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| Giuseppe Cesare Abba Da Quarto al Volturno IntraText CT - Lettura del testo |
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24. Catania, 15 luglio.
Credeva d'entrare in una città di Ciclopi, ma appena oltre la porta minacciosa per i massi di cui e formata, ecco la via lunga fino al mare, ampia, lavata, fresca come vi dovesse passare la processione del Corpus Domini. Eravamo un drappello che precedemmo la brigata e i primi fiori gli avemmo noi. In piazza dell'Elefante una sentinella chiamò la guardia, dieci o dodici giovinotti balzarono a schierarsi, presentarono l'armi facendo le faccie fiere. Sono gente del paese intorno, raccolta da Nicola Fabrizi.
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Entrò la brigata. Eber cavalcava alla testa, le compagnie camminavano franche, con gli schioppi che uno non passava l'altro, con una cadenza di passo da vecchi soldati; davano piacere a vederle. Staremo qua riposando alcuni giorni. I borbonici di Siracusa e d'Agosta non si sono mossi; ma bisognerà vegliare perché siamo in mezzo ad essi e a quei di Messina.
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