Carlo Goldoni
Il cavalier di buon gusto

ATTO SECONDO

SCENA NONA

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SCENA NONA

 

Pantalone, il cameriere e detti.

 

PANT. Sì ben, caro, sì ben; aspetterò che el vegna, starò anca mi a disnar con ello. (al Cameriere)

CAM. Si accomodi, che or ora viene. (parte)

LEL. Signor Pantalone, la riverisco.

PANT. Servitor obbligato.

DOTT. Vi saluto, il mio caro amico. (a Pantalone)

PANT. Oh! Dottor caro, sioria vostra.

LEL. Anche voi, signor Pantalone, a pranzo col conte Ottavio?

PANT. Anca mi, a gòder delle grazie de sto cavalier.

LEL. Sì, il conte Ottavio è di buon cuore, riceve alla sua tavola ogni sorta di persone.

PANT. Come parlela, patron? Se el me riceve mi, son un galantomo, son un marcante onorato, e i omeni della mia sorte no i va alle tavole dei cavalieri a scroccar. A casa mia boggie la pignatta ogni zorno, sala? Ogni zorno se impizza fogo, e tratto anca mi alla mia tola galantomeni e amici. Se vago a disnar da qualche cavalier, lo fazzo perché son ben visto, perché me piase la conversazion, ma no distribuisso i zorni della settimana do da un, do da un altro, tre da un altro, per sparagnar la mesata, e impir la panza alle spalle dei gonzi. (con calore)

LEL. Signor Dottore, che dite della libreria del conte Ottavio?

DOTT. Ha molti libri, e buoni.

LEL. Tutta roba cattiva. Sono stato io che gli ho fatto comprare qualche buon libro, per altro egli non se ne intende.

DOTT. (Il signor Pantalone lo ha fatto discorrere della libreria). (da sé)

PANT. (Se el gh’ha recchie sto sior, el m’averà inteso). (da sé)

 

 

 


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