A questo fine è diretta quella pessima né
mai abbastanza esecrata ed aborrita libertà della stampa nel divulgare
scritti di qualunque sia genere; libertà che taluni osano invocare e
promuovere con tanto clamore. Inorridiamo, Venerabili Fratelli, nel rimirare
qual Ci opprima stravaganza di dottrine o più veramente portentosa
mostruosità di errori, che si spargono e disseminano per ogni dove con
quella sterminata moltitudine di libri, di opuscoli e di scritti piccoli
certamente di mole ma per malizia grandissimi, dai quali vediamo con le lacrime
agli occhi uscire la maledizione ed inondare tutta la faccia della terra.
Eppure (ahi, doloroso riflesso!) vi ha di quelli che giungono alla sfrontatezza
di asserire con insultante protervia che questo inondamento di errori è
più che abbondevolmente compensato da qualche opera, che in mezzo a
tanta tempesta di pravità si mette in luce per difesa della religione e
della verità. Nefanda cosa è indubbiamente e da ogni legge
riprovata il commettere a bello studio un male certo e più grave,
perché vi è lusinga di poterne trarre un qualche bene. Ma
potrà mai dirsi da chi sia sano di mente, che debbasi liberamente ed in
pubblico spargere, vendere, trasportare anzi tracannare ancora il veleno,
perché esiste un cotal rimedio, di cui usando, avvenga talvolta che
alcuno scampi da morte?
Ma assai ben diverso u il sistema adoperato dalla Chiesa per sterminare la
peste dei cattivi librì fin dall'età degli Apostoli, i quali
leggiamo aver consegnato alle fiamme pubblicamente quantità ben grande
di libri sì fatti. Basta leggere le provvidenze date su tal proposito
nel Concilio Lateranense V e la Costituzione che ne pubblicò Leone X di
felice memoria Nostro Predecessore, appunto perché quella stampa che fu
salutevolmente ritrovata per aumento della Fede e per la propagazione delle
buone arti, non venisse a contrari fini rivolta, e le casse dànno e
pregiudizio alla salute dei fedeli di Cristo. Fu ciò parimente a cuore
dei Padri Tridentini per tal maniera, che per applicare opportuno rimedio ad
inconveniente sì dannoso e misero emanarono quell'utilissimo decreto
sulla formazione dell'Indice dei libri entro i quali malsane ed impure dottrine
si contenessero. Conviene, dice Clemente XIII Nostro Predecessore di felice rimembranza
nella sua Enciclica sulla proscrizione de' libri nocivi, conviene combattere
valorosnmente per quanto sì grande affare il richiede, ed esterminare
per ogni modo il pernicioso mortifero ammasso di tali libri guasti e nocivi,
poiché mai si toglierà via la materia dell'errore finché
arsi non periscano tra le fiamme gli impuri elementi della malvagità.
Per tale adunque e così costante sollecitudine, con cui in tutti i tempi
questa Santa Sede Apostolica studiò sempre di condannare i libri pravi e
sospetti, e di strapparli di mano ai fedeli, rendesi assai palese quanto falsa,
temeraria ed oltraggiosa alla stessa Apostolica Sede, nonché ferace di
sommi mali per il popolo cristiano sia la dottrina di coloro, i quali non solo
rigettano come grave ed onerosa eccessivamente la censura dei libri, ma a tanto
altresi si avanzano di audace malignità, che la dichiarano perfino
aborrente dai principî del retto diritto e negano arditamente alla Chiesa
l'autorità di ordinarla e di eseguirla.
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