Carlo Goldoni
Il burbero benefico

ATTO PRIMO

Scena Ottava. Angelica, e detto

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Scena Ottava. Angelica, e detto

 

Angelica: (rimane a qualche distanza)

Geronte: Accostatevi.

Angelica: (con timore, facendo un sol passo) Signore...

Geronte: (un po' riscaldato) Come volete ch'io v'intenda, mentre siete tre miglia lontana da me?

Angelica: (s'avanza tremando) Signore... scusate...

Geronte: Che avete a dirmi?

Angelica: Martuccia non v'ha ella detto qualche cosa?

Geronte: (comincia con tranquillità, e si riscalda a poco a poco) Sì; mi parlò di voi, mi parlò di vostro fratello, di questo insensato, di questo stravagante, che si lasciò guidar per il naso da una femmina imprudente, che si è rovinato, che si è perduto, e che inoltre mi perde il rispetto. (Angelica vuole andarsene) Dove andate? (vivamente)

Angelica: Signore, voi siete in collera...

Geronte: Ebbene che ve n'importa? Se vado in collera contro uno sciocco, io, non ci vado contro di voi. Accostatevi, parlate, e non abbiate paura del mio sdegno.

Angelica: Mio caro zio, non saprò mai parlarvi se prima non vi veggo tranquillo.

Geronte: Che martirio! (ad Angelica. facendosi forza) Eccomi tranquillo. Parlate.

Angelica: Signore... Martuccia vi avrà detto...

Geronte: Io non bado a ciò che m'ha detto Martuccia, lo voglio intendere da voi medesima.

Angelica: (con timore) Mio fratello...

Geronte: (contraffacendola) Vostro fratello...

Angelica: Vorrebbe chiudermi in un ritiro.

Geronte: Ebbene, inclinate voi al ritiro?

Angelica: Ma signore...

Geronte: (con caldo) Su via, parlate.

Angelica: A me non tocca a decidere.

Geronte: (ancora più riscaldato) Io non dico che voi decidiate, ma voglio sapere la vostra inclinazione.

Angelica: Signore, voi mi fate tremare.

Geronte: (Crepo di rabbia.) (facendosi forza) Avvicinatevi. V'intendo. Dunque il ritiro non vi va a genio.

Angelica: No signore.

Geronte: Qual'è lo stato cui più inclinereste?

Angelica: Signore...

Geronte: (con un po' di vivacità) Non temete di nulla. Sono tranquillo. Parlatemi liberamente.

Angelica: (Ah! non ho coraggio! ... )

Geronte: Venite qui. Vorreste maritarvi?

Angelica: Signore...

Geronte: (vivamente) Sì, o no?

Angelica: Se voi voleste...

Geronte: (come sopra) Sì o no?

Angelica: Ma sì...

Geronte: Sì? (ancor Più vivamente) Volete maritarvi, perdere la libertà, la tranquillità? Ebbene: tanto peggio per voi. Sì, vi mariterò.

Angelica: (Eppure è amabile con tutta la sua collera.)

Geronte: (bruscamente) Avete voi qualche inclinazione?

Angelica: (Ah! se avessi coraggio di di Valerio!)

Geronte: (vivamente) Come? Avreste di già qualche amante?

Angelica: (Questo non è il momento. Glie ne farà parlare dalla sua donna di governo.)

Geronte: (sempre con calore) Su via, finiamola! La casa ove siete, la persona con cui vivete, v'avrebbero per avventura somministrata l'occasione d'attaccarvi ad alcuno? Io voglio sapere la verità. Sì, vi farò del bene, ma con patto che lo meritiate. M'intendete?

Angelica: (tremando) Sì signore.

Geronte: (con lo stesso tuono) Parlatemi schiettamente, francamente. Avete forse qualche genietto?

Angelica: (esitando e tremando) Ma... non signore. Non ne ho alcuno.

Geronte: Tanto meglio. Io penserò a trovarvi un marito.

Angelica: (Oh, Dio... non vorrei ... ) Signore!

Geronte: Che c'è?

Angelica: Voi conoscete la mia timidità.

Geronte: Sì, sì, la vostra timidità... lo le conosco le femmine; voi siete al presente una colomba, ma quando sarete maritata, diverrete un dragone.

Angelica: Deh! mio zio, giacché siete così buono...

Geronte: Anche troppo.

Angelica: Permettete che vi dica...

Geronte: (avvicinandosi al tavolino) Ma Dorval non viene ancora!

Angelica: Uditemi, mio caro zio.

Geronte: (attento al suo scacchiere) Lasciatemi.

Angelica: Una parola sola.

Geronte: (assai vivamente) Basta così.

Angelica: (O cielo! eccomi più infelice che mai! Ah! la mia cara Martuccia non mi abbandonerà.) (parte)

 


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