Carlo Goldoni
Il cavalier di buon gusto

ATTO SECONDO

SCENA UNDICESIMA

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SCENA UNDICESIMA

 

Il conte Ottavio dando di braccio a donna Eleonora, e detti; poi il cameriere.

 

OTT. Per amor del cielo, compatite se vi ho fatto aspettare. L’appetito vi farà riuscire men cattivo il pranzo. Mangeremo con gusto, se ce ne sarà.

CLAR. È scusabile il signor conte se ha tardato mentre aveva da servire una dama.

ELEON. Se avesse egli saputo che la signora baronessa lo attendeva, sarebbe venuto più presto.

OTT. (Oh che scena oggi mi vogodere!) (da sé) Signore mie, i vostri complimenti interessano ancora me, ed io sono in obbligo di giustificarmi con tutte due. La signora donna Eleonora aveva de’ motivi da trattenermi. La signora baronessa ha delle ragioni da rimproverarmi. Chi è al di sotto, mi scusi, e chi è al di sopra, ci stia.

CLAR. (Che razza di parlare ch’io non intendo!) (da sé)

ELEON. (Chi sa dirmi, s’io sia al di sopra o al di sotto?) (da sé)

BEAT. (Non mi aspettavo che conducesse seco donna Eleonora). (da sé)

OTT. Signor Lelio, vi ringrazio infinitamente che abbiate favorito questa mattina di venire a mangiare la zuppa con noi. Che novità abbiamo?

LEL. Delle novità ne ho diverse, ma discorreremo a tavola.

OTT. Chi è di ? (viene il Cameriere) Quando viene il contino in tavola? (Cameriere parte) Voglio poi far vedere a voi, che siete dilettante di cavalli, un cavallo di maneggio che ho comprato ieri, che vi piacerà moltissimo. (a Lelio)

LEL. Di che razza è?

OTT. È cavallo di Spagna.

LEL. Di che mantello?

OTT. Sauro e balzano.

LEL. È polledro?

OTT. Non ha più di tre anni.

LEL. L’avete provato?

OTT. Ieri l’ho cavalcato più di tre ore. Galleggia d’una grazia mirabile. È rotondo di groppa, corto di vita, e di testa piccola; quando s’alza, innamora, quando s’incurva, è un piacere. Dolce di bocca, obbediente al cenno. Passeggia, danza, galoppa; muta tempo senza scomporsi; non ha vizi, non ha difetti, è una gioia.

LEL. Quanto l’avete pagato?

OTT. Ottanta zecchini, ma non lo darei per cento doppie.

LEL. Certamente non l’avete pagato caro.

BEAT. (E i zecchini vanno, e il pupillo si assassina. Li rivedremo questi conti). (da sé)

ELEON. conte, noi di cavalli non ce ne intendiamo; parlate di cose delle quali possiamo godere anche noi.

OTT. Volentieri. Signor Pantalone, avete delle belle stoffe di Francia?

PANT. Ghe n’ho de bellissime.

OTT. Mandatemene quattro o sei pezze. Voglio sceglierne un paio, e voglio che queste dame vedano s’io son di buon gusto.

PANT. La perdoni; vorla far un regalo alla novizza del sior contin?

OTT. Oh! per questo lascio che ci pensi da sé. Anch’io, signor Pantalone, faccio i miei regaletti. Anch’io ho i miei amoretti. (guarda Clarice ed Eleonora)

CLAR. (Mi guarda, pare che intenda di me). (da sé)

ELEON. (Questa stoffa dovrebbe esser mia). (da sé)

OTT. Signor Dottore, se voi aveste a disporre di un uomo, di che età lo consigliereste a prender moglie?

DOTT. Così... di mezza età.

OTT. Bravo! di mezza età. E la donna di che anni dovrebbe essere?

DOTT. Anch’ella. Così... all’incirca...

OTT. Di mezza età. Viva la mezza età.

ELEON. Sì, né troppo giovine, né troppo attempata.

CLAR. Di ventisei anni o ventisette; è vero, signor Dottore?

DOTT. Per l’appunto.

ELEON. Quando una fanciulla arriva a quell’età, è segno che non ha trovato da maritarsi.

CLAR. Per altro, signor Dottore, ho sentito dire che una vedova sia sempre più vecchia, non è vero?

DOTT. Scusi: in questa sorta di decisioni non apro bocca.

 

 

 


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