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Giuseppe Cesare Abba
Da Quarto al Volturno

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    • 3. DA MARSALA A CALATAFIMI.
      • 1. Marsala, 11 maggio.
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3. DA MARSALA A CALATAFIMI.

 

1. Marsala, 11 maggio.

 

Siedo sopra un sasso, dinanzi al fascio di armi della mia compagnia, in questa piazzetta squallida, solitaria, paurosa. Capitano Ciaccio da Palermo, piange come un bambino dall'allegrezza: io faccio le viste di non vederlo. La compagnia chi qua, chi , mezzi a cercar da mangiare. Ma al primo squillo, non ne mancherà uno. Dal porto, tirano cannonate a furia contro la città. Su molte case sventolano bandiere d'altre nazioni. Le più sono inglesi. Che vuol dir questo?

 

* * *

 

Il Lombardo è quasi sommerso. Il Piemonte galleggia maestoso sull'acqua. Le fregate che ci inseguivano arrivarono a tiro che noi eravamo quasi tutti sul molo. La terra ci mareggiava sotto i piedi; stentavamo a tenerci ritti. La città non aveva ancora capito nulla; ma la ragazzaglia era già , venuta giù a turba. Alcuni frati bianchi ci salutavano coi loro grandi cappelli: ci spalancavano le enormi tabacchiere: e stringendoci le mani, ci domandavano: «Siete reduci, emigrati, svizzeri?».

Alle porte della città, comparvero degli ufficiali di marina, in calzoni bianchi; e venivano giù al porto, verso la nave inglese, discutendo agitati. Noi intanto ci stavamo ordinando. A un tratto s'ode un colpo di cannone. Che è? Un saluto! dice sorridendo il colonnello Carini, vestito d'una tunica rossa, con un gran cappello a falda, piumato, in capo. Un secondo colpo, una grossa palla passa, rombando balzelloni, tra noi e la settima compagnia, e caccia in aria l'arena. I monelli si gettano a tetra; i frati fuggono come possono con quei gran corpi, camminando dentro i fossati. Una terza palla sfascia il tetto d'una casetta di guardie, presso; una granata cade in mezzo alla mia compagnia, e fuma per iscoppiare. Beffagna da Padova vi corre addosso e ne cava la miccia. Bravo! Ma egli non sente o non bada.

E poi giù i colpi che non si contarono più. Quale furore! Ora la città è nostra. Dal porto alle mura corremmo bersagliati di fianco. Nessun male. Il popolo applaudiva per le vie; frati d'ogni colore si squarciavano la gola gridando: donne e fanciulle dai balconi ammiravano. «Beddi! Beddi!» si sentiva dire da tutte le parti. Io ho bevuto all'anfora d'una giovinetta popolana che tornava dalla fonte. Rebecca!

E quell'arco della porta per la quale entrammo in città, come l'ho innanzi agli occhi! Mi parve l'ingresso d'una città araba; e un po' mi parve anche di essere alle porte del mio villaggio, che hanno un arco come questo. Mi fermai a dare un'occhiata verso il porto. Venivano su correndo gli ultimi manipoli dei nostri: le due navi borboniche balenavano avvolte nel fumo; e quel nostro Lombardo, adagiato su d'un fianco, mi fece pietà. Dicono che Bixio l'abbia voluto sommergere. Costui dove passa lascia il segno.

 

 




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