Carlo Goldoni
Il burbero benefico

ATTO TERZO

Scena Settima. Madama, e detti

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Scena Settima. Madama, e detti

 

Madama: Deh! Signore, se mi credete la cagione dei disordini di vostro nipote, è giusto che ne porti io sola la pena. L'ignoranza in cui ho vissuto sin'ora non è, lo veggo, dinanzi ai vostri occhi, una scusa che basti. Giovane, senza esperienza, mi sono lasciata dirigere da un marito che amavo. Il mondo seppe allettarmi, i cattivi esempi m'hanno sedotta; io ero contenta, e mi credeva felice... ma sembro la rea; e questo basta... Purché mio marito sia degno de' vostri benefizi, accetto il fatale vostro decreto: mi staccherò dalle sue braccia. Vi chiedo una grazia soltanto: moderate il vostro odio contro di me; scusate il mio sesso, la mia età; compatite un marito, che per troppo amore...

Geronte: Eh! Madama! credereste voi forse di soverchiarmi?

Madama: Oh cielo! Dunque non v’è più speranza? Ah mio caro Dalancour, io t'ho dunque perduto. Io muoio. (cade sopra un sofà. Dalancour corre in suo soccorso)

Geronte: (commosso, intenerito) Eh, ? c'è nessuno? Martuccia?

 


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