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Niccolò Machiavelli
Istorie fiorentine

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LIBRO PRIMO.

 

-1-

 

I popoli i quali nelle parti settentrionali di dal fiume del Reno e del Danubio abitano, sendo nati in regione generativa e sana, in tanta moltitudine molte volte crescono, che parte di loro sono necessitati abbandonare i terreni patrii e cercare nuovi paesi per abitare. L'ordine che tengono, quando una di quelle provincie si vuole sgravare di abitatori, è dividersi in tre parti, compartendo in modo ciascuno, che ogni parte sia di nobili e ignobili, di ricchi e poveri ugualmente ripiena; di poi quella parte alla quale la sorte comanda va a cercare suo fortuna, e le due parti sgravate del terzo di loro si rimangono a godere i beni patrii. Queste populazioni furono quelle che destrussono lo imperio romano; alle quali ne fu data occasione dagli imperadori, i quali, avendo abbandonata Roma, sedia antica dello Imperio, e riduttisi ad abitare in Gonstantinopoli, avevano fatta la parte dello imperio occidentale più debole, per essere meno osservata da loro e più esposta alle rapine de' ministri e de' nimici di quelli. E veramente a rovinare tanto Imperio, fondato sopra il sangue di tanti uomini virtuosi, non conveniva che fusse meno ignavia ne' principi, né meno infedelità ne' ministri, né meno forza o minore ostinazione in quelli che lo assalirono; perché non una populazione, ma molte furono quelle che nella sua rovina congiurorono. I primi che di quelle parti settentrionali vennono contro allo Imperio, dopo i Cimbri, i quali furono da Mario cittadino romano vinti, furono i Visigoti; il quale nome non altrimenti nella loro lingua suona, che nella nostra Goti occidentali. Questi, dopo alcune zuffe fatte a' confini dello Imperio, per concessione delli imperadori molto tempo tennono la loro sedia sopra il fiume del Danubio; e avvenga che, per varie cagioni e in varii tempi, molte volte le provincie romane assalissero, sempre nondimento furono dalla potenza delli imperadori raffrenati. E l'ultimo che gloriosamente gli vinse fu Teodosio; talmente che, essendo ridutti alla ubbidienzia sua, non rifeciono sopra di loro alcuno re; ma, contenti allo stipendio concesso loro, sotto il governo e le insegne di quello vivevano e militavano. Ma venuto a morte Teodosio e rimasi Arcadio e Onorio suoi figliuoli eredi dello Imperio, ma non della virtù e fortuna sua, si mutorono, con il principe, i tempi. Erano da Teodosio preposti alle tre parti dello Imperio tre governatori: Ruffino alla orientale, alla occidentale Stillicone, e Gildone alla affricana; i quali tutti, dopo la morte del principe, pensorono, non di governare, ma come principi possederle. Dei quali Gildone e Ruffino ne' primi loro principii furono oppressi; ma Stillicone, sapendo meglio celare lo animo suo, cercò di acquistarsi fede con i nuovi imperadori, e dall'altra parte turbare loro in modo lo stato, che gli fusse più facile di poi lo occuparlo. E per fare loro nimici i Visigoti, gli consigliò non dessero più loro la consueta provisione. Oltra di questo, non gli parendo che a turbare lo Imperio questi nimici bastassero, ordinò che i Burgundi, Franchi, Vandali e Alani, popoli medesimamente settentrionali, e già mossi per cercare nuove terre, assalissero le provincie romane. Privati adunque i Visigoti delle provisioni loro, per essere meglio ordinati a vendicarsi della ingiuria, creorono Alarico loro re, e assalito lo Imperio, dopo molti accidenti guastorono la Italia, e presono e saccheggiorono Roma. Dopo la quale vittoria morì Alarico, e successe a lui Ataulfo, il quale tolse per moglie Placidia, sirocchia delli Imperadori e per quel parentado convenne con loro di andare a soccorrere la Gallia e la Spagna, le quali provincie erano da' Vandali, Burgundioni, Alani e Franchi, mossi dalle sopra dette cagioni, assalite. Di che ne seguì che i Vandali, i quali avevano occupata quella parte della Spagna detta Betica, sendo combattuti forte da i Visigoti, e non avendo rimedio, furono da Bonifazio, il quale per lo Imperio governava Affrica, chiamati che venissero ad occupare quella provincia; perché, sendosi ribellato, temeva che il suo errore non fusse dallo Imperadore ricognosciuto. Presono i Vandali, per le cagioni dette, volentieri quella impresa, e sotto Genserico loro re, si insignorirono d'Affrica. Era, in questo mezzo, successo allo Imperio Teodosio figliuolo di Arcadio, il quale, pensando poco alle cose di occidente, fece che queste populazioni pensorono di potere possedere le cose acquistate.

 

 




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