Carlo Goldoni
La buona famiglia

ATTO PRIMO

SCENA DICIASSETTESIMA

Precedente

Successivo

Link alle concordanze:  Normali In evidenza

I link alle concordanze si evidenziano comunque al passaggio

SCENA DICIASSETTESIMA

 

Angiola da una parte, Raimondo dall'altra.

 

ANG. (Con questi cento scudi... Qua mio marito?) (da sé)

RAIM. (Angiola qui? che vuol dire?) (da sé)

ANG. Qua, signor marito?

RAIM. Qua ancor ella, signora moglie?

ANG. Sono venuta a far una visita alla signora Costanza.

RAIM. Ed io al signor Fabrizio.

ANG. Avreste bisogno di venirci spesso da lui, per imparare a vivere.

RAIM. E voi stareste bene un paio d'anni in educazione della signora Costanza, per cambiar sistema; ma non fareste niente, io credo; avete troppo il capo sventato.

ANG. La padella dice al paiuolo che non la tinga. Oh, voi avete del sale in zucca!

RAIM. Più di voi certo, che una donna alla fin fine non dee mettersi in paragone degli uomini, e dee pensare che la riputazione si perde presto.

ANG. Io non faccio cose che non sieno da fare. Né di me si può dire quello che si dice di voi.

RAIM. Io so che dacché siete venuta voi in questa casa, vi è entrato il diavolo.

ANG. C'era il diavolo prima che ci venissi. Ce l'ho trovato io.

RAIM. Che sì, che siete venuta qui per denari?

ANG. Per denari? per farne che? Tocca a voi a pensare al mantenimento della casa, non tocca a me.

RAIM. Voi pensate al mantenimento del giuoco.

ANG. E voi al giuoco e alla comare.

RAIM. E voi al giuoco e al compare.

ANG. Chi mal fa, mal pensa. Ci giuoco io, che siete venuto voi per denari.

RAIM. Oh sì, che in questa casa ne danno a chi ne vuole. Sono genti che hanno giudizio; non ne prestanofacilmente.

ANG. Gli è vero che sono cauti per non gettare; ma col pegno in mano, potrebbono anche far un piacere.

RAIM. Che sì, che ve l'hanno fatto col pegno in mano?

ANG. Sì eh? Basta così, ho capito. So perché ci siete venuto.

RAIM. Voi mi credete tinto della vostra pece.

ANG. Or non c'è più niente in casa. Quelle poche gioje, e poi è finita.

RAIM. Spero non averete l'ardire di disporne senza consenso mio.

ANG. Io non dico... che si sa che servono per comparire. Ma voi certo non vi prenderete la libertà... Il gioiello e i spilloni che si sono dati al gioielliere per accomodare, quando tornano in casa?

RAIM. Li porterà il legatore, quando saranno accomodati. Erano scassate tre pietre del gioiello, e i spilloni s'hanno da rilegare di nuovo.

ANG. No, no; io li voglio in casa.

RAIM. E i pendenti e gli anelli dove son eglino, che non ve li vedo?

ANG. Sono, sono... nel mio armadio sono.

RAIM. Cara signora, andiamo a casa, che li voglio vedere.

ANG. Prima d'andar a casa, voglio ire dal gioielliere a veder un po' il fatto mio.

RAIM. Che occorre che voi ci andiate? Tocca a me a vedere.

ANG. Eh, non m'infinocchiate, caro. Vo' andarvi ora da me; e se non ci sono le gioje mie, vo' che dite davvero ch'io sono un diavolo. (parte)

RAIM. L'animo mi dice, ch'ella abbia impegnati i pendenti. Vo' aprir l'armadio senza le chiavi; e se non ci sono, troverà in me un diavolo più indiavolato del suo (parte)



Precedente

Successivo

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (VA1) - Some rights reserved by Èulogos SpA - 1996-2009. Content in this page is licensed under a Creative Commons License