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Alla punta del giorno venne uno a
cavallo, parlò col capitano, pigliammo gli schioppi, e rientrammo in città. Per
una via sonnacchiosa, passammo innanzi a certe casuccie, dove la miseria si
ridestava nelle stanze terrene semiaperte e schifose, riuscimmo alla campagna
dal lato opposto. Là erano tutti i nostri già ordinati e pronti; là
un'allegrezza intera e sana che alzava il cuore. In alto mare, le due navi
napoletane di ieri filavano di lunga, menandosi a rimorchio il Piemonte. Bella
consolazione! Il Lombardo era sempre al suo posto; e quando spuntò il sole, la
parte della sua carena che era fuori dell'acqua, parve incendiarsi dallo
splendore, per salutarci e augurarci fortuna.
Nell'aria era un profumo delizioso: ma
quel campo lì fuori le mura di Marsala, coi suoi grandi massi nerastri sparsi
qua e là, con quei fiori gialli che lo coprivano a tratti, cominciava a darmi non
so che senso di cose morte. Passò Bixio a cavallo. Fiero come già sul cassero
del Lombardo, diede una occhiata burbera laggiù a quel povero legno, accennò
brusco come a dire: «Siamo intesi!» e tirò innanzi trottando. Dopo di lui
vennero alcune Guide, gente che ha navigato sul Piemonte, bei cavalli, bei
cavalieri, coll'uniforme leggiadra che avevano l'anno passato in Lombardia.
Nullo caracollava bizzarro e sciolto; torso da Perseo, faccia aquilina, il più
bell'uomo della spedizione. Pare uno dei tredici che han combattuto a Barletta.
Missori da Milano, vestito d'una tunichetta rossa che gli cresce l'aspetto di
gran signore, ha in capo un grazioso berretto rosso, gallonato d'oro, e comanda
le Guide. Dolce ma tutt'animo; lui e Nullo, Eurialo e Niso. Quell'altro,
semplice Guida, colla faccia imbroncita e piena di bonta, è il più vecchio del
drappello. Avrà quarant'anni? È Nuvolari da Mantova, un ricco campagnuolo che
ha cospirato e combattuto umile e costante; tipo di puritano dei tempi di
Cromwell. Gli altri tutti fior di giovani; carissimo un Manci da Trento, che mi
fa pensare alla Fiorina del Grossi, tanto ha l'aria di fanciulla innocente.
Sempre sorridente e colla buona novella
in fronte, arrivò ultimo Garibaldi collo Stato Maggiore. Cavalcava un baio da
Gran Visir, su di una sella bellissima, colle staffe a trafori.
Indossava camicia rossa e calzoni grigi,
aveva in capo un cappello di foggia ungherese e al collo un fazzoletto di seta,
che, quando il sole fu alto, si tirò su a far ombra al viso. Scoppiò un gran
saluto affettuoso; ed Egli, guardandoci con aria paterna, si spinse fin in capo
alla colonna. Poi le trombe suonarono e ci ponemmo in marcia.
Fatto un bel tratto della via consolare,
si pigliò la campagna, per una straduccia incerta e difficile tra i vigneti. I
nostri cannoni venivano dietro a stento, su certi carri dipinti d'immagini
sacre, tirati da stalloni focosi, che spandevano nell'aria la grande allegria
delle loro sonagliere. Ci siamo fermati a questa fattoria; una casa bianca e un
pozzo, in mezzo a un oliveto. Che gioia un poco d'ombra, e che sapore il po' di
pane che ci han dato! E il Generale seduto a piè di un olivo, mangia anche lui
pane e cacio, affettandone con un suo coltello, e discorrendo alla buona con
quelli che ha intorno. Io lo guardo e ho il senso della grandezza antica.
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