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Andrea, che non l'aveva più vista
da una settimana, la fermò una sera in mezzo all'uscio del salotto, dove si era
appostato per attenderla.
— È tuttavia sofferente?
— No; grazie.
Voleva evitarlo; ma la commozione
l'arrestò, impacciata, sotto quegli sguardi indagatori.
— E… il mio noviziato — egli
disse, esitando — dovrà ancora durare?
— Non insista, per carità!
Andrea chinò il capo mentr'ella
passava.
Quelle umili parole — il mio noviziato
— le rimasero dentro l'orecchio tutta la serata e giorni appresso,
assediandola, rimestandole in fondo al cuore le dolci sensazioni e il soave
sentimento ch'essa si era sforzata di far tacere, domandandosi atterrita: E
poi?… e poi?
— Povero giovane!… Non si
stancava dunque?
E trovossi insensibilmente
ricondotta verso di lui, ma senza speranza, soltanto per dimenticare
quell'altro che l'aveva così offesa, e con la gioia d'una convalescenza
interiore assai più bella della prima.
— Che tormento il dover
dissimulare di amarlo!… Ma doveva far così, suggellarsi le labbra!… Chi le
garantiva l'avvenire?… Se oggi la passione poteva porre a quel giovane una
benda sugli occhi, domani, domani l'altro, sbolliti i primi entusiasmi, quando
non ci sarebbe stato più rimedio…?
Era il verme che le rodeva
incessantemente il cervello e le faceva quasi dimenticare l'oltraggio del
Mochi.
Alcuni giorni dopo il fatto,
questi aveva avuto la faccia tosta di avvicinarsele e dirle:
— Quella grulla di Marietta ti
avrà forse riferito…
— Non mi ha riferito nulla… — lo
interruppe Giacinta.
Egli voltò le spalle.
Andrea intanto, rassegnato,
paziente, non lasciava sfuggirsi nessuna occasione di rammentarle che era lì,
attendendo sempre una risposta. Ad ogni nuovo assalto di lui, la povera
Giacinta sentivasi con orrore diventar sempre più fiacca; e voleva resistere…
ad ogni costo!…
— Dovessi tu anche morirne! —
disse a sé medesima una volta, dopo aver tentato invano di stordirsi leggendo
fino a notte inoltrata.
Invece il suo povero cuore non
aveva più forze!
— Ah, Gesù! Gesù!…
I suoi occhi non si erano fissati
mai con tanta ambascia sul crocifisso d'avorio dalla croce di ebano appeso al
capezzale, un ricordo della sua più cara amica di collegio. E quel grido
straziante le era uscito di bocca, all'improvviso, insieme con un fiume di
lagrime.
— Ah, Gesù!… Gesù! Perché farmi
soffrire a questo modo?…
Nello stesso tempo una commozione
profonda, sopraggiunta dietro quel primo impeto d'irritazione e di rivolta, la
spingeva a cader ginocchioni davanti la sponda del letto.
— Dio mio!… Gesù mio! — ripeteva
singhiozzante, tendendo le braccia verso il crocifisso con un gesto disperato.
— Gesù… Se siete buono e giusto, fatemi morir subito, prima che io mi levi di
qui! Fatemi morire! Fatemi morire!
Nell'angoscia, appoggiava la
fronte alle materassa, bagnandole di lagrime, contando i battiti del suo cuore
per vedere se mai diminuissero, se diventassero più lenti… Indi rialzava la
testa, stendeva di nuovo le braccia:
— Se siete buono e giusto, fatemi
morire, Gesù! Muovetevi a compassione di me! Fatemi morire!…
Ah, la morte invocata si faceva
attender troppo! Gesù Cristo se ne stava impassibile sulla croce, non la
esaudiva, non la ascoltava:
— Fatemi morire! Fatemi morire!
A un tratto, le parve che il
cuore le si schiantasse davvero, che il respiro le venisse meno… e balzò in
piedi e spalancò la finestra.
Col terrore che la scuoteva
tutta, sprofondava gli occhi in quel cielo buio, coperto qua e là di nuvole, con
rare stelle che scintillavano fioche, come smarrite nello spazio; e tendeva
l'orecchio senza sapere perché, in quel vasto silenzio interrotto soltanto
dagli urli del mare che si dibatteva laggiù fra gli scogli, simile a un mostro
incatenato.
Non osava voltare il capo. Aveva
perfino paura di quel crocifisso di avorio da lei così affannosamente pregato
poco prima; aveva paura di quella nera solitudine notturna: si sentiva come
lanciata via fuori del mondo.
Poi, all'impressione dell'aria
frizzante si era calmata a poco a poco. Un'idea balenatele in mente l'aveva
fatta trasalire:
— Perché non entrava in un
convento?
E rinchiuse la imposta,
macchinalmente; perduta dietro questa idea che la inondava di un benessere
strano, di una calma affatto insolita e piena d'immensa tenerezza.
— Grazie! Grazie! — mormorava, a
mani giunte, rivolta al crocifisso. — Così sarò morta pel mondo, per me stessa,
per tutti!… È una ispirazione del cielo!
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