Carlo Goldoni
Il cavalier di buon gusto

ATTO TERZO

SCENA SECONDA

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SCENA SECONDA

 

Il conte Ottavio servendo donna Eleonora, Florindo, Clarice, Lelio,

Beatrice, Pantalone, Dottore e Brighella

 

OTT. Oh, con i lumi ci vedremo meglio. Favorite d’accomodarvi. Beviamo il caffè. (siedono)

PANT. Dopo el vin de Canarie, xe necessario un poco de caffè.

DOTT. Ci vuol altro che caffè a smorzar i calori. Acqua vuol essere, Pantalone.

OTT. Care le mie damine, quanto vi sono obbligato dell’onore che mi avete fatto questa mattina! (versa il caffè) Io non ho altro bene al mondo che l’allegria, la compagnia de’ buoni amici, l’onore che mi fanno queste adorabili dame. Cara baronessina, questo è per voi. (a Clarice)

CLAR. Obbligatissima. Caffè non ne bevo quasi mai.

OTT. Eh via.

CLAR. Davvero, non mi conferisce.

OTT. Ve lo do io.

CLAR. Via, perché me lo date voi, lo prenderò.

ELEON. (Ha servito prima lei). (da sé)

OTT. A voi, la mia carissima mezza età. (ad Eleonora)

ELEON. Orsù, io non voglio esser posta in ridicolo.

OTT. Che? L’avete per male?

ELEON. Io non sono qui per far ridere la conversazione.

OTT. Via, compatitemi, nol dirò più. Prendete questa tazza di caffè.

ELEON. Non ne voglio. (irata)

OTT. Via, prendetelo.

ELEON. Signor no.

OTT. Via, carina. (con grazia)

ELEON. Siete un gran diavolo! (prende il caffè ridendo)

OTT. Fra voi e me far potremmo una bella razza di diavoli.

CLAR. (Quando parla con donna Eleonora, s’incanta, non la finisce mai). (da sé)

OTT. Signor Lelio, e voi non dite nulla?

LEL. Io godo lo spirito di queste graziose dame.

OTT. Via, fino che godete lo spirito, mi contento.

LEL. Che? ci pretendete voi sopra di esse?

OTT. Non voglio dire in pubblico i fatti miei.

LEL. Avvertite che sono due.

OTT. E per questo? Io non mi confondo.

LEL. Volete tutto per voi?

CLAR. Il signor conte Ottavio non si può dividere in due.

ELEON. È vero; sarà tutto della signora baronessa.

CLAR. Eh, io non ho questo merito.

OTT. Orsù, signore mie, voglio svelarvi la verità. Ho già fissato qual debba esser la mia sposa. Lo dirò pubblicamente, e tutti saranno contenti.

BEAT. Bisogna vedere se noi la conosciamo questa vostra sposa.

OTT. Se la conoscete? La mia sposa è a questa tavola.

CLAR. Come?

ELEON. A questa tavola?

OTT. Senz’altro.

CLAR. Chi è?

ELEON. Chi è?

OTT. A suo tempo lo saprete.

ELEON. (Ah, dubito sia la baronessa!). (da sé)

CLAR. (Sarà donna Eleonora senz’altro). (da sé)

ELEON. Vorrei dirvi una parola, ma non so come fare. (ad Ottavio)

OTT. Con permissione. (si copre il viso dalla parte di Clarice) Non abbiate gelosia. (a Clarice) Son qua, parlate. (ad Eleonora)

ELEON. (Voi sposerete la baronessa Clarice).

OTT. (Se ho intenzione di sposarla, il diavolo mi porti).

ELEON. (Dunque la sposa son io). (da sé)

CLAR. Signor conte, potrei io aver la grazia di dirle una parola?

OTT. Volentieri. Con vostra buona licenza. (ad Eleonora, e fa lo stesso) Eccomi a voi. (a Clarice) Non prendete ombra. (ad Eleonora)

CLAR. (Lo so che avete donato il cuore a donna Eleonora).

