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Guido Cavalcanti
Rime

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  • PARTE SECONDA
    • 35 - Perch'i' no spero di tornar giammai
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35 - Perch'i' no spero di tornar giammai

 

Perch'i' no spero di tornar giammai,

ballatetta, in Toscana,

va' tu, leggera e piana,

dritte'a la donna mia,

che per sua cortesia

ti farà molto onore.

 

Tu porterai novelle di sospiri

piene di dogli' e di molta paura;

ma guarda che persona non ti miri

che sia nemica di gentil natura:

ché certo per la mia disaventura

tu saresti contesa,

tanto dal lei ripresa

che mi sarebbe angoscia;

dopo la morte, poscia,

pianto e novel dolore.

 

Tu senti, ballatetta, che la morte

mi stringe sì, che vita m'abbandona;

e senti come 'l cor si sbatte forte

per quel che ciascun spirito ragiona.

Tanto è distrutta già la mia persona,

ch'i' non posso soffrire:

se tu mi vuoi servire,

mena l'anima teco

(molto di ciò ti preco)

quando uscirà del core.

Deh, ballatetta mia, a la tu' amistate

quest'anima che trema raccomando:

menala teco, nella sua pietate,

a quella bella donna a cu' ti mando.

Deh, ballatetta, dille sospirando,

quando le se' presente:

- Questa vostra servente

vien per istar con voi,

partita da colui

che fu servo d'Amore - .

 

Tu, voce sbigottita e deboletta

ch'esci piangendo de lo cor dolente

coll'anima e con questa ballatetta

va' ragionando della strutta mente.

Voi troverete una donna piacente,

di sì dolce intelletto

che vi sarà diletto

starle davanti ognora.

Anim', e tu l'adora

sempre, nel su'valore.

 




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