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Ma perché ci hanno fatti
camminare traverso i monti, per sentieri che è miracolo se nessuno vi lasciò la
vita? Vero è che abbiam veduta la pingue campagna,
una coppa d'oro. Quei bovi che pascolavano per le praterie, fiutavano nell'aria
il nostro passaggio, e la fila interminabile di rosso dava loro negli occhi
spaventati. Un toro inseguì due dei nostri sbrancati e vaganti forse in cerca
d'acqua. Li vedemmo correre su per un'erta, colla formidabile testa del furioso
animale due passi dalle reni. Un d'essi poté arrampicarsi a un albero, l'altro
tirava sempre a correre su d'una ripa dove il toro lo avrebbe arrivato. Senonché un boaro, galoppando curvo che la sua testa era
tutta nella criniera del cavallo, giunse coll'asta
calata e vibrò nel fianco alla bestia come un lanciere. Il toro fuggì muggendo,
lanciando zolle, flagellando l'aria colla coda rabbiosamente.
* * *
Io pensava che quando
eravamo a Gibilrossa, ora un mese e mezzo, furori
messi i partiti d'assaltare Palermo o di ritirarsi qui su quest'amba,
per ordinarvi la rivoluzione, farsi forti e ripigliare la guerra. Quasi tutti i
capitani propendevano per questo, ma Garibaldi no.
Volle Palermo. Forse indovinava che ritirati quassù avremmo avuto tempo a
languire un po' ogni giorno, finché la rivoluzione si sarebbe spenta, e noi con
essa.
* * *
Scrivo a pié d'un castello che un tempo dominava la città. Ora è
carcere dove fu chiuso un sergente della compagnia di Agesilao Milano, che
n'uscì cavato dalla rivoluzione, ma canuto, curvo, spentosi senza la forza
nemmeno di potersi rallegrare del suo paese. Così mi hanno narrato ed io noto.
E noto che veggo il lago Pergusa
a un cinque miglia da qui. Pare un pezzo di cielo caduto in mezzo a praterie
fiorite. Circa lacus lucique
sunt plurimi et laetissimi flores omni tempore anni: dice Cicerone
parlando d'Enna, l'antica città ch'oggi è Castrogiovanni. Lo lessi, saran
sei anni, nelle Verrine. Chi m'avrebbe detto allora:
Vedrai quei luoghi?
* * *
In faccia a Castrogiovanni, Calascibetta
sicura, cupa, sul monte che par tutto basalti, rotto d'anfratti, fulminato.
Nella valle il fondaco
della Misericordia, lugubre nome che fa luccicare lame di pugnali agitate nella
notte da masnadieri.
Veggo laggiù la nostra artiglieria, i
carri, le sentinelle e un brusìo di soldati rossi.
Non vi deve essere un alito. Quassù invece una brezzolina
che sfiora la guancia soave.
* * *
Notizie di Bixio. Conduce
la sua brigata per l'isola sulla nostra destra. Ha riveduto il Parco, la Piana de' Greci, Corleone; prosegue
alla volta di Girgenti. Là i compagni nostri vedranno
le ruine dei templi che piacquero a Byron, nella squallida landa sotto cui dorme un gran
popolo. Il mandriano guarda indifferente quelle file di colonne silenziose, e
il navigante si inchina ad esse da lontano.
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