OTT. (Se sposo donna Eleonora, ditemi ch’io sono un cavaliere indegno).

CLAR. (Dunque posso lusingarmi d’essere io la prediletta). (da sé)

BEAT. Signor cognato, giacché oggi si costuma parlar nell’orecchio, potrei anch’io dirvi una parola?

OTT. Volentieri. Con permissione di queste dame. (s’alza, e va da Beatrice)

BEAT. (Potrei sapere ancor io chi volete sposare di quelle due?)

OTT. (Nessuna).

BEAT. (Eh via).

OTT. (No, da uomo di onore).

BEAT. (Ma se dite che la vostra sposa è a questa tavola?)

OTT. (È vero).

BEAT. (E non è nessuna di queste due?)

OTT. (No, da cavaliere).

BEAT. (Oh, questa è bella!)

OTT. (Fra poco lo saprete ancor voi). Vi occorre altro?

BEAT. Niente altro.

OTT. Vado al mio posto.

BEAT. (Questa è bellissima. Che avesse la pazzia in capo di credere di poter sposar la cognata?) (da sé)

OTT. Eccomi, garbatissime dame: compatite di grazia. Che vuol dire che mi parete sospese?

CLAR. Io vado pensando chi mai può essere questa vostra sposa.

ELEON. Potreste dirlo, e levarci di pena.

OTT. Voglio un poco farmi pregare. Intanto favorite, beviamo il rosolio alla salute della mia sposa. (versa il rosolio, e tutti bevono alla salute della sposa)

FLOR. Signor zio, noi abbiamo bevuto alla salute della vostra sposa; e alla salute della mia non si beverà?

OTT. Avete ragione. Presto, subito. Alla salute della marchesina Rosaura. Viva la sposa di mio nipote.

TUTTI Viva.

BEAT. Che cos’è questa sposa? Che cos’è quest’istoria? Io non ne so nulla.

OTT. Eh via, signora cognata. Bevete ancor voi alla salute di vostra nuora.

BEAT. Oh, questo poi no.

FLOR. Sì, cara signora madre, se mi volete bene, fatelo per amor mio.

OTT. Sì, sì; evviva. Bevete, bevete; evviva. (a Beatrice)

FLOR. Cara mamma, evviva.

BEAT. Bricconi, bricconi quanti siete.

OTT. Viva la sposa.

FLOR. Viva la sposa.

BEAT. Viva, viva. Siete contenti? (beve)

OTT. Maestro di casa?

BRIGH. Lustrissimo.

OTT. Presto, andate subito a portar un’ambasciata alla marchesina Rosaura. Fatele sapere che tutta la conversazione ha bevuto alla sua salute, e specialmente la contessa Beatrice ha bevuto alla salute di sua nuora.

BEAT. Io non ho detto...

OTT. Subito, subito. Fate l’ambasciata, e non pensate ad altro.

BRIGH. La sarà servida. (parte)

OTT. Facciamo una cosa. Andiamo tutti a ritrovare la marchesina. Che dite, signora donna Eleonora?

ELEON. Per me sono tutti padroni.

OTT. Via, signora cognata, andiamo.

BEAT. Voi mi volete mettere in qualche impegno.

OTT. Sì, in un impegno che in due parole si scioglie.

FLOR. Cara signora madre, se mi volete bene, andiamo.

BEAT. Tu mi vuoi far fare ogni cosa a tuo modo.

FLOR. Via; viene, viene.

OTT. Brava, brava, andiamo. Anche voi, signora baronessa.

CLAR. Io non ho confidenza colla marchesina.

OTT. La contessa Beatrice è vostra cugina.

ELEON. Se volete venire, mi farete onore. (Verrà a mortificarsi). (da sé)

CLAR. Accetterò le vostre grazie. (Poi le dispiacerà che vi sia andata). (da sé)

 

 

 


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