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Carlo Goldoni
Il campiello

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  • PARTE SECONDA
    • Lorino e la suddetta.
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Lorino e la suddetta.

 

LOR.

Riverisco madama.

MAD.

Che vuol dire

Codesta gravità, Lorino mio?

LOR.

Metter mi voglio in cerimonie anch'io.

MAD.

Davvero?

LOR.

E se verranno

Conti, duchi, marchesi,

Italiani, Inglesi,

Tedeschi, Oltramontani,

Turchi, Tartari, Indiani,

A mettermi paura,

Farò a tutti veder la mia bravura.

MAD.

Donde vien tal linguaggio?

LOR.

Eh suora mia,

Il denaro, il denaro fa allegria.

MAD.

Denar? ne avete?

LOR.

Ne averò fra poco.

MAD.

Sperate forse guadagnarli al gioco?

LOR.

Eh che non son sì pazzo.

Un giovine, un ragazzo ancora sono,

Ma non senza il perché parlo e ragiono.

MAD.

Confidatemi dunque...

LOR.

Ho fino ad ora

Sofferto di costoro l'insolenza.

Ho portato pazienza.

Ma in avvenir, cospetto,

Vederanno chi son, ve lo prometto

MAD.

Ma via, caro Lorino,

Consolatemi un poco.

LOR.

Sì, aspettate,

Che consolar vi voglio:

Eccone la ragione in questo foglio.

Leggete.

MAD.

Date qui. Mi batte il cuore.

Il vostro Genitore    (legge)

Son due mesi ch'è morto.

Non fece testamento;

Onde, a quel che si vede,

Delle sue facoltà siete l'erede.

Bravo, Lorino mio.

LOR.

(Ora mi voglio vendicare anch'io).

MAD.

Or che siete padron, ricco sarete,

E la vostra Geltruda or sposerete.

LOR.

Non so.

MAD.

Come? porreste

La cosa in dubbio?

LOR.

Forse sì.

MAD.

Perché?

LOR.

Vuò consigliarmi un pocolin da me.

MAD.

Vi scordate l'amor?

LOR.

Me lo ricordo,

Che non son mica sordo, e mi sovviene

Che mi faceste sospirar ben bene.

MAD.

Son la vostra Geltruda.

LOR.

Siete la madamina

Amabile, cortese,

Del general tedesco e del Marchese.

MAD.

(Fortuna che non sa dell'altro ancora).

Son quella che v'adora,

Che in avvenir non tratterà che voi.

LOR.

Dell'avvenir ci parleremo poi,

Or parliam del passato;

Mi avete tormentato fieramente:

Ed ora non ne vuò saper più niente.

MAD.

Barbaro, crudelaccio,

Mi vedrete morire.

LOR.

Eh vi sarà

Chi vi consolerà.

MAD.

Lorino mio,

Deh non mi abbandonar.

LOR.

Madama, addio. (in atto di partire)

MAD.

(Possibile ch'ei vada!)

LOR.

(Oh, non ho cuore

D'abbandonar la cruda).

MAD.

Ehi, Lorino, mio ben.

LOR.

Che vuoi, Geltruda?

MAD.

Vuoi partire?

LOR.

Non so.

MAD.

Vuoi lasciarmi così?

LOR.

Ci penserò.

 

MAD.

Per quel primo dolce amore

Che provai per te nel cuore:

Per quel bene che ti voglio,

Caro mio, non mi lasciar.

LOR.

Per la che ti ho serbato

A dispetto ancor del fato,

Questo cuor che ha gelosia,

Cara mia, non tormentar.

 

MAD.

Non temer. Sarò fedele.

LOR.

Ah crudele! - lo dirai,

Ma poi dopo nol farai.

MAD.

Sta sicuro.

LOR.

Non lo credo.

MAD.

Te lo giuro.

LOR.

Non giurar...

a due

Ah qual pena cruda e ria

L'alma mia - dovrà provar!

MAD.

Lorino caro...

LOR.

Va via di qui.

MAD.

Lorino bello...

LOR.

Signora sì.

Lorino bello, Lorino caro,

Senza il denaro non era più.

Serva, signore, serva, monsieur,

Col generale, con il Marchese,

Tutta cortese per un anello;

Lorino caro, Lorino bello,

Non è più quello, signora no.

MAD.

Basta... pazienza... io morirò.

 

Non son più quella

Geltruda bella

Che gli piaceva,

Che gli diceva:

«Non dubitare,

Ti voglio amare,

Ti sposerò».

Non son più quella,

Signori no.

 

LOR.

Ah, che mi sento...

MAD.

Sì gran tormento...

a due

Che presto, presto,

Già creperò.

MAD.

Caro Lorino...

LOR.

Geltruda cara...

a due

Dogliaamara

Non soffrirò.

MAD.

Dammi la mano.

LOR.

Dammi il tuo cuore.

MAD.

Dammelo, caro.

LOR.

Dammela, bella.

a due

Viva la stella

Del nume d'amor.

Viva la face,

La pace - del cor.

(partono)

 

 

 




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