|
-1-
Massaio Turi aveva incontrato il
ragazzo una sera nel punto dove finisce, sul ciglione della Arcura, la
scorciatoia che dal mulino di Catalfàro conduce a Bardella. Il ragazzo stava
accoccolato sur un sasso, con le mani strette dietro la testa. I gomiti aguzzi
gli scappavano fuori dagli sdruci delle maniche della camicia. Non aveva scarpe
ai piedi. La giacchettina scolorita e stracciata era buttata là accanto.
Massaio Turi gli si era fermato
davanti, domandandogli:
- Dove vai? Che fai qui?
Il ragazzo lo guardò sbigottito,
grattandosi il capo.
- Come ti chiami? Di chi sei
figlio?
- Mi chiamo Mommo. Sono figlio di
compare Pino.
- Che fai qui?
- Niente.
- E dove vai?
- Non lo so. Vengo da Palagonìa.
- Che facevi colà?
- Niente: domandavo l'elemosina.
- Bel mestiere t'insegnava tuo
padre!
- È morto mio padre.
- E tua madre?
- Chi lo sa dov'è! Io guardavo i
tacchini del notaio.
- Quale notaio?
- Del notaio; lo chiamano così.
Mi ha mandato via.
- E perché ti ha mandato via?
- Dice che ho perduta una
tacchina.
- Dice? L'hai perduta davvero.
- È sparita. L'ho cercata tanto!
- E poi ti sei messo a domandar
l'elemosina!
- Che potevo fare? Avevo fame.
- E ora come sei qui? Dove vai?
- Non lo so. A Palagonìa gli
altri ragazzi mi picchiavano.
- Su, prendi la giacchetta e
vieni con me.
Il ragazzo obbedì. Lungo la
strada, massaio Turi continuò a interrogarlo.
- Quanti anni hai?
- Nove anni.
- Vuoi allogarti per guardare i
miei tacchini? Sono molti, più di cinquanta.
- E se poi ne perdo
uno?
- Starai attento. Ti do da
mangiare e i vestiti. Come si chiamava tuo padre?
- Compare Pino. È cascato da un
albero di ulivo, l'altr'anno, prima di Natale, ed è morto. Io non c'ero.
- Ah!... Compare Pino Scagghiu.
Povero diavolo! Lo conoscevo. E non hai più nessuno?
- Ho la mamma, ma non so dov'è. È
andata via quando era vivo il babbo, che l'ha fatta cercare anche dai
carabinieri. Chi lo sa dov'è? È andata via l'anno della mal'annata.
- Non importa. Ti farò io da
padre, e mia moglie da mamma, se tu sei buono. Hai mangiato oggi?
- Mi ha dato una fetta di pane un
capraio questa mattina, lassù.
E indicava la collina.
- E se non
t'incontravo io, come facevi?
- Restavo là dov'ero seduto:
avevo paura.
- Quanti erano i tacchini del
notaio?
- Quindici.
- E le scarpe dove l'hai
lasciate?
Il ragazzo sorrise, quasi si
sentisse canzonato.
- Dove? - insiste massaio Turi.
- Dal calzolaio. Chi dovea
comprarmele le scarpe?
E sorrise di nuovo, contento
della risposta.
- Bravo!
Massaio Turi accompagnò
l'approvazione con un leggero scappellotto che voleva essere una carezza.
Quel ragazzo bruno, magro, con
quegli occhi neri, intelligenti e pieni di tristezza, con quei capelli neri,
arruffati, che gli camminava a lato serio e fiducioso, facendo piccole sgambate
per tenersi a paro dei larghi passi delle lunghe gambe del compagno, e che di
tratto in tratto alzava la testa e lo guardava con occhi meravigliati e
riconoscenti, lo aveva subito commosso.
In quella commozione entrava un
po' il ricordo di un figliuolo perduto due anni addietro, a nove anni, bruno e
magro come quel ragazzo. Una febbre maligna gliel'avea portato via in cinque
giorni, e gli aveva lasciato una gran piaga nel cuore.
In quel momento che scendevano,
zitti, pel viottolo, gli sembrava che il figlio morto gli avesse mandato dal
Paradiso quell'anima del Purgatorio, come egli chiamava il ragazzo nel pensier
suo, e glielo raccomandasse.
