Carlo Goldoni
Il cavaliere giocondo

ATTO SECONDO

SCENA SECONDA

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SCENA SECONDA

 

Donna Marianna, poi il Marchese di Sana.

 

MAR.

Questi pedanti in casa von fare i sufficienti;

Se si fa, se si dice, vonn'essere presenti.

Essere per noi mostrano pieni di zelo, e poi

Son fuor di casa i primi a mormorar di noi.

Mal volentier non vedo il marchese di Sana,

Amo il figliuolo mio, sono da' miei lontana;

Per or di maritarmi non veggo l'occasione,

Ma vo' trattar chi piacemi, né voglio soggezione.

MARC.

Signora, perdonate se pria non son venuto.

MAR.

Chi son que' forestieri?

MARC.

Un sol ne ho conosciuto:

Don Alessandro Ermanni, cavalier milanese,

Che gira tutto l'anno di paese in paese.

Da casa mia, il sapete, son tre anni ch'io manco:

Sei volte l'ho trovato sempre con donne al fianco.

Sien dame, sien pedine, con tutte fa lo stesso;

Ama generalmente senza riserva il sesso.

Se una ne perde, un'altra ne suol trovar prestissimo;

E colle stravaganti è un uomo pazientissimo.

MAR.

L'essere sofferente non è cosa cattiva;

Ma l'essere incostante di merito lo priva.

Marchese, fra le due, in che lo somigliate?

MARC.

Incostante non sono; ma poche donne ho amate.

MAR.

Poche donne! Voi dunque ne amaste più di una.

Siete stato incostante, e non tradiste alcuna?

MARC.

Davver, donna Marianna, son io che fui tradito.

Basta, son cose vecchie. Il buon tempo è finito.

Mi scrivono i parenti ch'io pensi a ritirarmi,

Voglion che a casa torni, e pensi a maritarmi.

MAR.

Che dice il vostro cuore?

MARC.

Risolver non saprei.

Forse dal maritarmi lontano io non sarei,

Ma non nel mio paese. Le mogli son tormenti,

Quando han presso di loro le madri ed i parenti,

In ogni congiuntura, in ogni dispiacere,

La madre soffia sotto, il padre è consigliere.

Hanno per casa sempre l'amico ed il germano;

La vo', se mi marito, d'un paese lontano.

MAR.

Lodovi in ciò davvero. Nessun le dirà nulla,

E vi consiglierei non prenderla fanciulla.

Si lascian facilmente voltar le giovanette.

Riescon sempre meglio le femmine provette.

MARC.

È ver, ma...

MAR.

Questo ma che vorrà dir? parlate.

MARC.

Niente, signora mia, di me non sospettate.

Dir volea che trovarlafacil non mi ;

Son tre anni ch'io cerco, e ancor l'ho da trovare.

MAR.

(Se Rinaldin non fosse, l'avrebbe ritrovata). (da sé.)

MARC.

(Se non avesse figli, è ricca ed è ben nata). (da sé.)

MAR.

Io compatisco molto un uom che si marita

Con una giovinetta ritrosa e sbigottita.

Invece di fruire del coniugale amore,

Dee farle il pedagogo, dee farle il precettore.

Mi ricordo io stessa, quando andai a marito,

Mi vergognava a farmi metter l'anello in dito.

Non sapea nulla nulla. Egli era disperato;

S'ei mi veniva incontro, volgeami in altro lato.

Svegliommi a poco a poco. Col tempo m'instruì;

Ma appena m'ebbe instrutta, il misero morì.

Ora, se andar dovessi ai secondi sponsali,

So il vivere del mondo, so i dover coniugali,

E parmi, se cotanto dire a me non disdice,

Saria il novello nodo del primier più felice.

Poiché fra due congiunti, or che vedova sono,

So il mal che dee fuggirsi, ed ho imparato il buono.

MARC.

Voi meritate molto, ma v'è un obietto solo.

MAR.

So che volete dirmi, l'obietto è il mio figliuolo.

L'amo teneramente, e non lo lascerei

Se me lo comandassero tutti i parenti miei.

Egli non ha bisogno però del pane altrui.

Ricco lo lasciò il padre. Rinaldo ha i beni sui;

Ma lo voglio con me fino ch'io posso almeno;

Egli è l'unico frutto che uscì da questo seno.

Volentier, lo confesso, riprenderei marito;

Ma senza il figlio mio, ricuso ogni partito.

MARC.

Non potreste lasciarlo?

MAR.

No, no, Marchese mio,

È inutile parlarne: lasciarlo non vogl'io.

Vedo la bontà vostra, conosco il vostro affetto...

Ma a questa condizione gradirlo io non prometto.

MARC.

Perdonate, signora. Voi meritate assai,

Ma io con voi d'amore non ho parlato mai.

Conosco il mio dovere; so quel che il mondo insegna.

MAR.

D'essere dunque amata mi credereste indegna?

MARC.

Degnissima voi siete. Vi venero, v'inchino,

E se il figliuolo vostro...

MAR.

Ecco il mio Rinaldino.

 

 

 


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