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Eber sa condurre una colonna senza
affaticarla. Divide la marcia in due: nelle ore di sera si va, si accampa dopo
un bel tratto, si riprende la via prima dell'alba e si arriva dove si deve nel
bello della mattinata, quando il sole non s'è ancora avventato. Così la notte
scorsa ci riposammo nei campi della Cascina Postale, con un tempo dolce, con un
sereno che mi parea di vedere mille volte più lungi
nelle profondità del cielo.
Stamane mentre il sole spuntava
camminavamo già da un par d'ore. Le compagnie cantavano canzoni popolari
lombarde e toscane; i siciliani gareggiavano con un loro canto d'aria che
cercava il core.
La
palombella bianca
Si mangia
la racina.
Ma a tratti quella
melodia scoppiava in versi di odio al Borbone, di
spregio alla regina Sofia.
Alla testa della colonna
i Genovesi cantavano l'inno alato di Mameli. A un tratto ruppero il canto, e lo
cessavano tutti man mano che arrivavano a un certo punto della via. Quando,
v'arrivai anch'io capii. Da quell'apparita si vedeva
laggiù, laggiù, nero sterminato, crescente all'occhio e alla fantasia, l'Etna,
che coll'ombra sua si protendeva su mezza l'isola e
sul mare.
* * *
Il povero maggiore Bassini l'hanno pigliato pel giustiziere. Egli dovrà
partire di nuovo per un villaggio chiamato Resotano,
dove alcuni tristi fanno tremare la gente.
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