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3. DA MARSALA A CALATAFIMI.
Siedo sopra un sasso, dinanzi al fascio
di armi della mia compagnia, in questa piazzetta squallida, solitaria, paurosa.
Capitano Ciaccio da Palermo, piange come un bambino dall'allegrezza: io faccio
le viste di non vederlo. La compagnia chi qua, chi là, mezzi a cercar da
mangiare. Ma al primo squillo, non ne mancherà uno. Dal porto, tirano cannonate
a furia contro la città. Su molte case sventolano bandiere d'altre nazioni. Le
più sono inglesi. Che vuol dir questo?
* * *
Il Lombardo è quasi sommerso. Il Piemonte
galleggia maestoso sull'acqua. Le fregate che ci inseguivano arrivarono a tiro
che noi eravamo quasi tutti sul molo. La terra ci mareggiava sotto i piedi;
stentavamo a tenerci ritti. La città non aveva ancora capito nulla; ma la
ragazzaglia era già lì, venuta giù a turba. Alcuni frati bianchi ci salutavano
coi loro grandi cappelli: ci spalancavano le enormi tabacchiere: e stringendoci
le mani, ci domandavano: «Siete reduci, emigrati, svizzeri?».
Alle porte della città, comparvero degli
ufficiali di marina, in calzoni bianchi; e venivano giù al porto, verso la nave
inglese, discutendo agitati. Noi intanto ci stavamo ordinando. A un tratto
s'ode un colpo di cannone. Che è? Un saluto! dice sorridendo il colonnello
Carini, vestito d'una tunica rossa, con un gran cappello a falda, piumato, in
capo. Un secondo colpo, una grossa palla passa, rombando balzelloni, tra noi e
la settima compagnia, e caccia in aria l'arena. I monelli si gettano a tetra; i
frati fuggono come possono con quei gran corpi, camminando dentro i fossati.
Una terza palla sfascia il tetto d'una casetta di guardie, lì presso; una
granata cade in mezzo alla mia compagnia, e fuma per iscoppiare. Beffagna da
Padova vi corre addosso e ne cava la miccia. Bravo! Ma egli non sente o non
bada.
E poi giù i colpi che non si contarono
più. Quale furore! Ora la città è nostra. Dal porto alle mura corremmo bersagliati
di fianco. Nessun male. Il popolo applaudiva per le vie; frati d'ogni colore si
squarciavano la gola gridando: donne e fanciulle dai balconi ammiravano.
«Beddi! Beddi!» si sentiva dire da tutte le parti. Io ho bevuto all'anfora
d'una giovinetta popolana che tornava dalla fonte. Rebecca!
E quell'arco della porta per la quale
entrammo in città, come l'ho innanzi agli occhi! Mi parve l'ingresso d'una
città araba; e un po' mi parve anche di essere alle porte del mio villaggio,
che hanno un arco come questo. Mi fermai a dare un'occhiata verso il porto.
Venivano su correndo gli ultimi manipoli dei nostri: le due navi borboniche
balenavano avvolte nel fumo; e quel nostro Lombardo, adagiato su d'un fianco,
mi fece pietà. Dicono che Bixio l'abbia voluto sommergere. Costui dove passa
lascia il segno.
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