Carlo Goldoni
Il cavalier di buon gusto

ATTO PRIMO

SCENA TREDICESIMA

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SCENA TREDICESIMA

 

La marchesina Rosaura, donna Eleonora e detti.

 

ELEON. Contessa mia, vi son serva.

BEAT. Serva umilissima, donna Eleonora.

ROS. Signora contessa, a lei m’inchino.

BEAT. Serva, signora marchesina.

OTT. Gentilissime dame.

ELEON. Serva. (siede)

ROS. Serva. (siede)

ELEON. Siamo state colla marchesina mia nipote a ritrovar mia sorella, e nello stesso tempo l’ho condotta a far il suo dovere con voi.

BEAT. Vi ringrazio che abbiate fatta per mia cagione una visita di più.

ROS. Sono obbligata al signor conte, che mi ha favorito di mandar a vedere se ho riposato bene.

OTT. È un’attenzione dovuta dal mio rispetto ad una dama di tanto merito.

ELEON. Anch’io ho avuto la stessa finezza: non so se per grazia, o per accidente.

OTT. Per la premura ch’io aveva d’aver nuove del vostro stato. (ad Eleonora)

ELEON. Non son degna delle vostre premure.

OTT. Anzi niuna cosa mi preme più della vostra grazia.

BEAT. (Maledetto quel mio cognato; s’attacca con tutte). (da sé)

ELEON. (Se dicesse davvero, felice me!) (da sé)

OTT. Signora sposina, voi mi parete malinconica.

ROS. Eppure internamente non lo sono.

BEAT. È sposa la signora marchesina? Me ne rallegro.

ELEON. Voi lo sapete meglio d’ogni altro. (a Beatrice)

BEAT. Io? Non so nulla.

ELEON. Signor conte, donde nasce questa indolenza della signora contessa?

OTT. Nasce dalla bizzaria del suo spirito. Ella sa benissimo che si è verbalmente concluso il trattato di nozze fra la signora marchesina Rosaura ed il contino Florindo mio nipote; sa la dote stabilita; sa i patti concordati; sa che l’affare è nelle mie mani; tutto sa, di tutto è contenta, e intende fare uno scherzo alla sposa, mostrando che una tal nuova le rechi qualche sorpresa.

BEAT. È vero; tutte queste cose le so, ma non per parte della signora marchesina.

ROS. Perdoni, signora contessa, io sono in un grado da non dovermi impacciare in tali affari; ma quand’anche avessi potuto dispor di me stessa, non sarei venuta io a domandare lo sposo.

ELEON. Si aspettava che la signora contessa Beatrice venisse a favorirci, e darci qualche segno del suo aggradimento.

BEAT. Orsù, io non sono stata ricercata a principio, e non voglio saperne nulla in avvenire. Della mia dote farò quello che mi parrà.

OTT. Non crediate già, signora cognata, che si voglia assicurar la dote della sposa colla vostra. Io mi obbligo ed io ne sarò responsabile unitamente al nipote.

BEAT. Mio figlio non ha ancor prestato l’assenso.

OTT. Lo presterà, lo presterà.

BEAT. Forse sì, e forse no.

OTT. Lo presterà, lo presterà.

BEAT. (Mio cognato mi fa crepare di rabbia). (da sé)

CAM. Illustrissima, è arrivato il signor contino.

BEAT. Mio figlio? (s’alza)

OTT. Trattenetevi con queste dame. Anderò io ad incontrarlo.

BEAT. Signor no, signor no; è mio figliuolo, voglio io vederlo prima di tutti. (parte col Cameriere)

 

 

 


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