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Niccolò Machiavelli
Clizia

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Scena quinta. Eustachio, Nicomaco.

 

EU.  [solo] Poiché Cleandro mi ha detto che io vadia a casa e non dubiti, io voglio fare buono cuore, ed andarvi.

NI. [a parte] Io volevo dire a questo ribaldo una carta di villanie, e non potrò, poiché io l'ho a pregare. [ad Eustachio] Eustachio!

EU.  O padrone!

NI.  Quando fusti tu in Firenze?

EUIarsera.

NI.  Tu hai penato tanto a lasciarti rivedere! Dove se' tu stato tanto?

EU.  Io vi dirò. Io mi cominciai iermattina a sentir male: e' mi doleva el capo, avevo una anguinaia, e parevami avere la febre; ed essendo questi tempi sospetti di peste, io ne dubitai forte, e iersera venni a Firenze, e mi stetti all'osteria, né mi volli rappresentare, per non fare male a voi o a la famiglia vostra, se pure e' fussi stato desso. Ma, grazia di Dio, ogni cosa è passata via, e sentomi bene.

NI. [a parte] E' mi bisogna fare vista di crederlo. [ad Eustachio] Ben facesti tu! Se' or bene guarito?

EUMesser sì.

NI. [a parte] Non del tristo. [ad Eustachio] Io ho caro che tu ci sia. Tu sai la contenzione, che è tra me e mogliama circa al dar marito a Clizia: ella la vuole dare a te, ed io la vorrei dare a Pirro.

EU.  E dunque, volete meglio a Pirro che a me?

NI.  Anzi, voglio meglio a te che a lui. Ascolta un poco. Che vuoi tu fare di moglie? Tu hai oggimai trentotto anni, ed una fanciulla non ti sta bene; ed è ragionevole che, come la fussi stata teco qualche mese, che la cercassi un più giovane di te, e viveresti disperato. Dipoi, io non mi potrei più fidare di te, perderesti lo aviamento, diventeresti povero, ed andresti, tu ed ella, accattando.

EU.  In questa terra, chi ha bella moglie non può essere povero: e del fuoco e della moglie si può essere liberale con ognuno, perché quanto più ne dai, più te ne rimane.

NI.  Dunque, vuoi tu fare questo parentado, per farmi dispiacere?

EU.  Anzi, lo vo' fare, per fare piacere a me!

NI.  Or tira, vanne in casa. Io ero pazzo, s'io credevo avere da questo villano una risposta piacevole. Io muterò teco verso. Ordina di rimettermi e conti, e di andarti con Dio, e fa' stima d'essere il maggior nimico ch'io abbia, e ch'io ti abbia a fare il peggio che io posso.

EU.  A me non briga nulla, purch'io abbia Clizia.

NI.  Tu arai le forche!

 




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