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35 - Perch'i' no spero di tornar
giammai
Perch'i' no spero
di tornar giammai,
ballatetta, in
Toscana,
va' tu, leggera e
piana,
dritte'a la donna
mia,
che per sua
cortesia
ti farà molto
onore.
Tu porterai novelle
di sospiri
piene di dogli' e
di molta paura;
ma guarda che
persona non ti miri
che sia nemica di
gentil natura:
ché certo per la
mia disaventura
tu saresti contesa,
tanto dal lei
ripresa
che mi sarebbe
angoscia;
dopo la morte,
poscia,
pianto e novel
dolore.
Tu senti,
ballatetta, che la morte
mi stringe sì, che
vita m'abbandona;
e senti come 'l cor
si sbatte forte
per quel che
ciascun spirito ragiona.
Tanto è distrutta già
la mia persona,
ch'i' non posso
soffrire:
se tu mi vuoi
servire,
mena l'anima teco
(molto di ciò ti
preco)
quando uscirà del
core.
Deh, ballatetta
mia, a la tu' amistate
quest'anima che
trema raccomando:
menala teco, nella
sua pietate,
a quella bella
donna a cu' ti mando.
Deh, ballatetta,
dille sospirando,
quando le se'
presente:
- Questa vostra
servente
vien per istar con
voi,
partita da colui
che fu servo
d'Amore - .
Tu, voce sbigottita
e deboletta
ch'esci piangendo
de lo cor dolente
coll'anima e con questa
ballatetta
va' ragionando
della strutta mente.
Voi troverete una
donna piacente,
di sì dolce
intelletto
che vi sarà diletto
starle davanti
ognora.
Anim', e tu l'adora
sempre, nel
su'valore.
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