Carlo Goldoni
Il cavaliere giocondo

ATTO PRIMO

SCENA PRIMA

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ATTO PRIMO

 

 

SCENA PRIMA

 

Camera in casa del Cavaliere.

 

Il cavalier giocondo in veste da camera e berretta, al tavolino, scrivendo.

Fabio, maestro di casa.

 

FAB.

Signor, non ho danaro. Se voi me ne darete,

Provvederò al bisogno.

CAV.

Eccone qui. Tacete. (gli una borsa.)

FAB.

Si spende assai, signore, e badano a venire

Ancor de' forestieri.

CAV.

Lasciatemi finire.

Il Cavalier Giocondo. Il Cavalier Giocondo.

Il Cavalier Giocondo. Il Cavalier Giocondo. (scrivendo il suo nome in vari biglietti.)

FAB.

Per certo il vostro nome voi non vi scorderete:

Scritto questa mattina trenta volte l'avete.

CAV.

Altre tre, ed ho finito. Il Cavalier Giocondo.

Il Cavalier Giocondo. Il Cavalier Giocondo. (come sopra.)

FAB.

Ma che son quei biglietti?

CAV.

A vivere ho imparato.

Son divenuto un altro, dopo d'aver viaggiato.

Partendo da Bologna, facendo a lei ritorno,

In visite una volta spendeva tutto il giorno:

Ora con i biglietti supplisco ad ogni impegno.

Ah i Francesi, i Francesi, hanno il gran bell'ingegno!

FAB.

In Francia siete stato?

CAV.

Non ci fui, ma so tutto.

I miei viaggi, i miei viaggi, m'han d'ogni cosa istrutto.

FAB.

Siete stato in Germania?

CAV.

No.

FAB.

In Inghilterra?

CAV.

No.

FAB.

In Ispagna?

CAV.

Nemmeno.

FAB.

Fuor dell'Europa?

CAV.

Oibò.

Lasciata in gioventù la patria mia villana,

Detta Scaricalasino, sull'alpi di Toscana,

Per studiar son venuto ad abitar Bologna;

Ma viaggiar il mondo per imparar bisogna.

In pochissimo tempo veduto ho il monte e il piano

Di tutto il Modonese, di tutto il Parmigiano.

Sono stato a Ferrara. Verso Venezia andai

Giunsi a Chiozza: mi piacque, e colà mi fermai.

Or son tornato indietro per un po' di respiro;

Ma presto dell'Italia vo' terminare il giro.

FAB.

Affé, se cotal giro avete destinato,

Potete dire appena d'averlo principiato.

Prima d'ogn'altra cosa, io vi consiglierei

Che vedeste Venezia.

CAV.

Se potessi, anderei;

Ma ho questa gente in casa, che di servir mi preme.

Credo v'andranno tutti, e v'anderemo insieme.

FAB.

La casa vostra è piena ognor di forestieri;

Voi consumate in questo le case ed i poderi.

CAV.

Trattando coi stranieri mille notizie acquisto;

Se andrò nei lor paesi, anch'io sarò ben .

Così per ogni parte, così per tutto il mondo

È conosciuto il nome del Cavalier Giocondo.

A buon conto dal Duca, signor di Belvedere,

Che l'altr'anno alloggiai, fui fatto cavaliere;

E da quell'altra dama, ch'or non mi viene in mente,

Mi fu di capitano promessa una patente;

E un giorno qualcun altro potrebbe farmi avere

Un titolo onorifico di conte o consigliere.

E andrà per tutta Europa col triplicato onore

Il Cavalier Giocondo, facendo il viaggiatore.

FAB.

Compatite, signore... Non son cose nascoste;

Si sa che vostro padre un faceva l'oste.

CAV.

Chi lo sa?

FAB.

Lo san tutti.

CAV.

Nessuno il padre mio

Può saper chi sia stato, non lo so nemmen io.

Il nobile mio genio, il nobile mio cuore,

Prova ch'io non sia figlio di sì vil genitore.

FAB.

Dunque, per quel ch'io sento, non avreste riguardo,

Per far onore al sangue, di passar per bastardo.

CAV.

Non so, non dico questo... Ma nella patria mia

Può avermi un cavaliere perduto all'osteria.

Sono le storie piene d'erranti peregrini,

Che hanno smarriti in fasce, viaggiando, i lor bambini.

Chi fu dai masnadieri, chi da' nemici estinto,

Chi dalla fame oppresso, chi dal timor fu vinto.

Di tali avvenimenti sono le storie piene;

Spessissimo si vedono tai casi in sulle scene.

Chi sa che un giorno a caso non trovi il padre mio?

Ho in una certa parte un certo segno anch'io;

E se creder io voglio a quel che il cuor mi dice,

Nobile è il padre mio, se non la genitrice.

 

 

 


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