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PARTE DECIMA QUINTA
I pensieri di Bàrnaba, io v'assicuro, non èrano di metafisica;
nè potèvano èssere, ché, Bàrnaba, era stato allevato al mestier del becchino,
cioè a non vedere nei morti se non funerali di prima, di seconda, e di terza, o
la tutta parata od i calzoni del prete, corrispondenti ad una certa tariffa. E,
avesse avuto anche il ticchio di scoppiar bolle di aria, gliene mancava il
tempo; troppo egli avea già a fare, coprendo i dotti errori dei mèdici.
Ora, Bàrnaba, se ne stava seduto presso una buca non peranco
acciecata, al di dentro le gambe. E riposava. Con una mano, rompeva, di tanto
in tanto, da una pagnotta che gli era alla dritta, un pezzo di pane e sel
recava alla bocca, mentre, con l'altra, fregava sopra il ginocchio un coso...
come un bottone; rompea un altro pezzo di pane, poi adocchiava il bottone. Oh!
gli eredi han ben cura di conservare ogni ricordo prezioso del loro pòvero
morto! Non si tròvan che ossa, non si trova che stagno! ¾
e lì, scotendo la testa, Bàrnaba gettò nella buca il bottone.
¾ Nonno ¾
chiamò una vocina di tra le croci; e una bimba con i capegli sciolti, vere
accie di seta, apparve, tiràndosi appresso un carrozzino di latta con su legata
una bàmbola. E disse:
¾ Un signore ti cerca ¾
Venìa dietro di lei un magro e malincònico giòvine.
¾ Ecco il nonno ¾ fece la bimba, additando Bàrnaba.
E Alberto, accennato al becchino che non si movesse,
costeggiava la fossa e siedèvagli accosto.
¾ Sono un chirurgo ¾ cominciò a dire, tremando.
Bàrnaba si toccò il calottino con il rispetto dovuto a un che
dàvagli pane.
E Alberto, continuando, dopo un giro e rigiro di frasi, disse,
che un caso, tra i più interessanti per l'arte sua e la scienza, era accaduto
nella città con letale esito, ma che i parenti del trapassato gliene avèan
negata la salma...
¾ Io non vendo i miei morti ¾ interruppe il becchino, abbujàndosi
in viso.
Alberto tremò.
¾ Pure ¾
aggiunse ¾ voi ne avete venduti.
Fu, di tremare, la volta di Bàrnaba.
¾ È vero ¾
egli rispose ¾ ma sono corsi tanti e tanti anni...
E feci male allora, malìssimo.
¾ Ora, fareste bene ¾ esclamò Alberto.
¾ No, no ¾
disse Bàrnaba ¾ ne ho già traditi abbastanza. Son
vecchio, e, fra non molto, dovrò io pure dormire quà. I morti tèngon rancore.
¾ Ma quel vostro angioletto di
nipotina ¾ fe' Alberto ¾
pregherà sempre per voi... Io vi offro... dieci biglietti da mille ¾
Bàrnaba trasalì: guardò la sua bimba, la quale, seduta su 'n
monticino di terra, mangiava pane e sole; vide il visetto di lei, delicato; ed
i pieducci, nudi; vide le proprie mani in cui la vita essiccava; e, con la
voce, come lo sguardo, bassa, mormorò: ¾ Fiat voluntas Dei! ¾
Notte. Un padiglione di nubi, si stende sulla pianura; il bujo
tinge. È una di quelle notti, in cui i viaggiatori sàlgono a contracuore nelle
carrozze, e i cavalli agùzzano spesso inquietamente le orecchie, e le perdute
vigilie sèntono più che mai il desìo di pigliare la fuga.
Alberto stà asserragliando la pìccola porta in fondo al
giardino della casa del mago. Bàrnaba ne è appena uscito con una carriola
vuota.
Solo!
E se ne stette, un momento, soggiogato dal peso della sua
tanta sciagura; poi, corse alla casa, corrèndogli il sàngue ancor più.
Ma, di botto, arrestossi. Era alla porta; e, di là, ella
attendeva. S'arrestò còlto da raccapriccio, battendo i denti e i ginocchi...
Si vinse. Con uno slancio, aperse le imposte, precipitossi al
didentro. Dal davanzale del vasto camino, un lume, schiarava sul tavolone di
marmo una bara, nuda, sìmbol di morte il più odioso. Ma il chiaro non arrivava
alla volta. Ombre paurose stendèvansi sulle pareti.
