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Niccolò Machiavelli
L'asino

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Capitolo ottavo.

 

           Alzò quel porco al giunger nostro il grifo,

tutto vergato di meta e di loto,

tal che mi venne nel guardarlo a schifo.

  E perch'io fui già gran tempo suo noto,

ver me si mosse mostrandomi i denti,

stando col resto fermo e senza moto.

  Ond'io li dissi, pur con grati accenti:

- Dio ti dia miglior sorte, se ti pare;

Dio ti mantenga, se tu ti contenti.

  Se meco ti piacesse ragionare,

mi sarà grato; e perché sappia certo,

pur che tu voglia, ti puoi sodisfare.

  E per parlarti libero e aperto,

tel dico con licenza di costei,

che mostro m'ha questo sentier deserto.

  Cotanta grazia m'han fatto li Dei,

che non gli è parso il salvarmi fatica

e trarmi degli affanni ove tu sei.

  Vuole ancor da sua parte ch'io ti dica

che ti libererà da tanto male,

se tornar vuoi ne la tua forma antica. -

  Levossi allora in piè dritto il cignale,

udendo quello; e fe' questa risposta,

tutto turbato, il fangoso animale:

  - Non so d'onde tu venga, o di qual costa;

ma se per altro tu non se' venuto

che per trarmi di qui, vanne a tua posta.

  Viver con voi io non voglio, e rifiuto;

e veggo ben che tu se' in quello errore,

che me più tempo ancor ebbe tenuto.

  Tanto v'inganna il proprio vostro amore,

che altro ben non credete che sia

fuor de l'umana essenza e del valore;

  ma se rivolgi a me la fantasia,

pria che tu parta da la mia presenza,

farò che 'n tale error mai più non stia.

  Io mi vo' cominciar da la prudenza,

eccellente virtù, per la qual fanno

gli uomin maggiore la loro eccellenza.

  Questa san meglio usar color che sanno,

senz'altra disciplina, per sé stesso

seguir lor bene ed evitar lor danno.

  Senz'alcun dubbio, io affermo e confesso

esser superior la parte nostra;

e ancor tu nol negherai appresso.

  Qual è quel precettor che ci dimostra

l'erba qual sia, o benigna o cattiva?

Non studio alcun, non l'ignoranza vostra.

  Noi cangiam region di riva in riva,

e lasciare uno albergo non ci duole,

pur che contento e felice si viva.

  L'un fugge il ghiaccio e l'altro fugge il sole,

seguendo il tempo a viver nostro amico,

come natura che ne insegna, vuole.

  Voi, infelici assai più ch'io non dico,

gite cercando quel paese e questo,

non per aere trovar freddo od aprico,

  ma perché l'appetito disonesto

de l'aver non vi tien l'animo fermo

nel viver parco, civile e modesto;

  e spesso in aere putrefatto e infermo,

lasciando l'aere buon, vi trasferite;

non che facciate al viver vostro schermo.

  Noi l'aere sol, voi povertà fuggite,

cercando con pericoli ricchezza,

che v'ha del ben oprar le vie impedite.

  E se parlar vogliam de la fortezza,

quanto la parte nostra sia prestante

si vede, come 'l sol per sua chiarezza.

  Un toro, un fer leone, un leofante

e 'nfiniti di noi nel mondo sono

a cui non può l'uom comparir davante.

  E se de l'alma ragionare è buono,

vedrai di cori invitti e generosi

e forti esserci fatto maggior dono.

  Tra noi son fatti e gesti valorosi

senza sperar trionfo o altra gloria,

come già quei Roman che fur famosi.

  Vedesi ne' leon gran vanagloria

de l'opra generosa, e de la trista

volerne al tutto spegner la memoria.

  Alcuna fera ancor tra noi s'è vista,

che, per fuggir del carcer le catene,

e gloria e libertà morendo acquista;

  e tal valor nel suo petto ritiene

ch'avendo perso la sua libertate,

di viver serva il suo cor non sostiene.

  E se a la temperanza risguardate,

ancora e' vi parrà ch'a questo gioco

abbiam le parti vostre superate.

  In Vener noi spendiamo e breve e poco

tempo; ma voi, senza alcuna misura,

seguite quella in ogni tempo e loco.

  La nostra specie altro cibar non cura

che 'l prodotto dal ciel sanz'arte, e voi

volete quel che non può far natura.

  Né vi contenta un sol cibo, qual noi,

ma, per me' sodisfar le 'ngorde voglie,

gite per quelli infin ne' regni Eoi.

  Non basta quel che 'n terra si ricoglie,

ché voi entrate a l'Oceano in seno,

per potervi saziar de le sue spoglie.

  Il mio parlar mai non verrebbe meno,

s'io volessi mostrar come infelici

voi siete più ch'ogni animal terreno.

  Noi a natura siam maggiori amici;

e par che in noi più sua virtù dispensi,

facendo voi d'ogni suo ben mendici.

  Se vuoi questo veder, pon mano a' sensi,

e sarai facilmente persuaso

di quel che forse pe 'l contrario pensi.

  L'aquila l'occhio, il can l'orecchio e 'l naso,

e 'l gusto ancor possiam miglior mostrarvi,

se 'l tatto a voi più proprio s'è rimaso;

  il qual v'è dato non per onorarvi,

ma sol perché di Vener l'appetito

dovesse maggior briga e noia darvi.

  Ogni animal tra noi nasce vestito:

che 'l difende dal freddo tempo e crudo,

sotto ogni cielo e per qualunque lito.

  Sol nasce l'uom d'ogni difesa ignudo,

e non ha cuoio, spine o piume o vello,

setole o scaglie, che li faccian scudo.

  Dal pianto il viver suo comincia quello,

con tuon di voce dolorosa e roca;

tal ch'egli è miserabile a vedello.

  Da poi, crescendo la sua vita è poca,

senz'alcun dubbio, al paragon di quella

che vive un cervo, una cornacchia, un'oca.

  Le man vi diè natura e la favella,

e con quelle anco ambizion, vi dette,

e avarizia che quel ben cancella.

  A quante infermità vi sottomette

natura, prima, e poi fortuna! Quanto

ben senz'alcun effetto vi promette!

  Vostr'è l'ambizion lussuria e 'l pianto,

e l'avarizia che genera scabbia

nel viver vostro che stimate tanto.

  Nessun altro animal si trova ch'abbia

più fragil vita, e di viver più voglia,

più confuso timore o maggior rabbia.

  Non l'un porco a l'altro porco doglia,

l'un cervo a l'altro; solamente l'uomo

l'altr'uom ammazza, crocifigge e spoglia.

  Pens'or come tu vuoi ch'io ritorni uomo,

sendo di tutte le miserie privo,

ch'io sopportava mentre che fui uomo.

  E s'alcuno infra gli uomini ti par divo,

felice e lieto, non gli creder molto,

ché 'n questo fango più felice vivo,

  dove senza pensier mi bagno e vòlto. -

 




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