Per ciò pensava pure:
- La massaia sarà contenta anche
lei. Le dirò: Ce lo manda quell'angioletto!
E a voce alta soggiunse:
- Quella laggiù è la masseria.
Si vedevano tra gli alberi i
tetti grigiastri del casamento e qualche finestra. Una strada larga e tortuosa,
fiancheggiata da muricciuoli, serpeggiava tra i campi verdeggianti. Si udiva il
campanaccio dei buoi e delle vacche che tornavano dal beveratoio, e gli abbai
dei cani. Il cielo era coperto di nuvole rossicce. Una gran pace si diffondeva
attorno di mano in mano che più calava la sera.
Massaio Turi e Mommo camminavano
silenziosi, affrettando il passo dopo che dalla scorciatoia stretta tra due
ciglioni erano sbucati nella larga strada che conduceva al beveratoio e di là,
svoltando a destra, alla masseria.
Avevano raggiunto i buoi e le
vacche coi vitelli che andavano lentamente, seguiti dal bovaro con la sacca a
tracolla e il bastone su la spalla.
- Gesù e Maria, zi' Girolamo!
- Gesù e Maria!
- Come va la Stellata?
- Meglio, grazie a Dio.
-
Nuova-legge?
- Non zoppica più.
- E le Nonne che fanno,
zi' Girolamo?
- Ma che Nonne! Lasciatemi
stare!
- Eppure la gente giura che voi
siete della combriccola, e che la notte andate attorno con loro.
- Io dormo la notte, massaio mio.
- Lo so come dormite.
Massaio Turi amava scherzare col
vecchio bovaro a proposito delle Nonne, esseri fantastici a cui la
superstizione popolare attribuisce la facoltà di entrare nelle case pel buco
della serratura, conducendo con loro quelli della combriccola, come egli
diceva. Lo zi' Girolamo parlava poco: dormiva in modo strano, seduto sul fondo
di un corbello rovesciato, di estate all'aria aperta, in mezzo alle sue bestie
legate a un cavicchio con una fune attaccata alle corna: d'inverno, sotto la
tettoia della stalla, avvolto nel giubboncello di albagio e rannicchiato in un
angolo. Così accreditava la voce diffusa tra i contadini ch'egli andasse
attorno con le Nonne; se no, dicevano, avrebbe dormito
come tutti gli altri cristiani, in un letto, in un giaciglio e non seduto sul
fondo di un corbello.
Mommo stava a sentire, sbarrando
gli occhi, guardando con un senso di paura il vecchio che di tratto in tratto
lo guardava anche lui. Mommo credeva alle Nonne, ne aveva udito parlare
dalla sua mamma e da altri ragazzi. La sua mamma una volta aveva raccontato
alle vicine che le Nonne le avevano levato un bambino dalla culla e
glielo avevano deposto sul letto. E poi quel bambino era morto.
- Cielo rosso, vento! - sentenziò
lo zi' Girolamo dopo una lunga pausa, osservando le nuvole.
Intanto giungevano vicino alla
masseria. Due grossi cani erano mossi loro incontro, abbaiando e saltellando
festosamente attorno al padrone. Visto il ragazzo, ringhiavano minacciosi.
Massaio Turi li acchetò con la voce e col gesto, e prese per mano il ragazzo
che indietreggiava dalla paura.
- Impareranno a conoscerti, - gli
disse.
E rivolto allo zi' Girolamo
soggiunse:
- Ho trovato quest'anima del
Purgatorio lassù. Sarà il nuzzaru.
- Se vuoi mangiar
pane, qui si sta bene, figliuolo mio, - fece lo zi' Girolamo.
- È figlio di compare Pino
Scagghiu, che morì cadendo da un albero di ulivo, l'anno scorso.
- Requie materna! -
borbottò lo zi' Girolamo.
I buoi e le vacche coi vitelli si
erano fermati su lo spianato, ognuno al suo posto davanti il proprio cavicchio;
e lo zi' Girolamo, prendendo una delle funi, cominciò a legarla alle corna
dell'animale che le era più vicino.
- Ora vi mando la minestra, -
disse massaio Turi.
- Santa notte, massaio.
Davanti alla porta della casa, la
massaia aspettava il suo uomo con la candela a olio già accesa. Dal camino
della cucina salivano nugoli di fumo che si assottigliavano e si disperdevano
per l'aria sul fondo incupito del cielo.
|