Carlo Goldoni
La buona famiglia

ATTO PRIMO

SCENA PRIMA

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ATTO PRIMO

 

 

 

SCENA PRIMA

 

La signora Costanza, la signora Isabella, Lisetta; tutte tre lavorano.

 

ISAB. Come è bello questo lino, signora madre.

COST. Vuol venire una bellissima tela.

ISAB. Mi par mill'anni che si dia a tessere.

COST. Sollecitatevi a dipanare.

ISAB. Ne ho dipanato quattro matasse, e non è un'ora che Lisetta mi portò l'arcolaio.

LIS. Ed io, dopo che son levata, ho empito un fuso.

COST. Vi siete portata bene. Vi meritate la colazione.

ISAB. Da noi non si fa come dalla signor'Angiola, che dormono sino a mezza mattina.

COST. Via, badate a voi e non dite degli altri. Fate quello che vi si comanda di fare, e basta così. Cosa potete voi sapere in casa della signor'Angiola, se si dorma o si vegli? E se dormono la mattina, veglieranno la sera; e faranno in due ore più di quello forse che si fa da noi in una giornata intiera. Delle persone si ha sempre da pensar bene, figliuola. Ve l'ho detto altre volte, non voglio né che si dica, né che si pensi mal di nessuno.

ISAB. In verità, signora, io non ho detto per dir male. Buon pro faccia a chi leva tardi. Per me, quando è giorno, non ci starei nel letto, se mi legassero.

LIS. Certo, appena vede uno spiraglio di chiaro dalla finestra, mi desta, e si vuol alzare. Qualche volta, per dir il vero, m'alzo per compiacerla, che sono ancor cascante di sonno.

ISAB. Ci ho gusto io a vederla un po' sbadigliare.

COST. In tutte le cose ci vuole moderazione. Alzarsi presto va bene, perché quello che non si fa la mattina per tempo, non si fa più; ma la natura vuole il suo riposo. Quando le notti son lunghe, va bene il levarsi col sole; ma quando son corte, conviene starci qualche ora di più. La povera Lisetta va a coricarsi dopo degli altri; lasciatela dormire un'ora di più, se qualche volta è assonnata.

LIS. Eh no, no, signora; ho piacere di levarmi presto, e di fare le faccende grosse di casa, prima che sia levata la mia padrona; e la padroncina non voglio che si vesta da sé; voglio io pettinarla, assettarle il , vestirla e farla bella la mia padroncina d'oro, che le voglio tutto il mio bene.

ISAB. Cara la mia Lisetta, compatitemi se vi desto, non lo faccio per farvi dispetto, anzi se qualche mattina non vi sentite bene, sapete quel che v'ho detto: son pronta a far io le faccende di casa, se non le potete far voi.

COST. Brava, ragazza, così mi piace: umiltà, buon amore, carità per tutti.

LIS. Oh signora padrona! davvero può ringraziare il cielo d'aver due figliuoli che sono la stessa bontà.

COST. Sì certo, lo ringrazio di cuore. Anche Cecchino è un ragazzo di buona indole, che mi fa sperare d'averne consolazione.

LIS. Ma! quando la madre è buona, anche i figliuoli riescono bene.

COST. No, Lisetta, io non ci ho merito nessuno. Il cielo ha dato loro un temperamentodocile, che con poca fatica si allevano bene.

LIS. Eh signora, se non fosse il buon esempio che loro date...

COST. Circa al buon esempio, non hanno da guardar me che ho dei difetti moltissimi, ma il padre loro, che è tanto buono, e l'avolo, che è il più amabile, il più esemplare vecchietto di questo mondo.

ISAB. Voglio tanto bene io al signor nonno.

LIS. Ed egli ne vuol tanto alla sua cara nipote.

COST. Certo, posso dire d'esser venuta in una casa dove tutto spira bontà. Dal marito e dal suocero non ho mai avuto un menomo dispiacere; non cercano che di contentarmi.

LIS. Ma ci vuol poco a contentar lei, per altro.

COST. Eppure potrebbe darsi, che se avessi a fare con gente aspra ed ingrata, mi venissero di quelle voglie che ora non ho. Che importa a me di certe pompe, di certi divertimenti, se in casa mia godo la vera pace, che è il maggior piacere e la maggior ricchezza di questo mondo?

LIS. Oh, questo poi è verissimo. Anch'io, che nelle altre case dove ho servito non vedeva l'ora di andarmi un po' a divertire, qui non mi vien mai voglia d'escire. Il maggior piacere ch'io possa avere, è allora quando li vedo tutti uniti, o a tavola, o dopo tavola in conversazion fra di loro. Oh! questa sì davvero può dirsi che sia una buona famiglia. Prego il cielo che alla signora Isabellina tocchi una fortuna simile, se il cielo la chiamerà per la strada del matrimonio.

COST. È ancora presto di parlare di queste cose.

ISAB. Dove volete ch'io vada per istar meglio di qui? Fino che la signora madre mi vuole, non vi sarà dubbio certo ch'io me ne vada.

COST. Non avete d'aver riguardi, figliuola mia: avete da fare tutto quello che il cielo vi suggerisce; ma non vi fidate di voi medesima nella scelta dello stato, né di me, né di quelli che vi amano, perché l'amore ci potrebbe far travedere. Consigliatevi con persona saggia, indifferente, dabbene.

ISAB. Oh! ecco il signor nonno.

LIS. Ci farà ridere un poco. Il gran buon vecchio! Proprio gli si vede la bontà negli occhi.

COST. La quiete di animo, figliuola, è quella che rende gli uomini allegri; quando vi sono de' rimorsi, il viso non può mai esser sincero.

 

 

 


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