E Alberto chiese coraggio ad una folla di lumi. La nuova luce
lo rinfrancò; la nuova luce e i fiori, ch'essa pingeva all'intorno ¾ glìcini e rose ¾ pendenti dalle lumiere, appese alle
sedie; in ceste; in cestini. E Alberto, afferrato un martello, salì sopra la
tàvola.
Risonò il primo colpo. Udissi un crac nella stanza. Egli
rimase col martello sul còfano, non osando vòlgere gli occhi, e neppure di
chiùderli. Pareva a lui, fosse entrato qualcuno... Ci volle proprio uno sforzo
per obbligar la pupilla a guardare... Niente! E respiro.
Dùnque, cominciò a tempestare rabbiosìssimi colpi. Tardàvagli
di rivederla. Giunto a ficcare in una fessura il martello, diede leva al
coperchio. Il quale si distaccò, seco traendo, pei chiodi, un lenzuolo. E
Alberto strappollo, e il rovesciò giù dalla tàvola.
Quasi nel medèsimo tempo, le pareti sconnesse si aprìrono e
càddero, cedendo al peso di un corpo, che si allungava e allargava
lentissimamente.
Apparve una figura di donna, tutta di bianco, dalle mani
intrecciate e guantate; i calzari di raso e un fazzoletto sul viso.
Il martello sfuggì ad Alberto. Ei restò presso di lei
rannicchiato; immoto e freddo com'essa. Sotto quel fazzoletto, era lo spasimato
sembiante; avrebb'egli avuto coraggio di discoprirlo? E, quì, un serrato
contrasto di sì e di no. Fe' per stènder la mano; la mano non gli ubbidì.
Volea, ma non poteva; i polsi gli rallentàvano; momenti, durante i quali, il
legame tra lo spìrito e il corpo era interrotto.
Ma, infine, si riappiccò. E, Alberto, potè allungare la mano
sul fazzoletto...
Ella! ¾ Bianca del muto bianco della
camelia, finamente aperte le labbra, gli occhi velati, si dormìa tranquilla,
come se in luogo fuor dalle nubi del mondo. Parea sfinita d'amore. Morte,
avèala fatta sua con un bacio lievìssimo.
E a dire, che, proprio in questo momento, egli avrebbe forse
potuto ¾ trionfando di lei e di lui ¾ attìnger la vita, tra le sue braccia
di fuoco!
Oh fosse, quel che vedea, un sogno!... Sì! lo dovea; sogno
bene sensìbile, ben agghiacciante, ma sogno. Il ribrezzo lo strinse. E pensò
ch'era un sogno, ma il grande, quel della vita, quello di cui ci svegliamo
morendo ¾ se ci svegliamo.
La fantasìa di lui infiammava; i suoi nervi strappàvano.
Sì; ci svegliamo. L'ànima non può finire. Quella di lei, forse
lì intorno, tristamente mirava il bel corpo dal quale era stata divisa... E se
peranco indivisa? E se fluita al cervello, ùltimo spaldo?... Ma già il nulla si
avanza da tutte le parti; ancora un secondo, ed ogni vita è scomparsa; e, sulla
vita, si riunisce l'oblìo.
Senonché, il nulla, come il finito, è inconcepibile.
E... se fosse... non-morta?
Quì, Alberto si piegò su di lei, speranzoso, bramoso di un
segno che dicèssegli sì, di un fuggitivo rossore, un sospiro.
Orribilmente gli battèan le tempie.
Ah!... egli ha scorto, tra le socchiuse palpèbre, rianimàrsele
l'occhio. E le apre, o meglio, le straccia, in sul petto, la veste; e le preme
la mano sopra il nudo del cuore...
Ed ascolta...
Un bàttito!... Vive! ¾ Per lui essa deve rinàscere...
No! Un medaglione che le giace sul seno tosto risponde
«rivivrà per un altro».
Incendia di gelosìa. Attorno a lui, tutto gira. Strappa di
tasca una terzetta a due colpi, e gliela scàrica contro. Il medaglione, salta
in cento frantumi. Poi, volge l'arme a sé. Ci ha un terrìbile istante, in cui
la paura gli aggroviglia le vene: ei serra gli occhi; ma il colpo... parte.
L'arme, piomba fumante, giù dalla tàvola, in una cesta di
rose; Alberto, cade sul desiato corpo di lei, morto.
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