Carlo Goldoni
Il cavalier di buon gusto

ATTO PRIMO

SCENA UNDICESIMA

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SCENA UNDICESIMA

 

Il conte Ottavio e dette.

 

OTT. Riverisco la signora cognata.

BEAT. Serva sua. (sostenuta)

OTT. M’inchino alla signora baronessa Clarice.

CLAR. Serva umilissima, signor conte.

OTT. In che si divertono lor signore?

CLAR. Io parto in questo momento.

OTT. Forse perché sono venuto io?

BEAT. Sì signore, perché siete venuto voi, la modestia la fa partire.

OTT. Signora mia, non son venuto per far alterare la vostra modestia. (a Clarice)

CLAR. Mia cugina si prende spasso di me. (al Conte)

BEAT. Ed ella si prenderebbe spasso con voi. (al Conte)

OTT. La signora baronessa è una damina che merita tutto.

CLAR. Voi mi mortificate.

BEAT. Signor conte, mi rallegro con lei.

OTT. Via, cara cognata, non m’invidiate questo poco di bene.

BEAT. Anzi, per darvi piacere, me n’anderò. (vuol partire)

OTT. No, no, trattenetevi. Siete troppo di buon carattere.

CLAR. Signore, me n’anderò io.

OTT. La contessa Beatrice non vi lascierà partire.

BEAT. Per me, se vuol andare, si serva.

OTT. Via, via, libertà di parentela. Eh signora, quando vi fate sposa? (a Clarice)

CLAR. Ah! non so che rispondere.

OTT. Poverina! Mi dispiace vedervi perder il vostro tempo.

BEAT. Se vi dispiace, consolatela.

OTT. Sentite che cosa dice la contessa Beatrice? Sarei buono io per consolarvi?

CLAR. Signor conte, a rivederla. (s’incammina)

OTT. Per amor del cielo, non partite sì presto.

BEAT. Siete molto riscaldato, signor conte.

OTT. Sì, sono sulle furie. (a Beatrice, scherzando)

BEAT. Vi piace la signora Clarice?

OTT. Capperi! a chi non piacerebbe? Guardate che occhietti furbi!

CLAR. (Se dicesse davvero, felice me!) (da sé)

BEAT. Questo è un matrimonio che si potrebbe fare.

OTT. (Zitto, non dite questa bestialità). (a Beatrice) Ah baronessa! Mi volete bene?

CLAR. Signore, a una figlia nubile non conviene rispondere.

OTT. Sentite: se non mi rispondete colla bocca, capisco da’ vostri occhi che cosa mi volete dire.

CLAR. Siete troppo furbo.

OTT. Da voi a me, non so chi ne sappia più.

CLAR. Eh, signor conte...

OTT. Via, terminate.

CLAR. Cugina, a rivederci. (vuol partire)

OTT. Sentite, sentite.

CLAR. Non voglio sentir altro.

OTT. Una parola, una parola.

CLAR. E così? (torna indietro)

OTT. Cari quegli occhi!

CLAR. Il diavolo che vi porti. (Mi che non posso più). (da sé, parte)

 

 

 


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