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3. Confronto e
dialogo intergenerazionale
3.1 - Per
quanto riguarda l’interazione con la generazione
precedente (o con i Superiori e formatori) c’è da dire che
lo scambio c’è stato, anzi, gli interventi dei
giovani erano diretti prevalentemente ai Superiori (e in seconda istanza ai
formatori), e meno ai giovani stessi. Per parte loro i relatori, ma anche i
Superiori presenti, hanno parlato ai giovani e hanno toccato solo in parte il
punto critico dei limiti istituzionali nell’animazione e
conduzione della vita consacrata.
3.2 - Di
fatto questi giovani si sono lasciati interpellare e hanno fatto a loro volta
domande, anche piuttosto pertinenti, o affermazioni precise circa il rapporto
con l’istituzione o con i loro fratelli
maggiori. Per esempio è diventata una sorta di ritornello l’affermazione che "ci si dice che siamo il futuro della vita
consacrata, però non sempre ci si coinvolge nel presente", altri decidono per
i giovani, che così si sentono solo spettatori del presente e incapaci di
prendersi cura del futuro.
3.3 - Ciò
non significa nel modo più assoluto che i giovani non credano nel valore delle
generazioni che li precedono: "crediamo nella sapienza dei nostri fratelli
e sorelle maggiori", hanno detto più volte, e spesso hanno espresso al
riguardo gratitudine, serenità, realismo, chiarezza e buon senso.
D’altro canto chiedono dialogo con Superiori e fratelli
maggiori, confessano d’aver bisogno della loro fiducia e
incoraggiamento, si sentono frenati nel loro entusiasmo dalle paure dei
responsabili istituzionali, dichiarano senza mezzi termini che non intendono
essere la "fotocopia del passato".
3.4 - C’è il problema dei giovani o delle giovani, soprattutto, che vivono
soli/e in comunità di anziani/e. "Quando una è la sola giovane e non trova
possibilità di sbocco e di aperture, non è facile. Mi preoccupa una
congregazione chiusa, con le mentalità diverse e a volte inconciliabili".
Soprattutto per questi/e religiosi/e che vivono soli/e in quanto giovani il
Congresso ha significato una grossa iniezione di fiducia e speranza, lasciando
intravedere l’utilità di favorire spesso incontri
tra juniores o addirittura scuole comuni, come dice questa testimonianza:
"Spero d’incontrarmi presto con un’altra junior per raccontarle tutto e portarle quei frutti che tutte
attendono. Le giovani di vari istituti dovrebbero frequentare scuole
comuni".
I giovani da soli si
chiudono in se stessi e diventano timorosi, ma assieme ritrovano coraggio e
osano rischiare.
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