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Giuseppe Cesare Abba
Da Quarto al Volturno

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    • 4. DA CALATAFIMI A PALERMO.
      • 10. Marinco, 25 maggio.
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10. Marinco, 25 maggio.

 

I frati della Piana dei Greci furono cortesi. Ci diedero pane, cacio, vino e sigari, ne avessimo voluto. E ci fecero visitare il convento, e le sale dove i loro morti se ne stanno addossati alle pareti, come gente che dorma, o preghi sprofondata nel pensieri dell'altra vita. Da quei luoghi lugubri udimmo suonare a raccolta, e volando fummo al campo. Le compagnie erano già in fila, e l'artiglieria si era mossa la prima. «Arrivano i regi, saranno diecimila!». Così si diceva dall'uno all'altro, e si capiva che la nostra ritirata era decisa di nuovo. Dove si finirà?

- Ma... forse a Corleone dove ci porterà la strada percorsa dall'artiglieria. - Con questi discorsi ci ponemmo in marcia che il sole andava sotto.

Era già quasi notte, quando, abbandonata la strada militare, ci posero per sentieri angusti, in mezzo, a un bosco, zitti, umiliati, pieni di malinconia. Verso le dieci fummo fermati, e ci si comandò di coricarsi ognuno dove si trovava; vietato il fumare, il parlare, il muoversi. Mi coricai accanto ad Airenta, guardando un gran fuoco che brillava lontano nei monti; e quella vista mi ridestò la memoria dei fuochi, che s'accendono nelle mie valli, la vigilia delle sagre. Provai una passione dolcissima, e in essa mi addormentai.

Quando mi destai era l'alba. Le compagnie si ordinavano silenziose. Seppi che nella notte i regi che c'inseguono, passarono poco discosti, per la strada militare, e che le nostre sentinelle gli hanno veduti. Vanno innanzi sicuri e fidenti di raggiungerci, e ci hanno alle spalle. Ora si comincia a capire la nostra ritirata di ieri e l'allegrezza rinasce.

 

* * *

 

Mezzo nudo e mezzo coperto di pelli come un selvaggio, smunto, colla fame nelle guance e colla passione negli occhi, il povero giovinetto ci moriva addosso di voglia stando a guardarci schierati fuori del sobborgo.

- Come ti chiami?

- Ciccio.

- Che cosa fai qui?

- Sono venuto con voi dalla Piana dei Greci.

- E dove vai?

- Con voi.

- Così scalzo e malandato?

Si mise a sedere e non rispose. Gli trovammo da coprirsi e da calzarsi, e così rifatto lo pigliammo con noi. Allora, allegro che parve un altro, avrebbe voluto uno schioppo; dopo mezz'ora conosceva già tutta la compagnia e ci chiamava a nome.

- T'insegneremo a leggere e a scrivere.

- Oh!... signorino, non ne sono degno.

 

 




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