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Niccolò Machiavelli
Mandragola

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Scena ottava. Messer Nicia travestito.

 

NICIA Quanti lezzi ha fatti questa mia pazza! Ella ha mandato le fante a casa la madre, e ’l famiglio in villa. Di questo io la laudo; ma io non la lodo già che, innanzi che la ne sia voluta ire al letto, ell’abbi fatto tante schifiltà: — Io non voglio! ... Come farò io?... Che mi fate voi fare? ... Oh me!, mamma mia!.. E, se non che la madre le disse il padre del porro, la non entrava in quel letto. Che le venga la contina! Io vorrei ben vedere le donne schizzinose, ma non tanto; ché ci ha tolta la testa, cervello di gatta! Poi, chi dicessi: Che impiccata sia la più savia donna di Firenze la direbbe: — Che t’ho io fatto?. Io so che la Pasquina enterrà in Arezzo, ed inanzi che io mi parta da giuoco, io potrò dire, come mona Ghinga: — Di veduta, con queste mane. Io sto pur bene! Chi mi conoscerebbe? Io paio maggiore, più giovane, più scarzo: e non sarebbe donna, che mi togliessi danari di letto. Ma dove troverrò io costoro?

 

 

 

 




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