Carlo Goldoni
La buona famiglia

ATTO SECONDO

SCENA TERZA

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SCENA TERZA

 

Franceschino, Nardo e detti.

 

FRANC. (Entra, si cava il cappello, e va a baciare la mano a tutti, e parte)

ANS. Ora ci siamo tutti; mi pare di essere più contento. Nardo, come stiamo in cucina?

NAR. Io per me posso far quanto presto vuole. Ma all'ora solita del desinare ci mancheranno due ore.

ANS. Tanto ci manca?

COST. Si sente in buono appetito il signor suocero?

ANS. Io sì per dir il vero; ma non tanto per me ho sollecitudine, quanto per Fabrizio, che stamattina si è alzato presto; e sarà bene anticipare un poco.

FABR. Per me non ho questo bisogno. Sapete quante volte, per ragione degli affari di piazza, sono solito a star così fino alla nera notte.

ANS. Oh, io poi sì fatte cose non le ho volute mai. Ho saputo prendere il mio tempo; non ho trascurato gl'interessi miei, ma mangiare ho voluto sempre; ed ora che son vecchio, grazie al cielo l'appetito mi serve, e quando è una cert'ora, bisogna ch'io mangi.

COST. Sollecitatevi, Nardo.

NAR. Farò più presto che potrò.

ANS. Che cosa c'è di buono stamane?

NAR. C'è una minestra d'erbe...

ANS. Coll'ovo dentro, eh?

FABR. Fino che venga l'ora del desinare, anderò avanzando tempo, per non istare così colle mani in mano. Principierò a rispondere a qualche lettera.

ANS. Sì, bravo; farete bene; così nel della posta vi troverete un po' sollevato, e potrete scrivere a più bell'agio.

COST. Non verreste prima con me un poco? (a Fabrizio)

FABR. Avete bisogno di nulla?

COST. Vorrei mostrarvi una cosa.

ANS. Via, andate a vedere quello che vostra moglie vi vuol mostrare. (a Fabrizio)

FABR. Si può sapere cos'è che mi volete mostrare?

ANS. Andate con lei ci vuol tanto? Oh, se fosse viva la buona memoria della mia Cassandra, non me lo farei dire due volte.

COST. Vorrei mostrarvi le gioje...

ANS. Sentite? Le gioje vi vuol mostrare. Oh figlio mio, che bella gioja è la moglie!

FABR. Io credo che non vi averete fatto ingannare, e però non vi è bisogno ch'io veda...

COST. Pazienza! conosco che non siete ancora coll'animo pienamente sereno.

FABR. Quel che è stato, è stato; io non ci penso più.

ANS. Ma va con seco: tu mi faresti montar in collera. (a Fabrizio)

FABR. Ciò non sia mai, signor padre. Eccomi, Costanza, andiamo.

ANS. E ti fai tanto pregare?

COST. Il mio cuore non è mai stato angustiato come oggi. (parte)

ANS. Andate, andate, che vi consolerà. (dietro a Costanza)

FABR. Povera donna! Mi dispiace ora d'averla mortificata. (parte)

 

 

 


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