Carlo Goldoni
La buona famiglia

ATTO PRIMO

SCENA SEDICESIMA

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SCENA SEDICESIMA

 

Lisetta e Nardo

 

NAR. Ci sono ancora le visite dai padroni?

LIS. Ci sono. Anzi la padrona colla signor'Angiola sono passate nello stanzino, e parvemi che aprisse l'armadio, e ci giocherei che le presta dei denari.

NAR. È facile, perché in casa del signor Raimondo contrasta, come si suol dire, il desinar colla cena.

LIS. Zitto, che la padrona non vuole che si dica mal di nessuno.

NAR. Fin qui non c'è male, che s'abbia a dire si mormora; ma se si volesse discorrere sopra di loro, si farebbero de' romanzi.

LIS. Raccontatemi qualche cosa.

NAR. No, no; i padroni non hanno piacere che si mormori.

LIS. Non si può dire senza mormorare?

NAR. Non lo so io; se, per esempio, dicessi che marito e moglie giocano da disperati?

LIS. Si dice che giocano per divertimento.

NAR. E se dicessi che il giuoco li ha rovinati?

LIS. Basta dire che hanno giocato del suo, che del suo ciascheduno può far quel che vuole.

NAR. Ma se hanno fatto dei debiti per giocare?

LIS. Si può soggiungere che li pagheranno.

NAR. Basta, in quanto al giuoco si può colorire la mormorazione; ma se passassimo a certi altri vizietti?

LIS. E sono?

NAR. No, no; se lo sapessero i padroni, l'avrebbono a sdegno; e non abbiamo da fare in segreto cosa che da loro ci vien comandato non fare.

LIS. Si può ben dire qualche cosa, senza entrar nel massiccio; e in tutte le cose sento dire che vi è il più ed il meno. Non dico che mi diciate tutto; ma così, delle coserelle che non sieno cosaccie.

NAR. Per esempio, se dicessi che il signor Raimondo ha una comare, con cui ci spende l'osso del collo?

LIS. Si può dire che lo faccia per carità.

NAR. Carità pelosa un poco.

LIS. Via, fra il bene e il non bene. Ma non s'ha per questo da mormorare.

NAR. Lo stesso si può dire della signor'Angiola, che va con certe compagnie di poco credito, con certi giovanotti di mondo, che fanno che mormori il vicinato.

LIS. Ma noi non abbiamo da mormorare, per questo che la padrona non vuole.

NAR. E m'ha detto il suo servitore, che cento volte ha ella augurata la morte al marito.

LIS. Per voglia forse di rimaritarsi.

NAR. Certo, perché fra quei che la servono, vi sarà alcuno che le darà nel genio.

LIS. Eh, si vede ch'ella è d'un temperamento bestiale, capace d'ogni risoluzione.

NAR. Si sono bene accoppiati. Marito e moglie, due veri pazzi.

LIS. Oh basta, non diciamo altro; non vorrei che principiassimo a mormorare.

NAR. Se non fosse il freno che ci han messo i padroni...

LIS. Anch'io ne direi di belle; ma non vogliono che si dica.

NAR. Ecco la signor'Angiola che se ne va.

LIS. E di viene il signor Raimondo. Che sì che s'incontrano?

NAR. Andiamo, andiamo. Non ci troviamo fra questi pazzi.

LIS. Non mormorate. (parte)

NAR. Non vi è pericolo. (parte)

 

 

 


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