Carlo Goldoni
Il cavalier di buon gusto

ATTO PRIMO

SCENA QUINTA

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SCENA QUINTA

 

Il bibliotecario col libro, e detti.

 

BIBL. Eccola servita.

OTT. (Prende il libro, lo mette sul tavolino, siede e legge)

CAM. (Se io arrivo a esser maestro di casa, voglio far abbassar l’albagìa a questi staffieri). (a Brighella)

BRIGH. (Me confido che el padron l’è un cavalier de giustizia). (al Cameriere)

OTT. Signor maestro di casa. (al Cameriere)

CAM. Illustrissimo.

OTT. Venga qua, signor maestro di casa.

CAM. Grazie alla bontà di V.S. illustrissima.

OTT. Ella ha servito a Vipacco.

CAM. Illustrissimo sì.

OTT. Vipacco, borgo d’Italia nel Friuli, nella Contea di Gorizia, vicino alla sorgente d’un fiume da cui prende il nome. (leggendo)

CAM. Mi creda, illustrissimo...

OTT. Siete un briccone. Andate via subito dal mio servizio.

CAM. Ma perché?...

OTT. Andate in questo momento.

CAM. La supplico per carità.

OTT. Meno repliche.

CAM. Pazienza! Me ne anderò.

BRIGH. (Signor maestro di casa, la reverisco). (al Cameriere)

CAM. (Sian maledetti i libri, e quei che li stampano). (da sé, parte)

BRIGH. (Questa la godo, da galantomo). (da sé)

OTT. Un servitore bugiardo non fa per me.

BIBL. V.S. illustrissima è di buon gusto in tutte le cose, e lo è ancora nella scelta dei servitori.

OTT. Sì, i miei servitori li pago bene. Do loro un salario che difficilmente avranno da un altro; li premio e li regalo, ma voglio che abbiano tre ottime qualità: puntualità, attenzione e pulizia.

BRIGH. (L’è un padron adorabile! Per lu me butteria nel fogo. Bel servir un padron generoso!) (da sé)

OTT. Brighella.

BRIGH. Illustrissimo.

OTT. Quanti anni sono, che siete in casa mia?

BRIGH. Sarà dodesanni, e me par dodese zorni. Ho sempre ringrazià el cielo d’esser al servizio d’un cavalier tanto benigno come V.S. illustrissima, e spero de terminar in sta benedetta casa i mi zorni.

OTT. Io non ho mai avuto a dolermi del vostro servizio; siete un uomo fedele, siete onorato e civile; perciò destino appoggiare a voi il carico di maestro di casa.

BRIGH. Illustrissimo, no so cossa dir; resto attonito e mortificà; la consolazion me leva el respiro, e no trovo termini per ringraziarla.

OTT. Il ringraziamento che avete a farmi, sarà l’attenzione e la fedeltà del vostro .

BRIGH. Spero che V.S. illustrissima non averà da dolerse della mia mala volontà; circa l’abilità, farò tutto per ben servirla.

OTT. Oh via, andate a deporre la livrea. Dite alla donna di governo, che vi dia due abiti da campagna del mio guardaroba.

BRIGH. Grazie alla carità de V.S. illustrissima.

OTT. Come state di biancheria?

BRIGH. Grazie al cielo, gh’ho el mio bisogno.

OTT. Ricordatevi di tenere in soggezione quei della famiglia bassa. Trattateli bene, ma fateli servire. Io do ai miei staffieri e ai miei lacchè, come sapete, danari per le cibarie; ma quello che avanza alla tavola, ho piacere che si distribuisca a quella povera gente. Questa distribuzione fatela voi, e fatevi merito presso di loro, acciò vi amino e vi rispettino, poiché a me non è lecito invigilare sulle minute cose della famiglia, e un buon maestro di casa può regolarla mirabilmente.

BRIGH. Circa al trattamento della tavola, comandela che seguita sul piede solito?

OTT. Sì, già lo sapete. Alla mia tavola hanno da poter venire gli amici senza essere invitati. Dodici coperte ordinariamente si preparano dal credenziere, e se cresce il numero delle persone, si aggiungono de’ tavolini. Due portate di sei piatti l’una è il mio ordinario. Qualche volta si levano le zuppe e si cambiano i laterali, e i dodici piatti si fanno diventar sedici; ma una tavola di dodici piatti caldi è cosa discreta per un pranzo di tutti i giorni. Il vino della mia cantina per pasteggiare è assai buono. Due fiaschi e due bottiglie si daranno ogni giorno, e all’ultimo il rosolio ed il caffè. La sera non si fa cena. Chi vuol mangiare, ordini a voi ciò che vuole; e fateli servire nella loro camera. Questo è il mio ordinario. Nelle occasioni di trattamento, vi darò io le commissioni, a misura dell’impegno in cui mi troverò. Siate economo nello spendere, insinuate al cuoco di variar sempre nei piatti, di farli saporiti e di gusto, ma che non getti superfluamente; mentre tutto quello che io spendo, ho piacere che si goda, e se spendo sei, desidero, se si può, farlo comparire per dieci.

BRIGH. Ho inteso benissimo, e V.S. illustrissima sarà servida.

OTT. Sentite, se volete fare la vostra fortuna, se volete migliorar condizione, se volete stabilirvi un pane per la vecchiaia, non cercate di farlo con mala arte da voi medesimo, ma portandovi bene, datemi campo che lo possa far io, per rimunerazione della vostra fedel servitù.

BRIGH. Con un padron che cognosse, e premia, e benefica, bisogna esser fedeli per forza: ma chi tratta mal, ma chi è ingrato colla povera servitù, no se pol far amar, e poche volte trova zente fedel. (parte)

 

 

 


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