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Niccolò Machiavelli
Istorie fiorentine

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Sedeva nel pontificato papa Gregorio XI, il quale, trovandosi ad Avignone, governava, come gli antecessori suoi avevano fatto, la Italia per legati; i quali, pieni di avarizia e di superbia, avevano molte città afflitte. Uno di questi, il quale in quelli tempi si trovava a Bologna, presa la occasione dalla carestia che lo anno era in Firenze, pensò di insignorirsi di Toscana, e non solamente non suvvenne i Fiorentini di vivere, ma per torre loro la speranza delle future ricolte, come prima apparì la primavera, con grande esercito gli assaltò, sperando, trovandogli disarmati e affamati, potergli facilmente superare. E forse gli succedeva, se le armi con le quali quello gli assalì infedeli e venali state non fussero: perché i Fiorentini, non avendo migliore rimedio, dierono centotrentamila fiorini ai suoi soldati, e feciono loro abbandonare la impresa. Comincionsi le guerre quando altri vuole, ma non quando altri vuole si finiscono. Questa guerra, per ambizione del Legato cominciata, fu dallo sdegno de' Fiorentini seguita, e feciono lega con messer Bernabò e con tutte le città nimiche alla Chiesa; e creorono otto cittadini che quella amministrassero, con autorità di potere operare sanza appello e spendere sanza darne conto. Questa guerra mossa contro al Pontefice fece, non ostante che Uguccione fusse morto, risurgere quelli che avieno la setta de' Ricci seguita, i quali, contro agli Albizzi, avevono sempre favorito messer Bernabò e disfavorita la Chiesa; e tanto più che gli Otto erano tutti nimici alla setta de' Guelfi. Il che fece che Piero degli Albizzi, messer Lapo da Castiglionchio, Carlo Strozzi e gli altri più insieme si strinsono alla offesa de' loro avversarii; e mentre che gli Otto facevano la guerra, ed eglino ammunivano. Durò la guerra tre anni, né prima ebbe che con la morte del Pontefice termine; e fu con tanta virtù e tanta sodisfazione dello universale amministrata, che agli Otto fu ogni anno prorogato il magistrato; ed erano chiamati Santi, ancora che eglino avessero stimate poco le censure, e le chiese de' beni loro spogliate, e sforzato il clero a celebrare gli uffizi: tanto quelli cittadini stimavano allora più la patria che l'anima. E dimostrorono alla Chiesa come prima, suoi amici, la avevano difesa, così, suoi nimici, la potevono affliggere; perché tutta la Romagna, la Marca e Perugia le feciono ribellare.

 




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