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PASQUINO A LI LETTORI SOPRA L'ASTOLFEIDA DEL DIVINO PIETRO
ARETINO
Alme amorose e spirti
peregrini,
voi che svegliate a l'alte imprese il cuore,
del divino Aretin pur or vien fuore
l'Astolfeida. I fior de' paladini,
de' barbari orgogliosi
saracini,
d'erranti cavallier l'arme, l'amore,
di diverse nazion l'ira, il furore,
chi sale al ciel, chi nel centro rovini,
le qualità de' vicin,
de gli esterni
costumi e legi non altrove intese
vi mostra l'Aretin, del vero amante,
comparazion d'antichi
e di moderni,
e scuopre ogni sentier, terra e paese,
e chi è mosca e si tiene elefante.
Pasquin nostro galante
l'Aretin loda e dice ch'oggi assai
bravi a parol n'ha 'l mondo più che mai;
dice che d'oggi in
crai
crescono al mondo ognor l'usanze acerbe,
come ne l'orto allignon le mal'erbe;
dice che più superbe
son le puttane che le gentil donne
e lo' par d'esser regine e madonne,
e che le ricche gonne
non ricuoprono i lor vizii furfanti,
che sfamando i facchin rubban gli amanti;
dice che da più canti
il mondo è pieno di squarta-cantoni
più che l'aer di grilli e parpaglioni;
dice che de' babbioni
da Mantua n'è per tutto, e de gli alocchi
e de' gattuci ch'hanno aperti gli occhi;
e che vende i finocchi
per confetti ogni strologo mendace,
annunciando la guerra per la pace.
Quel che a Pasquino
spiace
che gli è vecchio e Marforio è rimbambito:
or che son vecchi il mondo è imputtanito.
Lettori, oltre
v'invito
lieti a cantar d'amor fra l'erbe e ' fiori
sì bel poema, spasso a gentil cuori.
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