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Il maggior naufragio della
dissimulazione è nell'ira, che tra gli affetti è 'l più manifesto, essendo un
baleno che, acceso nel cuore, porta le fiamme nel viso, e con orribil luce
fulmina dagli occhi; e di più fa precipitar le parole, quasi con aborto de'
concetti che, di forma non intieri e di materia troppo grossa, manifestano
quanto è nell'animo. Molta prudenza si richiede, per rinchiuder così gagliarda
alterazione; e di chi è trascorso a tanto impeto, disse Platone: «tanquam canis a pastore, ita denique
revocatus ab ea quae in ipso est ratione mitescat.» Era Achille in questa
passione contra Agamennone, quando «truculento
intuens aspectu: - O vir - inquit - ex dolo totus atque imprudentia factus ac
genitus, et quis tibi Graecorum posthac libens pareat?-». Ma l'ufficio della
ragione, significata per Minerva scesa dal cielo, va temperando: « - Non venit - inquit - a caelo,
Achilles, ut te iratum in ultionem iniuriae acceptae erumpere videam, sed ut
ira<cundia>m tuam compescam-». Sì che Omero, in questa occasione di
Achille, spiega insieme quanto importi la dissimulazione. Da due potenti
stimoli procede tanta licenza di parole nell'ira, cioè dal dispiacere e dal
piacere, perché ella è appetito, con dolore, di far vendetta che si dimostri
vendetta, per dispregio che crediamo fatto di noi, o d'alcuno de' nostri, indegnamente,
come disse Aristotile; ed a questo dolor segue il diletto, che nasce dalla
speranza di vendicarsi, e perché l'animo è in atto di vendetta: e però
Aristotele soggiunse: «recte illud de ira dictum est quod, defluente melle
dulcior, in virorum pectoribus gliscit». Dunque, da così fatto misto di amaro e
di dolce, dee guardarsi chi non si vuol mostrar facilmente turbato, come
sogliono parer gl'infermi, i poveri e gli amanti, e tutti quelli che si fan
vincer dal disiderio. Importa il prevenir con la considerazione di quanto è
maggior diletto vincer se stesso, in aspettar che passi la procella degli
affetti, e per non deliberare nella confusione della propria tempesta; ma nel
sereno dell'animo che, ritirato ogni
pensiero nell'altissima parte della mente, potrà sprezzar molte cose, o non
curar di vederle.
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