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Niccolò Machiavelli
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DELL’OCCASIONE.

 

A Filippo De’ Nerli.

 

            - Chi se' tu, che non par' donna mortale,

di tanta grazia el ciel t'adorna e dota?

Perché non posi? e perché a' piedi hai l'ale? -

   - Io son l'Occasione, a pochi nota;

e la cagion che sempre mi travagli,

è perch'io tengo un piè sopra una rota.

   Volar non è ch'al mio correr s'agguagli;

e però l'ali a' piedi mi mantengo,

acciò nel corso mio ciascuno abbagli.

   Li sparsi mia capei dinanti io tengo;

con essi mi ricuopro il petto e 'l volto,

perch'un non mi conosca quando io vengo.

   Drieto dal capo ogni capel m'è tolto,

onde invan s'affatica un, se gli avviene

ch'i' l'abbi trapassato, o s'i' mi volto. -

   - Dimmi: chi è colei che teco viene? -

- È Penitenzia; e però nota e intendi:

chi non sa prender me, costei ritiene.

   E tu, mentre parlando il tempo spendi,

occupato da molti pensier vani,

già non t'avvedi, lasso! e non comprendi

   com'io ti son fuggita tra le mani. -




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