giù della vita. Oh che storie, che
lutti, che vedovanze del core!
Venni via afflitto. E per
contrasto trovai che correva su quel frullino del figliuolo di Ragusa, sempre
nelle nostre gambe vispo, felice. Suo padre, che conduce l'albergo da gran
signore, ne' giorni del bombardamento tenne corte bandita per noi, chi avesse
voluto passar da lui a ristorarsi. Ma c'era ben altro da fare, e pochi vi
possono essere capitati: tuttavia ce ne furono, ed io so d'uno che ci deve aver
fatto la figura di Margutte.
* * *
Curvetto, piccino, tarchiato, passo da
marinaio, capelli bianchi e lunghi, barba fatta, indovinata per parere quella
del Generale; Gusmaroli, il vecchio parroco
mantovano, può dare un'idea di quel che sarà Garibaldi fra una ventina d'anni.
L'ho ben guardato, è
proprio così. Ed egli che sa di somigliargli un poco, ne gode e si riscalduccia in tale compiacenza; egli nei tre giorni si
atteggiava. I picciotti che lo vedevano comparire sulle barricate qua e là, gli
gridavano: Evviva Garibaldi! E sotto gli occhi di lui combattevano e morivano
volentieri, credendolo il Dittatore.
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