Carlo Goldoni
La buona moglie

ATTO SECONDO

SCENA DICIASSETTESIMA

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SCENA DICIASSETTESIMA

 

Pasqualino e detta, poi Brighella

 

PASQUAL. Fazzo riverenza a vussustrissima.

BEAT. Buon giorno, il mio caro Pasqualino. Chi vi vuole, conviene che vi mandi a chiamare. Venite molto poco a vedermi.

PASQUAL. Son stà sta matina. Cossa me comandela?

BEAT. Volete un bicchierino di vin di Cipro? Ecco, quella zuppa l’ho preparata per voi.

PASQUAL. Per mi? Grazie infinite. (La m’averave fato più servizio a prepararme i dodese zechini, che no ghe n’ho più gnanca un). (da sé)

BEAT. Via, mangiate, bevete.

PASQUAL. In verità, no ghe n’ho vogia.

BEAT. Mi fate torto. Questa bottiglia l’ho messa a mano per voi.

PASQUAL. Co l’è cussì, receverò le so grazie. (s’accosta per mangiare)

BEAT. Questo è vero Cipro. (Sa il cielo che roba è!) (da sé)

PASQUAL. Adesso lo sentirò...

BRIGH. Lustrissima. (ansante)

BEAT. Cosa c’è?

BRIGH. Sala chi è?

BEAT. Chi mai?

BRIGH. Betina, mugier de sior Pasqualin.

PASQUAL. Mia mugier? (lascia la zuppa)

BEAT. Cosa vuole?

PASQUAL. Per amor del cielo, la me sconda.

BEAT. Dille che non ci sono.

BRIGH. Gh’ho dito che la ghe xe.

BEAT. Hai fatto male.

BRIGH. No so cossa farghe.

PASQUAL. Cara ela, la me sconda. No vogio che nassa sussuri.

BEAT. Ritiratevi in quel camerino.

PASQUAL. Tremo co fa una fogia. (va nella stanza dov’è nascosta Catte)

BEAT. Fa pur ch’ella venga.

BRIGH. Oh che bei pastizzi! Oh che bei matrimoni! (parte)

BEAT. Che diavolo vorrà costei? Se mi perderà il rispetto, se ne pentirà.

 

 

 


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